Tips & tricks

I nodi

In numerose occasioni un subacqueo deve avere una conoscenza dei nodi: fissare una cima d'ormeggio a una bitta, unire due cime tra loro, assicurare a una cima un ancorotto - con la certezza di ritrovare la barca dove la ormeggiata - o ancora, fissare al jacket la propria torcia, legare alla boa segnasub la sagola ecc. I nodi da conoscere non sono molti, però occorre saperli eseguire in maniera veloce e corretta per non correre il rischio vedere la custodia della telecamera digitale sparire verso il fondo. Con un po' di esercizio si aquisterà una cerca dimestichezza nell' eseguirli anche con scarsa visibilità e guanti indossati.

I nodi di arresto: i più facili da eseguire e consistono in un singolo occhiello, fatti solitamente all'estremità del cavo per impedire che si sfili dal foro attraverso cui scorre. Si può fare un nodo multiplo con un maggiore numero di volte: se eseguito correttamente risulta bello e simmetrico, facile da eseguire con cavi sottili. Il nodo Savoia è poco più grosso del precedente, ma ha il grosso vantaggio che stringe meno ed è facile a sciogliersi.

Nodo semplice
nodo savoia

I nodi di giunzione: Vengono usati per unire due cime, solitamente cavi dello stesso diametro, unica eccezione il nodo di scotta o bandiera. Il nodo piano è il più comune, viene sciolto tirando fuori una delle cime oppure spingendo uno contro l'altro i due doppini. Il nodo dell'asino o nodo del ciuccio è un nodo piano con i nodi semplici eseguiti nella stessa direzione ( nella esecuzione corretta uno va in senso orario l'altro in senso antiorario). Il nodo errato non tiene, però bisogna conoscerlo per poterlo evitare. Il nodo di scotta o di bandiera è adatto per grossi cavi, ma risulta ottimo per la giunzione di cavi con diametro differente. Perché tenga bisogna eseguirlo in modo appropriato con entrambe le cime dei due cavi dalla stessa parte. Per allentarlo piegarlo spingendo il doppino dentro il mezzo collo.

nodo piano
nodo di scotta

Le gasse: Il nodo più conosciuto e usato è senza dubbio è la gassa d'amante;Gassa d'amante serve per formare un occhiello non scorrevole alla estremità di un cavo, anche sottoposto a forti trazioni si scioglie facilmente. Si esegue in molti modi diversi: dipende dalle diverse tradizioni marinaresche, sia dalla posizione dell'esecutore rispetto alla gassa.

 

gassa
gassa

I nodi di avvolgimento: in questo gruppo di nodi il cavo viene avvolto attorno all'oggetto cui si vuole assicurare qualcosa: i parabordi alla battagliola, l'imbarcazione al palo o all'anello d'ormeggio, la cima dell'ancora alla galloccia ecc. Il nodo parlato semplice viene usato per assicurare una cima a un palo, ma si può utilizzarlo su un anello o su un'altra cima. I esegue in maniera rapidissima, consentendo la facile regolazione della lunghezza del cavo. Il nodo parlato doppio garantisce una maggiore sicurezza. Intorno a voluminosi oggetti non tiene bene.

nodo  parlato semplice
nodo parlato doppio

Nodo di galloccia: viene usato per l'ormeggio e l'ancoraggio, per fissare all'imbarcazione la cima assicurata al molo o all'ancora. Nodo di galloccia

Nodo di ancorotto: è uno dei migliori nodi per collegare una sagola ad un oggetto sottile. Importante che il mezzo collo, che viene fatto sotto le due volte tonde, sia orientato corretamente. Può essere fatto in un attimo, sopporta qualsiasi sforzo ed è sempre semplice da sciogliere, anche quando è stato usato in operazioni si sollevamento.

Nodo di bozza: è il nodo più adatto per fissare una cima sottile a un grosso cavo. Non scorre e si scioglie facilmente.

nodi di ancorotto
nodo di bozza

La misura degli angoli

La misura degli angoli è di primaria importanza per determinare le linee di posizione e quindi l'ubicazione dei punti. Gli angoli orizzontali e verticali si misurano con il sestante ma, non sempre il suo uso è possibile ed alla portata di subacquei che vanno in mare con una semplice barca poco stabile per giunta. La bussola da traguardo può fornire ottime soluzioni ed essere usata vantaggiosamente quasi in ogni circostanza per misurareOrologio angoli orizontali. Il mare dovrebbe essere calmo per permettere buone osservazioni in relativa stabilità.Dita Qualora poi non si disponesse neppure di una bussola a traguardo, ci si può sempre arrangiare a stimare grossolanamente gli angoli ad occhio. Ricordiamoci sempre che è preferibile indidare una direzione dicendo per esempio: circa 10° Ovest di un punto, anche se si è certi che la misura è grossolana, piuttosto di dire un indefinibile: un poco a destra! Il quadrante del nostro dell'orologio fornisce un primo esempio di angoli che possiamo usare come riferimento per valutarne altri. Tutto il quadrante infatti (360°) è diviso dai segni delle ore in intervalli di 30° ciascuno. Opportunamente orientato quindi lo stesso orologio si presta a misurare con approssimazione i rilevamenti ed ogni angolo. A braccio teso anche la nostra mano, osservata con un occhio solo, ci può fornire degli angoli di confronto. Infatti mediamente si possono rilevare questi valori:

1 dito sottende un angolo di
2° circa
2 dita unite sottendono un angolo di
3° 30' circa
3 dita unite sottendono un angolo di
5° circa
4 dita unite sottendono un angolo di
6° 30' circa
4 dita aperte sottendono un angolo di
12° circa
5 dita aperte sottendono un angolo di
19° circa
Pollice e indice tesi sottendono un angolo di
15° circa
2 nocche del pugno sottendono un angolo di
3° circa
3 nocche del pugno sottendono un angolo di
8° circa
Il pugno chiuso sottende un angolo di
10° circa

Sempre a braccio teso una moneta da 10 centesimi sottende un angolo di 1°. Con un poco di attenzione si possono trovare infine tanti altri oggetti di uso comune da usare come riferimento. Basta un poco di iniziativa e l'arte di arrangiarsi!

La misura delle distanze

Un semplice dispositivo per misurare gli angoli verticali può essere tuttavia costruito con pocchissima spesa. Basta prendere un tubicino rigido e perfettamente dritto, di metallo o anche di plastica, lungo una terntina di centimetri.e del diametro interno di 2-3 mm. Esso andrà attaccato ad un goniometro rapportatore, possibilmente trasparente, lungo l'asse 90°-270°. Al centro del goniometro infine si dovrà porre un piccolo perno con attaccato un filo sottile ma robusto, portante all'estremità libera un piombo del tipo di quelli usati comunemente per le lenze. Per irribustire il tutto, il tubicino può essere montato su una piccola sbarra di legno che fra l'altro facilita anche il fissaggio del goniometro e che rende il dispositivo più maneggevole. Il tubicino servirà per traguardare con una certa precisione gli oggetti interessati, mentre il filo con il piombo segnerà sul goniometro l'angolo verticale desiderato. Con questo rudimentale dispositivo si ottengono misure più precise se un operatore traguarda gli oggetti e se un altro legge le misure corrispondenti. Non si pretende una misura molto accurata; con grandi goniometri ed in condizioni ottimali si possono apprezzare i 2° circa. L'errore che si commette quinti è molto rilevante con piccoli angoli, quando cioè gli oggetti sono poco rilevati o le distanze molto gradi, mentre diminuisce con angoli maggiori, quando cioè gli oggetti sono molto alti o vicini. La distanza è facilmente calcolabile mediante la formula:

d = h ctg a

Un altro metodo meno preciso di valutare le distanze è quello antico del regolo, graduato in millimetri e centimetri e del filo. Può dare misure accurate e ha il grandissimo vantaggio di non costare quasi nulla e di non ingombrare minimamente. Il metodo consiste nel misurare con un regolo posto all'altezza degli occhi, quanti millimetri apparentemente è alto un oggettodistante, di altezza nota o comunque facilmente stimabile. In pratica si opera così: si fissa al regolo (un normale righello da scuola va benissimo) un filo lungo esattamente 50 cm che porti un bottone o una pallina alla sua estremità. Tenendo quindi il bottone fra i denti si tende il filo e si tragurda l'oggetto lontano leggendo la sua altezza apparente in millimetri su regolo tenuto verticale. In questo modo si costruisce un triangolo di riferimento e di lunghezze note, simile a quello reale in cui è contenuta la grandezza da calcolare. Sia infatti nel triangolo reale h l'altezza nota dell'oggetto lontano e d la sua distanza dall'osservatore; operando come si è detto, si costruisce un altro triangolo in cui h' è l'altezza dell'oggetto in millimetri e d' la lunghezza del filo. I due triangoli sono evidentemente simili per cui i rapporti d/h e d'/h' sono uguali. Da ciò deriva che:

formula

Nel metodo indicato è stata scelta una lunghezza di filo di 50 cm perché si è visto che è quella più comoda, ma logicamente questa lunghezza può essere variata a piacimento senza modificare minimamente il metodo. Si può anzi fare anche a meno del filo e prendere rilevamenti con il braccio teso. In questo caso logicamente bisogna valutare la lunghezza del braccio (che un adulto si aggira sui 68 cm) ma il metodo perde un po' di precisione. La fatica (levissima) di predisporre un filo compensa grandemente in precisione e praticità di calcolo.

Gli allineamenti

Per individuare e per ritrovare dei punti in mare - nel nostro caso il lago- di particolare interesse, i pescatori e i marinai in genere usano, si può dire da sempre, il sistema degli allineamenti (detti anche “punti di terra” o “mire”). Le zone più pescose (le cigliate, le secche, e i relitti) vengono, ad esempio, ricordate dai pescatori grazie a questa tecnica. Si tratta di individuare sulla costa due oggetti ( case, alberi, colline ecc.) che, dal punto che ci interessa poter ritrovare, si vedono allineati. Dato che per due punti passa una sola retta, possiamo essere certi che il nostro punto in mare si troverà sulla retta immaginariaa che congiunge questi due oggetti. Per poter stabilire in quale punto di questa retta immaginaria si trovi esattamente quello che ci interessa, dovremo far intersecare questa prima reta da una seconda che congiunge altri due oggetti alla costa che, a loro volta, dalla posizione in cui siamo, si vedano allineati. È bene che tra i due “allineamenti” (tra due rette immaginarie) vi sia un angolo di circa 90°. Bisogna inoltre tenere presente che maggiore è la distanza sulla costa tra i due oggetti che abbiamo preso come riferimento per ciascun alliniamento, maggiore sarà la precisione con la quale potremo ritrovare il posto che ci interessa. Un'altra cosa importante, nella scelta degli oggetti che prendiamo come riferimento sta nell'essere della loro stabilità: una casa, ad esempio può essere un buon riferimento, ma altrettanto non si può dire, come è facilmente intuibile, di una tenda o di una roulotte. È bene, inoltre che i riferimenti siamo facilmente memorizzabili: un albero, ad esempio va bene se è isolato o se ha una forma particolare; ma un'albero tra tanti uguali non è certo un buon riferimento. Tuttavia non sempre è possibile individuare sulla costa due oggetti stabili e facilmente memorizzabili che siano perfettamente allineati. Quando i due riferimenti, invece di essere allineati uno dietro l'altro, sono subito al di qua e l'altro subito al di là della retta immaginaria che li congiunge, si una definire l'allineamento “con punti che toccano e non toccano”. Quando invece i due riferimenti sono leggermente sfalzati tra loro, l'allineamento suole definirsi “con punti affacciati” (può anche capitarvi di sentirli chiamare dai pescatori “con punti a bocchicella” o “a forbicetta”). Se i due riferimenti sono decisamente discosti tra loro, l'allineamento si dice “aperto”. In questo caso è anche necessario indicare di quanto i due riferimenti sono “aperti”: di solito questa distanza si dà in “dita” o in “palmi”. Quando, ad esempio, tendendo il braccio davanti agli occhi e aprendo il palmo della mano, i due riferimenti si vedono subito al di qua e l'altro subito al di là del palmo della nostra mano, l'allineamento si dice “aperto di un palmo”. Un buon allineamento può anche essere fatto tra due oggetti uno dei quali, nella posizione in cui ci troviamo, nasconde una parte dell'altro (in questo caso l'allineamento viene abitualmente definito dai pescatori “con punti appuntati”). Quando invece dal punto in cui ci troviamo si comincia a vedere un tratto di costa (ad esempio, un isolotto o un capo) in precedenza coperto, si dice che l'allineamento viene fatto con due punti di cui uno “scopre” l'altro.
Tre rilevamenti: quando è possibile, è bene servirsi di tre rilevamenti in quanto il terzo può indicare se esistano errori nelle misure. Infatti, se non esistono errori, le tre rette di rilevamento si incontrano in un punto mentre, nel caso contario esse formano un triangolo la cui ampiezza fornisce un'idea degli errori. Se il triangolo è piccolo si assume il centro come punto nave, mentre, se è grande, occorre ricontrollare le misure e le operazioni svolte onde eliminare gli errori. Nel caso, è anche bene controllare il punto usando i tre rilevamenti per tracciare due cerchi capaci come si dirà in seguito.

determinazione punto
Determinazione del punto con due o tre rilevamenti


Due cerchi capaci: Questa soluzione è considerata la migliore fra le determinazioni del punto-nave nella navigazione costiera in quanto definisce i punti con buona precisione. Si basa sulla intersezione di due cerchi capaci di angoli che sono la differenza di rilevamento sotto cui si vedono tre oggetti distinti. Per tracciare i due cerchi occorre rilevare le differenze di rilevamento “a” fra A, B e C e quindi con la differenza di rilevamento “a” fra A e B si traccia il cerchio capace AOB e con la differenza “b” tra B e C si traccia il cerchio capace BOC. Il punto O, incontro tra due cerchi, sarà il punto nave. Nella pratica difficilmente si costruiscono, con il procedimento geometrico già illustrato, i cerchi capaci, ma si preferisce operare con un semplice strumento detto staziografo.
Non esistono carte nautiche che riguardano il lago di Como, si possono usare le carte turistiche edite dalla "Compass" in scala 1:50.000 adatte alle nostre esigenze. Certo con l'acquisto di un G.P.S. si risolverebbbero tutti i nostri problemi, tenendo conto però che le nostre immersioni si svolgono al lago, con le due sponde ben visibili, con molti oggetti facilmente identificabili a terra, si possono adottare sistemi più economici, non dovendo individuare secche, cadute ecc.

determinazione punto
Determinazione del punto mediante due cerchi capaci

L'orientamento senza bussola

Se non si dispone di una bussola, si può tentare di definire con una certa approsimazione una direzione orientandosi con il sole. Come è noto il sole sorge ad Est e tramonta ad Ovest per cui alle medie latitudini che interessano il mediterraneo per esempio, considerando che il sole sorge nei mesi di Luglio e Agosto circa alle ore 5 e tramonta verso le 19, il sole indicherà alle 5 l'Est, alle 8,30 SE, alle 12 il Sud, alle 15,30 SW, e alle 19 l'Ovest. Utilizzando anche le ombre di corpi allungati, sarà quindi abbastanza facile stabile di conseguenza ogni direzione voluta. Altri metodi di orientamento con il sole prevedono l'uso di un normale orlogio. Con un primo metodo si dispone l'orilogio in posizione orizzontale e lo si orienta con la lancetta delle ore verso il sole. La metà dell'ora segnata indica sul quadrante la direzione Nord al mattino e quella del Sud nel pomeriggio. In un secondo metodo di orientamento con l'orologio si pone al centro del quadrante uno stecchino ( o un fiammifero o uno spillo) e si gira quindi l'orologio in modo da farne cadere sulla lancetta delle ore. Il Nord è indicato dalla metà dell'angolo (bisettrice) che la lancetta delle ore forma con la direzione delle ore 12, computando l'angolo in senso orario dalla lancetta delle ore fino alla pasizione delle 12 nelle ore del mattino e dalla posizione delle 12 alla lacetta delle ore nel pomeriggio. Logicamente questi procedimenti sono molto appossimativi e diventano tanto più accurati quanto è possibile riferirsi alle vere ore solari del posto in cui vengono effettuate le osservazioni.

Il trattamento e la conservazione dei reperti

Da un vecchio libro riporto alcuni consigli su come trattare e conservare oggetti di varia natura: legno, carta, tessuti ecc. Per trattare in maniera adeguata i reperti dovremmo conoscere a fondo la materia, cosa non facile per la maggiore parte di noi, possiamo comunque ricavare informazioni utili e curiose per la loro conservazione e nel contempo conosce un po' meglio i grossi problemi che si devono affrontare in questo campo. Gli oggetti che si trovano e recuperano in acque dolci non pongono i problemi dovuti alla presenza del salino, di conseguenza sono più facili da conservare. Alcune tecniche di conservazione e trattamento richiedono attrezzature e capacità al di fuori dalla nostra portata, questo per sottolineare ancora una volta la complessità di questo affascinante argomento.

Il trattamento e la conservazione del legno

I problemi principali nascono quando i reperti lignei sono riportati in superficie. Se non si interviene con sistemi adatti, si assisterà a disastrose modifiche di forma e di consistenza a causa dell'evaporazione dell'acqua presente all'interno delle strutture cellulari del legno. Risultato di quest'evaporazione è una forte riduzione di volume. Tutti i resti vegetali e organici, legno, cuoio, paglia, tessuti ecc. sono soggetti a questo tipo di modificazioni. Una volta recuperato il nostro reperto ligneo, dobbiamo fare in modo di tenere costantemente bagnato il manufatto e porlo all'ombra. Applicando stracci bagnati ad esempio, eviteremo l'essicamento, un altro modo di agire consiste nel porlo in una sacco perfettamente sigillato per mantenere un alto grado di umidità. Il problema principale consiste nel sostituire all'acqua presente in ogni fibra sostanze adatte a conferire consolidamento alle strutture del legno. Esistono vari sistemi per la conservazione, ma quello che può essere considerato il più diffuso è una tecnica che si fonda sull'uso di un prodotto particolare cui è stato imposto il nome di Peg (polyethylene glycol). Il glycol polietilenico è un composto chimico derivato dall'etilene che fu inventato da Rolf Morén e Bertil Centerwall e si trova in commercio sotto il nome di Carbowax. Un polimero in chimica, è una sostanza formata da due o più molecole dello stesso composto e il suo peso molecolare sarà multiplo di quello del monomero, il composto originario. Il glicol polietilenico sul mercato è reperibile in vari gradi di polimerizzazione, solitamente distinti con un numero che indica il peso molecolare medio del polimero. Questo prodotto si presenta sotto forma di piccole scaglie traslucide e giallastre ed è solubile in acqua. Le gradazioni più indicate per i nostri scopi sono quelle del Peg 1.500, 4.000 e, a volte, 6.000. - Chi volesse conoscere meglio questo prodotto, in rete è disponibile una vasta documentazione, rigorosamente in lingua inglese. - Per conoscere la composizione del PEG, come maneggiarlo, le precauzioni da prendere ecc. consultare questo documento. La prima fase del trattamento consiste nell'immergere il reperto in una soluzione di Peg 1.500 al 15% e si protrae per alcuni mesi. Ha un buon grado di penetrazione all'interno delle fibre del legno e per questo motivo è necessario impiegarlo nella prima fase del trattamento, al fine di ottenere una buona stabilizzazione. Se alcune parti non possono essere completamente immerse devono essere penellate con cura per fare penetrare il Peg in profondità. La seconda parte si svolge con le stesse modalità d'intervento, di una soluzione sempre al 15%, questa volta di Peg 4.000 e richiede un tempo più lungo a causa della bassa velocità con la quale il prodotto, viene assorbito. Per questo motivo il Peg 6.000 non viene quasi mai usato benché sia tra i vari tipi, quello in grado di garantire una maggiore compattezza a tutto l'insieme del materiale da consolidare. Il trattamento completo ha una durata piuttosto lunga che è da mettere in relazione al tempo impiegato dal Peg per sostituirsi interamente all'acqua che riempie le cellule del legno. Si interrompe questo processo quando i pezzi del meteriale trattato hanno raggiunto circa, il doppio del loro peso. Questo elemento è la "cartina di tornasole" dell'intera operazione di evacuazione del liquido, dal momento che il prodotto chimico ha un peso specifico due volte più elevato dell'acqua. Il Peg può sopportare variazioni molto ampie di temperatura senza dare prova di alterazioni riscontrabili, e per questo motivo il legno trattato è in grado di affrontare, senza subire danni, relative escursioni climatiche. Il prodotto non interviene in nessun modo nella formazione di muffe o micosi e sulla loro relativa azione batterica. Si interviene iniettando dei funghicidi a base di borace e acido borico.

Conservazione degli altri materiali

I reperti si possono dividere in tre categorie: materiali organici, metalli e sostanze minerali. Per quanto riguarda i materiali organici la prima fase del trattamento riguarda la desalinizzazione in acqua dolce per almeno 15 giorni. Si può ricorrere a immersioni in bagno d'alcool a percentuali progressive; 50%, 80%, 100% (l'alcool idrofilo, s'incaricherà d'assorbire l'umidità, con pause per le opportune asciugature).
Pelli. Possono essere trattate con una miscela di olio di ricino e alcool, avendo cura di impregnarle bene, in modo da far loro perdere fragilità e durezza. Contemporaneamente si dovranno applicare efficaci tecniche battericide. Da conservarsi al riparo da umidità.
Cuoio.
Disidratazione con alcool e trattamento con paraffina disciolta in una soluzione adatta. Gli oggetti di cuoio vengono immersi in una soluzione, quando sono ancora imbevuti di alcool, per un periodo di tempo che è in relazione alle loro dimensioni. Alla fine si estraggono dalla soluzione e, lasciato evaporare il solvente, si procede a strofinarli con panno morbido.
Oggetti di carta. Innanzitutto si interviene con fumigazione o spruzzatura al fine di ottenere una corretta disinfezione. Nel caso che l'inchiostro si sia venuto a cancellare si può recuperare la scrittura con speciali fotografie a luce ultravioletta o infrarossa. Se i documenti sono carbonizzati si più immergere il reperto in una soluzione al 5% di nitrato d'argento. La parte scritta comparirà allora in nero su fondo grigiastro. Da conservarsi al riparo dalla luce e dall'umidità.
Tessuti. Sia che si tratti di fibre animali, lana, seta, oppure vegetali, lino, cotone, i procedimenti sono per lo più simili. Prima di tutto, si deve stabilire la natura dei colori, per controllare che non siano solubili nei liquidi impiegati nel trattamento. Essi possono essere stabilizzati con una soluzione di acido acetico al 10%. Il trattamento in sé prevede un lavaggio in acqua pura o con un detersivo neutro, seguito da un'abbondante risciacquatura. L'asciugatura avviene su di un piano e su garza, dopodiché si procede alla disinfezione con fumigazione o spruzzatura. Solitamente il tessuto viene poi conservato tra due lastre di vetro.
Metalli. Passando a considerare i metalli, l'operazione preliminare da compiere consiste nello studio dello stato del metallo al suo interno, mediante metodi meccanici o con l'ausilio dei raggi X. Al fine di eliminare le corrosioni degli oggetti metallici recuperati, si può ricorrere all'impiego di un trattamento elettrochimico. In questo caso il reperto viene posto all'interno di un recipiente di ferro in un bagno di soda e polvere di zinco. Tutta la soluzione viene bollita per un'ora o due, avendo cura di aggiungere l'acqua necessaria per mantenerne sempre costante il volume. Alla fine di risciacqua con acqua pulita. Come alternativa a questo sistema si può usare il trattamento elettrolitico. Una volta che ci sia accertati in maniera approfondita delle condizioni degli strati più interni del reperto, lo si può sistemare in immersione un un bagno elettrolitico, in modo da rendere solubili i sali presenti sulla sua superficie. Il procedimento, però, risulta piuttosto complesso e richiede buone cognizioni di elettrochimica per compiere tutte le operazioni previste da questo tipo di trattamento. I metalli nobili come l'oro e l'argento non sono attaccabili dalle condizioni ambientali e il loro trattamento non prevede alcuna difficoltà. Una buona pulitura con sistemi e prodotti non eccesivamente abrasivi può fornire ottimi risultati. Per tutti gli altri tipi di materiali metallici, peltro, rame, piombo e leghe, volta per volta si devono studiare i casi particolari, al fine di determinare la più corretta tecnica d'intervento. Per ciò che concerne le sostanze minerali, occorre ricordare che tutti i reperti archeologici che siano composti di sostanze minerali nella maggior parte dei casi risultano molto danneggiati.
Ceramiche. Le ceramiche, sia dipinte oppure no, devono essere poste ad asciugare all'ombra, dopo avere asportato nell'acqua stessa, e con estrema delicatezza, il materiale sedimentario che si possa trovare all'esterno. Tale operazione, nel caso di ceramiche dipinte, non deve essere spinta all'eccesso, per eviare il danneggiamento delle superfici eventualmente colorate. In caso di qualsiasi tipo di recipiente, sarà bene di evitare di controllare il contenuto altrove che in laboratorio. Questo perché, a priori, non si può sapere se all'interno si trovino conservati prodotti póstivi dall'uomo, oppure materiale naturale di tipo sedimentario, succesivamente introdottosi a seguito degli incidenti, fisici o meno, che hanno portato tali oggetti in fondo. Contrariamente a quanto si crede anche il vetro può essere soggetto a modificazioni di stato, dopo un lungo periodo di permanenza in acqua, ma in genere, si può dimostrare sufficiente un lavaggio in acqua pura e un bagno in una soluzione di acido solforico al 2%, cui deve seguire un'asciugatura con alcool ed etere.