Imbarcazioni del Lario

Tratte dal sito quaderni derviesi sono qui raccolte informazioni sulle tipologie di imbarcazioni a remi diffuse anticamente sul Lario. Sono poi presenti brevi dati sulla loro costruzione.

sòstre o sepultòn
barca di Pescarenico
batel
canòt da pesca
comballo
gondola veneziana
inglesina
lancia
navèt o nàaf
quatràs o brüch

Gondola veneziana

Antichi sono i rapporti tra la repubblica di Venezia e le popolazioni lariane.
Dal Settecento i signori in vacanza sul lago facevano a gara per il possesso della più bella barca da diporto, scegliendo la tipologia della gondola veneziana.
All'inizio furono Gondola venezianaordinate direttamente a Venezia e trasportate sul lago ma ciò risultava troppo oneroso; la crescente richiesta fece in modo che anche queste barche iniziarono ad essere costruite nelle sòstre locali, così che ogni fase della costruzione poteva essere seguita anche dal committente per ripensamenti e modifiche. Per la navigazione sul lago si sviluppò la gondola veneziana lariana, ma non aveva alcun rapporto con l’omonima lagunare. Ne conservava solo il pesante ferro a prua solo per motivi estetici ed erano chiamate gondole veneziane per poterle distinguere dalle gondole lariane adibite al trasporto di merci e bestiame.
Le gondole veneziane del Lario erano più grandi e molto più stabili di quelle lagunari: avevano fondo piatto, geometria simmetrica dello scafo e fiancata molto inclinata. Potevano avere quattro o cinque rematori (solitamente con una divisa in cotone colorato) che vogavano in piedi col volto verso prua.
Anche questa tipologia, non autoctona, ha nel tempo finito con l’assumere caratteristiche locali, somigliando alle barche da pesca tradizionali e perdendo la maggior parte delle caratteristiche della tipologia d’origine. Non rimangono esemplari di gondola veneziana lariana naviganti; al Museo della Barca Lariana sono conservate parti di queste imbarcazioni oltre a dipinti ed incisioni d’epoca.
A Tremezzo - ramo di Como - vicino alla chiesa di San Lorenzo è visibile una gondola affondata verso il 1910, si trova a 20 metri sotto la superficie dell'acqua, adagiata su un fondale fangoso leggermente sbandata sulla destra, il relitto è ben conservato. Per raggiungere il punto d'immersione si può lasciare l'auto nel posteggio sotto la chiesa, cambiarsi, poi imboccare la scalinata entrare in acqua di fianco a un porticciolo privato, il fondo scende dolcemente fino a sei metri, poi rapidamente a quindici - sedici, usando la catena che dal pontile porta a un corpo morto procedere per altri dieci quindici metri prima di avvistare la gondola. Si raccomanda di muoversi con cautela attorno al relitto senza appoggiarsi pesantemente, il legno ha i suoi anni e sarebbe un peccato rovinare lo scafo.

Gondola veneziana

Inglesina

Barca da diporto che comparve sul lago all'inizio dell’800, importata da villeggianti inglesi per momenti di svago o di riposo sul lago. È la capostipite di varie imbarcazioni che si sono tramandate fino ai nostri giorni, soppiantando le vecchie barche tradizionali. Inglesina
Aveva importanti dimensioni (lunga anche oltre nove metri) dalle linee aggraziate e filanti, molto elegante e curatissima nelle finiture. A due o tre rematori, era adibita al trasporto dei ricchi signori che si spostavano sul lago. Per questo era divisa in due settori: uno per i barcaioli con panche lisce ed uno per i passeggeri, che era estremamente curato con panche di legno e paglia di Vienna ricoperte da morbidi cuscini.
Successivamente fu installato un tendalino (bufèt), montato su bracci oscillanti metallici incernierati allo scafo, per proteggersi dal sole.
Ai primi del Novecento, si diffuse soprattutto nel ramo di Como e nel triangolo lariano e venne adottata come taxi nella zona del primo bacino, perché veloce, economica e leggera. Caratteristica era la linea d’acqua, lievissima lasciata a poppa dello scafo, quasi come se scivolasse sull’acqua.
Le forcole per alloggiare i remi erano tonde in bronzo e spesso impreziosite da riccioli. Il fasciame non terminava in un bordo e gli scalmi erano ricavati in corrispondenza dell’ultimo corso (utilizzando una tavola di spessore doppio rispetto a quelle inferiori), rialzati rispetto alla linea del fianco della barca.
Il girone (la parte posta tra scalmo e impugnatura) era quadrato, di peso maggiore rispetto a quelli a sezione tonda. Probabilmente perché questo favoriva l’uscita della pala durante la voga.
Con questa barca venne introdotto sul Lario il metodo di voga all’inglese, col rematore seduto che volge le spalle alla prua (tira sui remi, mentre nella voga lariana tradizionale si spinge).
Le panche dei rematori (banchi), pur nella loro semplicità, erano rastremate lungo gli spigoli del bordo al fine di far apparire la tavola più sottile ed elegante. I dettagli erano molto curati e con essi veniva caratterizzata la barca, cioè come elementi di distinzione. I cavi che azionavano il timone, la bandiera a poppa ed i cuscini per le panche dei passeggeri erano elementi che maggiormente le distinguevano: le imbarcazioni di famiglie nobili avevano cuscini del colore della casata ed il pagliolato ricoperto da tappetini ricavati da passatoie dismesse dalle stesse eleganti dimore estive.
Quando le barche non erano condotte dai rispettivi proprietari, venivano ingaggiati esperti vogatori del lago, reclutati spesso tra pescatori locali attratti dal lauto guadagno.
La barca, nata per le tranquille acque del Tamigi, era utilizzabile però solo in alcune zone del lago (come i rami) e in determinate condizioni ambientali (lago privo d’onda): fianchi bassi, forma sottile e scafo allungato la rendevano molto instabile. I costruttori locali assimilarono la nuova tecnica costruttiva a fasciame sovrapposto e l'adattarono alle condizioni particolari della navigazione sul lago: ecco allora derivare nuove imbarcazioni di tipologia affine, le cosiddette lance e lancette da passeggio, oltre il canòt.

Lancia

Furono chiamate nel tempo varie imbarcazioni derivate dalla inglesina con caratteristiche simili tra loro, ma diverse per dimensioni, finiture, allestimenti interni: dalla lancetta a vogatore singolo alla grande lancia a tre rematori con o senza passeggero, fino a quella con quattro panche di voga (a volte chiamata scialuppa a quattro rematori). Lancia
Le differenze dall’inglesina si possono riassumere in: dimensioni inferiori dello scafo (in tempi più recenti le barche da passeggio sono sempre più piccole); fianchi dello scafo più alti coronati da un bordo con l'alloggiamento delle forcole metalliche per i remi; fianco rettilineo; panche e schienali in legno senza aggiunta di paglia di Vienna; in molti casi, assenza totale di schienali e di timone. Il timone, presente solo nei primissimi modelli, fu abbandonato.
Per l'Alto Lario, con moto ondoso notevolmente superiore (è relativamente calmo nelle prime ore del mattino), le imbarcazioni avevano all'interno una traversina larga 3 cm perpendicolare al fasciame per irrobustire lo scafo e renderlo più resistente all’impatto con le onde. I remi avevano sezione tonda (rimasti tali fino ai giorni nostri) realizzati a mano in legno di pino o di abete ed a pala curva. Il metodo di voga è tipicamente all’inglese, (seduti con le spalle alla prua).
Rispetto alle lance del Lago di Garda, hanno un diverso angolo di attacco tra la chiglia e la prua: per le lance lariane la prua è arrotondata e si collega con la chiglia senza creare spigoli, mentre la prua gardese è rettilinea e crea uno spigolo.

Navèt o Nàaf

Lo scafo, di forme piuttosto rotonde, era circa sette metri di lunghezza e tre di larghezza, con pescaggio limitato a soli venti centimetri ed era in legno di castagno con albero e remi in larice.
Contrariamente alle altre imbarcazioni, lo scafo a fondo piatto aveva la prua più alta e più larga della poppa: caricando a prua le reti bagnate e il pescato (in tutto anche fino ad un paio di tonnellate) la barca assumeva un assetto quasi orizzontale. Navèt o Nàaf
Il pagliolato era molto sollevato dal fondo per raccogliere l’acqua in sentina e lasciare un piano di lavoro asciutto. La sentina (acquaröo) era capiente e vi si stivava temporaneo il pescato, prima di selezionarlo in ceste. Lo scafo era munito di tre cerchi uniti da un travetto longitudinale chiamato mantàula ed il tutto sosteneva una tenda che copriva metà barca e il resto era di solito coperto con la vela appoggiata sulla mantàula. L’albero, legato longitudinalmente sopra i cerchi a fianco della mantàula, poteva essere fatto scorrere per prolungare il sostegno della vela-tenda anche verso la parte anteriore della barca. Quando l’albero veniva issato era legato all’incrocio con il primo cerchio; la vela, rettangolare, era cucita a strisce verticali. La sua altezza e la sua larghezza erano di dimensioni circa uguali a quelle dello scafo (come per comballo e gondola).
C'erano solo due remi, ma quattro o addirittura sei scalmi: due erano posti verso prua, all’altezza del primo cerchio, ed erano usati quando la barca era scarica; gli altri erano più arretrati per quando la barca era carica o per particolari manovre. Gli scalmi erano in origine costituiti da due pioli in legno affiancati dentro i quali alloggiare i remi; in seguito si utilizzò una tavola di legno duro (radica di noce o castagno) intagliata con un incavo, ma anche così gli scalmi non duravano a lungo. Furono introdotti semi-anelli in ferro per rinforzarli e in tempi più recenti si utilizzarono scalmiere in bronzo o in ferro.
Unica forma di governo dell’imbarcazione erano i remi, non vi era infatti timone e non si utilizzavano cime quando si navigava a vela. I colori solitamente utilizzati erano solitamente il grigio ed il nero, varianti erano l’azzurro o il verde di tonalità scure.
Con questa imbarcazione si praticava pesca a strascico: le norme che la proibivano portarono il navèt all’estinzione in tempi brevissimi. Sono rimasti pochissimi esemplari di questo tipo di barca.

Quatràs o Brüch

Interessante barca da lavoro adatta all'ambiente dove veniva utilizzata. È l’imbarcazione tipica dell’Alto Lario e più precisamente tra il laghetto di Novate Mezzola e gli sbocchi nel Lago dei fiumi Adda e Mera.
È una barca essenziale di forma quasi rettangolare (da cui il nome quattro assi), utilizzata per pesca o trasporto in acque calme con fondi paludosi. Questa piccola barca senza chiglia era costruita in meno di una settimana. Non aveva dimensioni prestabilite, ma era di circa quattro metri di lunghezza per una larghezza di un metro e settanta. Quatràs o Brüch
Era costruita partendo dal fondo, la cui lieve curvatura (inselidüra) si otteneva con metodi diversi: ad es. le tavole erano appoggiate sopra a cavalletti, caricate con dei pesi e si accendeva sotto un fuoco.
Erano poi posizionate le traverse per dare consistenza al fondo, si applicavano poi gli specchi di prua e di poppa ed infine si sistemavano le fiancate; il tutto era fissato con quattro o sei ordinate (pescìn).
Il legno utilizzato era castagno e si utilizzavano chiodi quadri in ferro dolce; oggi invece il fondo è in larice e le fiancate di abete, mentre i chiodi sono di rame. La conservazione dello scafo era assicurata spalmandolo ogni anno con olio di catrame in primavera.
La semplicità di realizzazione e il basso costo ne hanno permesso la sopravvivenza fino ai nostri giorni. La manovra era di due tipi: in acque basse e paludose, tra canneti e fondali sabbiosi, con un palo per far forza sul fondale e spingersi avanti; in acque più profonde con la spinta di due remi e si remava in piedi, guardando verso prua.
In caso di necessità, grazie alla maneggevolezza dello scafo, la manovra poteva avvenire con una sola mano, lasciando libera l’altra per il lavoro; ciò ne faceva una barca idonea anche ad un solo pescatore.
Gli scalmi erano in origine costituiti da due semplici pioli di legno affiancati, tra i quali venivano posti i remi, tenuti in posizione da uno stoppo in cordame.
La poppa aveva il fondo lievemente rialzato, per ovviare all’effetto dei vortici durante la vogata.
I colori maggiormente utilizzati erano il nero di pece, ma anche il grigio ed il verde scuro perché permettevano un buon mimetismo.


Adattamento da Fabrizio Albarelli, "Sòstre e sepultòn. Uomini, strumenti, mestieri nella costruzione di barche a remi sul Lago di Como", 2000. Copyright (c) 2001-2002 Michele Casanova
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