Articoli tratti da "Alert Diver"

Riprodotti per gentile concessione di DAN Europe

In questa pagina sono riprodotti articoli apparsi nel periodico trimestrale Alert Diver del DAN associazione no profit da tutti conosciuta e stimata. Riteniamo questi articoli per la loro importanza utili per aumentare la nostra sicurezza, conoscere problematiche poco note praticando il nostro sport con sempre maggiore conoscenza.


Prevenzione degli incidenti da elica
a cura del DAN Europe Communications Department

A 100 metri da oggi la distanza minima dal pallone segnasub - 24 Giugno 2003

Emanata a tutte le capitanerie una circolare che aumenta la sicurezza dei subacquei in mare:
" Con il protocollo 82/033465 in data 26 maggio 2003, il Comando Generale Corpo delle Capitanerie di Porto, ha emanato a tutte le Capitanerie di Porto (loro sedi) una circolare che di fatto modifica la distanza alla quale devono transitare le imbarcazioni dal segnale esposto di subacqueo in immersione che può essere sia la lettera "A" delle bandiere che il caratteristico diagonale bianca in fondo rosso (normalmente vengono esposti tutti e due sulle imbarcazioni) portandola a 100 metri minimi, in luogo dei tradizionali 50. Di notte deve essere esposta una luce lampeggiante gialla visibile a giro di orizzonte.
I subacquei devono muoversi nel raggio max di 50 metri dalla verticale del pallone ed è sufficiente un solo segnale sull'imbarcazione se tutti i subacquei in immersione si muovono nel raggio di 50 dalla stessa. I cento metri valgono sia per la classica boetta trainata che per le bandiere issate sulla barca appoggio. Sulla barca appoggio deve sempre essere presente una persona in grado di intervenire se necessario.
Un nuotatore che si trovi al di fuori delle acque riservate alla balneazione può esporre lo stesso segnale dei subacquei ma con una sagola mai più lunga di tre metri. Le disposizioni della sopraccitata circolare hanno effetto immediato e devono essere conosciute dai diportisti che le devono mettere in pratica fin da subito allo scopo di aumentare la sicurezza."

 


2° trimestre 2003

1° trimestre 2001

4° trimestre 2000

2° trimestre 2003

Editoriale Dr. Alessandro Marroni

Incidenti subacquei nel 2000 di Peter B. Bennett

Idoneità all'immersione per individui con problemi muscoloscheletrici Dott. James Ckimiak

Psiche e immersioni di Maria Luisa Gargìulo

Editoriale

Immergetevi in sicurezza, tenetevi allenati e in forma!

Cari Membri DAN Europe, la stagione nel nostro emisfero sta cambiando, è tempo di prepararsi per una nuova, sicura ed entusiasmante stagione subacquea. Si controlla e si esamina l'attrezzatura, sì fanno programmi per le prossime uscite subacquee ma, troppo spesso, si ignora o, nella migliore delle ipotesi si sottovaluta, l'efficienza della più importante macchina per la sicurezza in immersione: il subacqueo. Non si enfatizza mai abbastanza l'importanza di una periodica valutazione di idoneità all'immersione effettuata da medici specialisti. Studi epidemiologici in paesi dove un esame annuale è imposto per legge hanno dimostrato che il controllo regolare dello stato di salute e della efficienza funzionale della macchina umana gioca un ruolo essenziale nella prevenzione degli infortuni e degli incidenti subacquei, che sono significativamente più frequenti fra la popolazione appartenente ad aree dove questo esame non è obbligatorio. Tuttavia la medicina subacquea non è una specializzazione molto comune e non esistono molti medici che conoscono a sufficienza questa materia, per rilasciare opinioni corrette e certificati di idoneità. Sono fondamentali le conoscenze appropriate e le conoscenze specifiche dei subacquei stessi, come pure il supporto che organizzazioni come il DAN possono dare alla comunità dei subacquei e ai medici non specialisti.
Tenendo presente che l'esplorazione del mondo subacqueo comporta stress fisiologico, psicologico ed ambientale diversi da quelli incontrati all'asciutto, si deve prestare attenzione a! corretto funzionamento di certi organi ed apparati critici, come l'orecchio, i polmoni, il cuore e il sistema circolatorio, il cervello e il sistema nervoso, il sistema muscolo-scheletrico. Si deve fare attenzione specialmente a: Condizioni che possono essere influenzate dalle variazioni della pressione ambientale:
• Le cavità naturali o artificiali sono normalmente e liberamente comunicanti con l'ambiente esterno?
Il medico deve valutare attentamente il tratto respiratorio superiore, cercando eventuali infiammazioni o situazioni patologiche che riducono il libero flusso di aria o gas da e per i seni, l'orecchio medio, i polmoni. Patologie come rinite allergica, sinusite, mal-funzionamento delle tube di Eustachio, ridotta mobilità del timpano, bronchite, asma, etc, devono essere attentamente ricercate ed eventualmente diagnosticate da appropriati esami fisici e test di laboratorio.
Condizioni che possono influire negativamente sull'autocontrollo del subacqueo nell'ambiente sommerso:
• Vanno considerare tutte le condizioni metaboliche, cardiache o neuro-psicologiche che possono avere un effetto improvviso sullo stato di coscienza o sull'autocontrollo.
Diabete non controllato, epilessia, vertigini, narco-lessia, certe aritmie cardiache e certi difetti delle valvole, condizioni psicologiche che portano facilmente ad attacchi di panico, depressione non controllata o patologie psicotiche, possono portare ad improvvisa perdita di coscienza o incapacità di gestirsi e, se a terra questo può anche non avere conseguenze, in acqua può portare ad annegamento e morte. In generale tutte le condizioni che sconsigliano la guida debbono anche essere considerate con estrema prudenza riguardo all'immersione. Condizioni che interferiscono con la forza e l'agilità in acqua e sui mezzi nautici:
• Si devono considerare età, corporatura, forza, abilità natatorie, coordinazione motoria in condizioni difficili.
Per un subacqueo sono essenziali la capacità di muoversi e di nuotare con efficienza, con e senza pinne, la capacità di trasportare senza rischi di danni o lesioni l'equipaggiamento spesso pesante, la capacità di mantenere l'equilibrio sulle piattaforme in movimento. Persone di corporatura molto minuta possono incontrare problemi, eccessivo stress e potenziali traumi, anche se l'attrezzatura subacquea è adeguata alla loro forza e corporatura. Individui con problemi motori, ortopedici o neurologici possono avere difficoltà a mantenere l'equilibrio su una barca mentre si muovono indossando l'attrezzatura, o anche solo nuotando e pinneggiando sotto'acqua In questi casi possono essere richiesti particolari accorgimenti e speciali dotazioni di sicurezza. Questi problemi dovrebbero essere attentamente presi in considerazione dai subacquei stessi, dagli istruttori, dai capigruppo e dai medici che fanno le valutazioni di idoneità. Condizioni che influenzano la performance aerobica:
• Compatibilità con i picchi di massima performance muscolare e cardio-respiratoria?
Considerate che:
• Le patologie cardiache sono responsabili di oltre il 25% degli incidenti subacquei mortali.
• Gli incidenti tra i subacquei sopra i 50 anni sono solo l'8% del totale, ma
• Gli esiti mortali dopo i 50 anni sono il 25% della totalità.
L'efficienza cardiovascolare e la capacità di affrontare una domanda improvvisa di performance fisica sono vitali per la sicurezza del subacqueo. Anche in condizioni di mare apparentemente calmo si può verificare un'emergenza che all'improvviso può richiedere uno sforzo fisico significativo e sostenuto. Per i sub sopra i 40 anni è importante e dovrebbe essere obbligatorio un esame completo che comprenda lo ECG da sforzo.
I subacquei dovrebbero essere consapevoli di questi punti basilari per la propria salute e sicurezza, discuterne a fondo con i medici di famiglia, i quali possono non essere a conoscenza delle speciali necessità dell'ambiente sommerso, ma focalizzeranno in modo appropriato l'attenzione se correttamente indirizzati .
Siate subacquei sicuri ancor prima di bagnarvi! Pensate avanti, tenetevi in forma, controllate regolarmente la vostra salute e godetevi le immersioni!

Acque chiare a tutti voi!

Prof. Alessandro Marroni Presidente DAN Europe

Incidenti subacquei nel 2000
DAN rilascia il suo rapporto annuale all'Industria
Di Peter B. Bennett, Ph.D., D.Sc., DAN America Chief Executive Officer

È ora disponibile l'ultimo DAN Report su Decompression Illness, Diving Fatalities and Project Dive Exploration. Come sempre il rapporto fornisce informazioni relative all'attività subacquea ricreativa, utilizzando i dati resi disponibili attraverso le fonti che fanno riferimento a DAN. Impieghiamo un anno a compilare i dati, perciò quest'ultimo rapporto riferisce di incidenti da decompressione ed eventi mortali avvenuti nel 2000.
Il rapporto riassume le attività di questi gruppi di subacquei ricreativi:
• subacquei che non hanno avuto incidenti;
• subacquei che sono incorsi in patologia da decompressione (PDD ; e
• subacquei morti mentre erano in immersione. Eventi mortali
In 84 di 91 eventi fatali, 83 (il 98,8%] impiegavano sistemi a circuito aperto, i più diffusi, mentre 1,2% usava sistemi a circuito chiuso o semi-chiuso (rebreathers). Come conseguenza di immersioni sono morti un totale di 91 persone residenti negli Stati Uniti e in Canada; i decessi di subacquei residenti in altri Paesi non hanno potuto essere esaminati e non sono perciò stati inclusi.
Incidenti di PDD
Nel 2000 DAN ha ricevuto segnalazione di 871 subacquei che hanno avuto bisogno di trattamenti iperbarici. Di questi, DAN ha ricevuto rapporto scritto da 728 subacquei, ma solo 470 raggiungevano i criteri per essere inclusi nel rapporto.* Tra i sub che avevano riferito sospetta PDD, il 70% erano maschi con età media 36 anni; il più giovane aveva 13 anni, il più vecchio 73. Come era stato notato negli anni precedenti, il 38% di questi subacquei infortunati, aveva brevetti openwater, (il più comune livello di certificazione), il 34,5% aveva brevetti advanced openwater. Poco più del 10 percento erano istruttori.
Uno sguardo al loro stato di salute indicava che solo il 4% era affetto da diabete e circa il 5% da asma. Il 5,7% aveva avuto precedenti episodi di patologia da decompressione. Il maggior numero di incidenti si era verificato nel sud-est degli Stati Uniti - in particolare Florida - e nello Yucatan, dove la subacquea è un'attività ricreativa molto popolare. La maggioranza degli incidenti era occorsa il primo giorno di immersioni, ad una profondità media di 27 metri. Nel 15% dei casi la profondità massima raggiunta era 39 metri o più, con un caso a 97 metri. Circa un quarto dei sub infortunati aveva effettuato una risalita rapida; la maggior parte era rimasta entro i limiti di non decompressione. Solo l'otto percento aveva omesso la decompressione ed il 4% era rimasto senz'aria.
Gli utilizzatori di computer subacquei continuavano ad aumentare dagli anni precedenti, con il 73% dei
subacquei infortunati a farne uso. Il 20% impiegavano tabelle di immersione, il 7% seguivano una guida
0 un istruttore subacqueo, non usando computer o tabelle.
Come negli anni precedenti il sintomo predominante, occorso nel 55% dei casi, era la parestesia (intorpidimento e formicolio). Il 20% dei sub riportava affaticamento, nausea e mal di testa, ed il 10% debolezza.
Fortunatamente i sintomi gravi di una severa PDD, con disfunzioni della vescica e dell'intestino, erano rari, solo nel 2% degli infortuni. Riguardo ai sintomi immediati il più frequente era il dolore, secondariamente l'affaticamento.
Il punto doloroso più comune erano le articolazioni (da qui l'inglese "the bends" per indicare PDD: to bend vuoi dire piegare, piegarsi). Dolore muscolare era presente nel 38% dei subacquei infortunati; dolore grave intorno al punto vita nel 6%. Parestesia, affaticamento e dolore sono segni di possibile PDD, come possiamo arguire da anni di rapporti sugli incidenti. I subacquei dovrebbero essere attenti ad ogni sintomo che compaia dopo l'immersione, riconoscerlo come probabilmente dovuto a PDD e ricordarsi di chiamare il DAN il più presto possibile per parlare con un medico specializzato. In passato i subacquei attendevano troppo a riferire.
I sintomi di PDD, per questo DAN ha focalizzato l'educazione sulla necessità di riportare velocemente i sintomi. È incoraggiante che quasi la metà degli infortunati quest'anno abbia riferito i sintomi entro appena due ore dall'emersione, ed il 72% entro 1 2 ore. Tuttavia il 4,1% ha atteso più di due giorni prima di riportare l'infortunio. Le statistiche DAN mostrano che i sub solleciti nel riportare i sintomi di solito guariscono più facilmente e più in fretta. Primo soccorso e ricompressione
Per il primo soccorso si era impiegato un dispositivo a ossigeno DAN o un altro sistema per la somministrazione di O2 in superficie. L'ossigeno era stato usato solo per 145 sub, il 20% degli infortunati. In questi casi, il 14% aveva&/a raggiunto la remissione completa dei sintomi, il 57% un certo miglioramento, il 24% non aveva avuto alcun miglioramento, ed il 5% un peggioramento dei sintomi. Il 77% dei subacquei era stato ricompresso in camere multiposto; il 19,5% in camere monoposto; camere biposto furono usate nel resto dei casi. La tabella 6 U.S. Navy era stata il trattamento di scelta per il 61% dei trattamenti iniziali; mentre la tabella 5, per la cura della malattia da decompressione con dolore come unico sintomo, era stata usata nel 5,5% dei casi.
Più del 50% dei subacquei era stato sottoposto ad una sola ricompressione. Dopo il primo trattamento, circa la metà aveva riportato una completa remissione dei sintomi, il 43% un miglioramento, il 6,7% nessun miglioramento e lo 0,6% si sentiva peggio. Al momento del rilascio il 75% era completamente guarito, il 20% era migliorato e il 5% non aveva avuto alcun miglioramento. Come si può vedere, il trattamento iperbarico non garantisce la completa guarigione, ma la maggior parte dei subacquei infortunati stanno molto meglio dopo la terapia. Inoltre alcune lesioni continuano a migliorare col tempo. Uno o due subacquei ogni 10.000 immersioni incorrono nella PDD. Il rischio cui andiamo incontro è piccolo e non ci deve impedire di godere di questo sport meraviglioso. La più recente ricerca DAN sulla velocità di risalita, ancora in corso, raccomanda risalite più lente e tempi di emersione più lunghi. Spero che queste ricerche contribuiscano a rendere questo piccolo rischio ancora più piccolo in futuro.

Idoneità all'immersione per individui con problemi muscoloscheletrici
Dott. James Ckimiak


Le anomalie del sistema muscoloscheletrico possono impedire le immersioni? Fratture, osteoartriti, artrite reumatoide, tendiniti, distorsioni, dislocazioni, borsiti, scoliosi, sindrome de! tunnel carpale, distrofia muscolare, sostituzione chirurgica delle articolazioni, chirurgia discale o amputazioni possono fermare la vostra voglia di acqua?
Le risposte sono sì e no; dipende dal tipo di lesione o altra anomalia e dal grado di guarigione. Ecco una panoramica dei problemi legati al sistema muscoloscheletrico. Ricordate di chiamare il DAN se pensate di aver subito una lesione in conseguenza dell'attività subacquea e tenetevi in stretto contatto con il vostro medico per tutto ciò che può avere conseguenze sull'attività subacquea.

Condizione: osteoartrite
Descrizione: l'osteoartrite (OA) è una malattia dell'osso e della cartilagine. Nello specifico interessa la cartilagine ialina, il tipo più comune di cartilagine delle giunture, e l'osso sottocondrale (localizzato sotto la cartilagine).
L'osteoartrite è legata all'età; di solito si rivela con dolore alle giunture e può sfociare in un significativo calo nell'ampiezza del movimento. A 40 anni quasi tutti hanno qualche segno di OA; a 60-70 anni la maggior parte delle persone presenta i sintomi. Gli scienziati hanno documentato l'OA perfino in balene e delfini, i nostri parenti mammiferi. Idoneità all'immersione: prestate attenzione a! vostro corpo. La perdita progressiva della funzione dovuta ad artrite va tenuta sotto controllo: aprire o chiudere una valvola può risultare impossibile per chi ha una severa OA. La mobilità ridotta delle articolazioni può rendere certe manovre difficili o impossibili. Questo richiede un adeguato addestramento pre -immersione e modificazioni adatte dell'attrezzatura come manopole, linguette e cerniere più grandi. Può anche rendersi necessario un cambiamento nella posizione dell'equipaggiamento per facilitare l'accesso.
L'alterazione del flusso sanguigno può influenzare gli scambi gassosi in due modi: l'infiammazione aumenta il flusso sanguigno, mentre le modificazioni degenerative e la cicatrizzazione possono portare ad un flusso ridotto o nullo. Entrambi i cambiamenti incidono sul modo in cui l'azoto viene prelevato e rilasciato.
Molte persone provano una riduzione del dolore mentre si muovono distratti dall'attività, ossia con la mente impegnata su altro anzichè concentrata sul dolore. L'esercizio inoltre rinforza i muscoli e le strutture di supporto di una data articolazione o della spina dorsale, riducendo così la sintomatologia dolorosa, e rilascia soppressori endogeni del dolore re, le endorfine. Tuttavia il dolore può ritornare dopo l'attività, a volte anche aumentato. Le giunture dolenti possono anche causare un interrogativo diagnostico: può essere difficile distinguere tra il dolore da artrite e quello da malattia da decompressione.
L'immobilizzazione peggiora l'OA, mentre un programma di esercizio ben studiato è essenziale nel preservare la salute delle articolazioni. Le immersioni ed altre attività acquatiche sono particolarmente indicate: il galleggiamento del corpo immerso in acqua riduce il peso sulle articolazioni compromesse. Medicinali impiegati: l'aspirina ed altri farmaci non steroidei, seppure utili per la riduzione del dolore, danneggiano la funzione delle piastrine. Una perfetta aggregazione delle piastrine è essenziale per un'adeguata emostasi, o coagulazione. Il segno più evidente è la persistenza dei lividi ma esiste anche un rischio teorico di aumentato sanguinamento delle parti lese, comprese quelle colpite da barotrauma, come pure il tessuto nervoso.

Condizione: artrite reumatoide
Descrizione: l'artrite reumatoide (AR) è una malattia progressiva, come l'OA ma con maggiori effetti vascolari. Provoca infiammazione simmetrica dell'articolazione (che coinvolge sia la parte destra che sinistra dell'articolazione) che può portare in ultimo anche alla sua distruzione. L'artrite reumatoide può diventare sistemica, ossia può interessare molto più che soltanto ossa ed articolazioni. Una vascolite, o infiammazione dei vasi sanguigni, può provocare febbre, degenerazione della pelle, ulcerazione ed infezione. Il meccanismo non è completamente conosciuto, ma in taluni casi vi è un vero e proprio attacco da parte del sistema immunitario sulle componenti vascolari. Altri disturbi che possono accompagnare l'AR comprendono:
• mononeurite multipla - l'infiammazione di singoli nervi in parti del corpo non correlate;
• effusione pleurica o cardiaca - il rilascio di sangue o liquidi linfatici nei tessuti o in una cavità del corpo;
• linfoadenopatia, o malattia dei nodi linfatici;
• sindrome di Sjogren - un disordine immunologico che si verifica nelle donne in post-menopausa;
• episclerite - infiammazione dell'occhio, nello specifico degli strati subcongiuntivali della sclera.
L'AR può anche provocare compressione della corda spinale e sindrome da tunnel carpale, descritte più avanti in questo articolo. L'infiammazione di un vaso sanguigno, combinata alla vasocostrizione, un restringimento dei vasi, può letteralmente "affamare" un arto per mancanza di ossigeno. Idoneità all'immersione: come per l'osteoartrite, la perdita progressiva della funzione dovuta ad AR richiede costante valutazione, in quanto la mobilità ridotta delle articolazioni può rendere certe manovre difficili o impossibili. Questo richiede adeguato addestramento pre - immersione e modificazioni, come descritto nella sezione sull'osteoartrite. In generale è consigliabile ridurre al minimo l'attività durante i periodi di infiammazione; l'alterazione del flusso sanguigno può avere conseguenze sul normale scambio dei gas inerti. Il dolore alle articolazioni, che aumenta a causa delle manovre di sollevamento e trasporto dell'attrezzatura subacquea, può essere difficile da distinguere da quello dovuto a PDD.
Medicinali impiegati: l'aspirina ed altri farmaci non steroidei, utili per la riduzione del dolore, possono danneggiare la funzione delle piastrine, e quindi la capacità del sangue di coagularsi. I farmaci steroidei alterano il bilancio elettrolitico e provocano edema, (accumulo di fluidi in eccesso in cellule, tessuti o cavità). I composti di oro, usati per il trattamento dell'AR, possono causare irritazione dei polmoni.
Farmaci citotossici (agenti anti-cancro) come metotresato e azatioprina sono impiegati nei casi più gravi perché aiutano a combattere la distruzione progressiva della cartilagine. Tuttavia anch'essi possono causare polmonite, come pure danneggiare il midollo osseo o il fegato a causa dei loro effetti tossici.

Condizione: tendinite
Descrizione: questa dolorosa infiammazione acuta del tendine può derivare da uso eccessivo o trauma. Spesso però non si trova uno specifico evento o causa da correlare alla tendinite. Di solito, con un periodo di riposo e di farmaci anti-infiammatori, la tendinite fa il suo corso. È utile anche valutare possibili posizioni o movimenti ripetitivi che potrebbero provocare o peggiorare la condizione. Idoneità all'immersione: poiché la tendinite è una infiammazione o una lesione del tessuto connettivo tra un muscolo e un'altra parte del corpo - e i tendini trasmettono la forza del movimento - il dolore in questo caso può ridurre in modo significativo la funzione delle articolazioni e dei muscoli. Ricordate di lasciare a riposo la parte: l'uso continuato del tendine infiammato può mantenere in atto o anche peggiorare la patologia. C'è sempre il rischio di una lacerazione del tessuto connettivo, con conseguente perdita della funzione. Come per l'artrite, la tendinite può essere difficile da distinguere dal dolore di una malattia da decompressione dopo un'immersione.
Medicinali impiegati: i farmaci non steroidei, anche se utili per la riduzione del dolore, alterano la funzione delle piastrine, e quindi la capacità del sangue di coagularsi. I farmaci steroidei, somministrati spesso per iniezione, sono efficaci per alleviare l'infiammazione.

Condizione: distorsione
Descrizione: questa lesione traumatica danneggia i tessuti molli ed i legamenti che circondano un'articolazione. L'entità del danno alla giuntura e agli elementi di supporto determina la gravità della lesione. Idoneità all'immersione: una distorsione può provocare un calo consistente della funzionalità, conseguenza della lesione, ed anche un deterioramento meccanico dell'articolazione, secondario alla lacerazione del legamento, alla disaggregazione e al rigonfiamento del tessuto connettivo. Dopo una distorsione, il rigonfiamento dei tessuti molli può anche essere notevole, impedendo al subacqueo di indossare comodamente l'attrezzatura. Si può anche verificare un calo dell'irrorazione sanguigna ed un'alterazione degli scambi di gas inerti. Qualsiasi variazione del dolore pone l'interrogativo dopo un'immersione: è il dolore della distorsione o è MDD?
Dopo una distorsione il medico non dovrebbe consentire l'attività subacquea fino a quando la persona non riesce ad eseguire tutti i movimenti senza dolore. Un buon test è quello di provare i movimenti in piscina, nuotando con le pinne. Medicinali impiegati: i farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS), alterano l'aggregazione delle piastrine. Il trattamento iniziale deve essere riposo, sollevamento dell'arto interessato, applicazione di ghiaccio, che sono incompatibili con l'attività subacquea.

Condizione: dislocazione
Descrizione: la dislocazione di un'articolazione è molto dolorosa e può provocare gonfiore e perdita della funzione. Una volta ridotto il gonfiore e riportata l'articolazione nella sua sede anatomica, l'individuo deve osservare un periodo di riposo e di riabilitazione prima di riprendere la normale attività. A causa di anomalie anatomiche, alcuni individui possono essere soggetti a ricorrenti dislocazioni, anche in condizioni di stress minimo dovuto alla normale attività fisica di routine. Alcuni casi richiedono la correzione chirurgica.
Idoneità all'immersione: se un subacqueo va soggetto a dislocazioni ricorrenti non dovrebbe immergersi: se la dislocazione capitasse durante un'immersione, il rischio di MDD dovuto al trauma acuto del tessuto molle e la perdita di funzione potrebbero costituire un pericolo per il sub ed il suo compagno. Un chirurgo ortopedico può consentire la ripresa dell'attività dopo un periodo di riposo e di riabilitazione e quando il subacqueo è nuovamente in grado di affrontare l'esercizio intenso. Come per la distorsione, il gonfiore del tessuto molle può danneggiare i normali scambi di gas inerte e portare a MDD. Il dolore cronico può essere confuso con malattia da decompressione post-immersione. Il tessuto cicatriziale che si forma dopo un intervento di chirurgia correttiva comporta un rischio teorico remoto di alterazione degli scambi gassosi. Medicinali impiegati: i FANS, spesso utili per la riduzione del dolore, diminuiscono la funzione delle piastrine, e quindi la capacità del sangue di coagularsi.

Condizione: borsite
Descrizione: una borsa è un insieme di tessuti e di fluidi che diminuiscono la frizione tra opposte superfici ossee. La borsite è l'infiammazione di questa struttura, dovuta ad uso eccessivo o a trauma. Come per la tendinite, spesso la causa non è identificata. Dolore e gonfiore possono essere severi; la persona può sperimentare una notevole perdita dell'ampiezza del movimento. Spesso sono sufficienti riposo e farmaci anti-infiammatori perché la borsite faccia il suo corso.
Idoneità all'immersione: il gonfiore conseguente all'infiammazione comporta il rischio teorico di ostacolare lo scambio di gas inerte e quindi provocare lo sviluppo di MDD. Il dolore estremo può provocare perdita della funzione. Se il dolore o la perdita di funzione peggiorano, è meglio posticipare l'immersione ed altre attività fisiche faticose fino a quando la condizione non si risolve e l'articolazione cessa di dolere durante l'attività.
Medicinali impiegati: gli anti-infiammatori sono utili per alleviare il dolore, ma hanno effetti sull'aggregazione delle piastrine e ostacolano la coagulazione. I corticosteroidi possono essere iniettati nella borsa ma, con l'uso ripetuto, possono causare effetti glucocorticoidi sistemici, cioè alterazioni dei fluidi e degli elettroliti e osteoporosi.

Condizione: scoliosi
Descrizione: è un'anormale curvatura della spina dorsale. Vari gradi di scoliosi generano una gamma di sintomi che va dal dolore ai problemi neurologici alla difficoltà di respirare.
Idoneità all'immersione: rilevanti curvature della colonna possono causare compromissione dei polmoni, rendendo impossibile anche l'esercizio moderato. La postura anormale di chi è affetto da scoliosi si può richiedere modifiche nell'attrezzatura perché possa essere indossata con un buon bilanciamento, con attenzione speciale al fattore peso. Con la scoliosi l'individuo può essere soggetto ad anomalie neurologiche in modo continuativo o saltuario. I muscoli vicino alla spina dorsale si possono sviluppare asimmetricamente: l'uso abnorme e l'affaticamento muscolare possono sfociare in forte dolore e spasmo. Lo spasmo a sua volta può causare un "pizzicamento" dei nervi che escono dalla colonna vertebrale, con ulteriore deficit neurologico. La correzione della scoliosi grave può impiegare aste di acciaio che sorreggono la colonna distesa, per migliorare la funzione ed i sintomi. Una volta guarito, un individuo può ricominciare ad immergersi, ma ad un ritmo moderato. Durante gli esami di routine a volte si scoprono casi di scoliosi modesta, che hanno poco o nessun impatto sulla persona. Prima di immergersi, le persone con scoliosi grave devono essere esaminate da un medico esperto di medicina subacquea.
Medicinali impiegati: i FANS alterano l'aggregazione delle piastrine. I miorilassanti possono essere usati per spasmi occasionali, ma sono incompatibili con l'immersione a causa dei loro effetti sedativi.

Condizione: sindrome del tunnel carpale
Descrizione: questo intrappolamento meccanico del nervo mediano del polso porta a parestesia (alterato senso del tatto, come intorpidimento o altre variazioni delle normali sensazioni) di pollice, indice e medio. Casi severi e persistenti portano all'atrofia dei muscoli del pollice. Per queste persone è necessario il trattamento chirurgico. La sindrome del tunnel carpale (STC) deriva da un uso intenso di mani e polsi, un'anomalia nel posizionamento delle mani per lunghi periodi, e un rigonfiamento dei tessuti molli; in certi casi non si riesce ad identificare una causa. A volte il trattamento con ossigeno iperbarico può provocare intorpidimento della mano - un fenomeno non completamente compreso - e non si tratta di MDD né di sindrome del tunnel carpale.
Idoneità all'immersione: i casi gravi comportano debolezza della presa. L'intorpidimento comune nella maggior parte dei casi è difficile da valutare dopo un'immersione, specialmente se compaiono sintomi nuovi o aggravati.
Medicinali impiegati: se il riposo e una nuova configurazione dell'ambiente lavorativo sono inefficaci, la chirurgia è il trattamento di scelta. L'edema associato con la STC può causare modificazioni sensoriali riali in quanto i fluidi possono comprimere l'area dove passano i nervi. Il noto specialista di medicina subacquea Dr. Carl Edmonds ha riferito il caso di una subacquea che presentò graduale sviluppo della sindrome per aver interrotto l'assunzione di diuretico (farmaco per alleviare l'edema) durante una settimana di immersioni.

Condizione: distrofia muscolare
Descrizione: questa condizione è caratterizzata da una generalizzata debolezza della muscolatura scheletrica associata con varie patologie muscolari: Landouzy-Dejerine, Leyden-Mobius, Duchenne e Becker sono distrofie muscolari comuni con diversi gradi di severità. La condizione può interferire con la capacità di deglutire, stare in piedi, mantenere l'equilibrio, camminare, reggere un erogatore e perfino parlare.
Molti individui con distrofia muscolare (DM) sono confinati su una sedia a rotelle fin dall'adolescenza. Possono anche presentare disritmia cardiaca, ossia irregolarità nel battito del cuore. Un programma di attività fisica può essere d'aiuto a mantenere la funzionalità.
Idoneità all'immersione: pareri critici riguardo la capacità del sub perfino di entrare e uscire dall'acqua senza pericolo vanno considerati con attenzione. La debolezza non solo riduce la capacità del sub di reagire in situazioni di emergenza, ma richiede anche modificazioni notevoli dell'attrezzatura e delle procedure subacquee. La malattia è spesso progressiva e richiede una valutazione specialistica attenta, ma a volte l'attività subacquea risulta impraticabile.
Al contrario, l'immersione come parte di un programma di esercizio, è considerata terapeutica. Proprio come per la terapia a terra, anche nell'ambiente sommerso è necessario che personale addestrato assista l'individuo con DM. Un'accurata programmazione deve comportare modifiche all'equipaggiamento e alle procedure. Si deve tenere in considerazione il rischio che corre il compagno se si rendesse necessario prestare assistenza al sub con DM.
Medicinali impiegati: sono stati usati corticosteroidi per aiutare i movimenti delle articolazioni, ma essi provocano anche anomalie nell'equilibrio elettrolitico.

Condizione: sostituzione chirurgica di un'articolazione
Descrizione: la distruzione di un'articolazione per qualsiasi ragione richiede la sua sostituzione con una artificiale. Dopo l'intervento, le attività acquatiche sono eccellenti fonti di esercizio, perché diminuiscono lo stress dovuto al peso. Idoneità all'immersione: esistono teoricamente problemi dì alterazione del flusso sanguigno alla giuntura, con possibile riduzione degli scambi gassosi. Dopo un periodo di riabilitazione e la successiva autorizzazione di un ortopedico alla ripresa di attività intense, gli individui possono immergersi, ma devono documentare di non avere episodi di deficit neurologico post-operatorio. I medici devono misurare per ogni individuo il calo di funzionalità o l'ampiezza del movimento, e prescrivere le modifiche appropriate a migliorare la sicurezza in acqua. Medicinali impiegati: non sono necessari.

Condizione: chirurgia discale
Descrizione: il disco è una struttura che assorbe gli shock, situata tra due vertebre contigue. Quando è leso può essere fonte di dolore intenso e di anomalie neurologiche. Un'erniazione del disco può comportare l'espulsione di materiale discale nel canale spinale, provocando spesso dolori fortissimi e deficit neurologici.
Può essere necessaria la rimozione chirurgica di una parte della vertebra e del disco leso. Normalmente vi è una notevolissima attenuazione dei sintomi e, dopo un periodo di riposo e di riabilitazione, si può riprendere la piena attività. Per prevenire la ricomparsa della patologia gli individui dovrebbero seguire un programma di esercizi per la schiena. Una piccola percentuale di pazienti non migliorano e, in alcuni casi, dopo l'intervento chirurgico, si possono avere peggioramento del dolore o del deficit neurologico.
Idoneità all'immersione: quando la persona è completamente guarita e libera dai sintomi, un chirurgo può autorizzare il ritorno all'attività intensa. Se i sintomi persistono bisogna essere cauti, in quanto teoricamente, se l'infiammazione riduce lo scambio di gas inerte, aumenta il rischio di MDD. Inoltre anomalie neurologiche persistenti comportano un dubbio diagnostico, specialmente se un peggioramento o un nuovo deficit si manifestano dopo un immersione.
II subacqueo deve fare attenzione a non farsi male nuovamente mentre solleva l'attrezzatura o si tiene in equilibrio su una barca in movimento: cosa più facile a dirsi che a farsi. Chi vuole immergersi dopo aver subito la chirurgia discale deve sottoporsi alla valutazione di un esperto e ad un esame neurologico dettagliato.
Medicinali impiegati: i FANS sono utili per alleviare il dolore ma interferiscono con la funzione delle piastrine. La necessità di usare farmaci narcotici indica un livello di dolore che preclude l'attività subacquea. Narcotici, anticonvulsivi, stabilizzatori di membrana, miorilassanti ed antidepressivi triciclici (tutti farmaci comunemente prescritti per il dolore forte alla schiena) possono avere effetti avversi sul sistema nervoso centrale ed anche agire in sinergia con l'azoto nel deteriorare ulteriormente la performance e la capacità di giudizio durante un'immersione.

Condizione: amputazione
Descrizione: la perdita di un arto a causa di un trauma o della asportazione chirurgica, così come la mancanza congenita (fin dalla nascita), implica ovvi problemi alle funzioni complessive di una persona. L'adattamento da parte del subacqueo può tuttavia diminuire di gran lunga l'impatto. Sia le modifiche dei compiti che le protesi hanno migliorato molto la vita degli amputati. Gli effetti di un'amputazione variano, andando da un ritorno quasi completo alla piena funzione all'incapacità. Se l'amputazione è dovuta ad una condizione medica, come una patologia vascolare periferica, gli specialisti devono esaminare la situazione cardiovascolare del paziente e le medicine che deve assumere. Le sensazioni fantasma croniche ed il dolore fantasma possono influenzare la qualità della vita e ogni infezione in atto può impedire l'attività intensa. Idoneità all'immersione: è necessario valutare in modo completo se il sub è in grado di compiere le attività richieste sopra e sott'acqua. Anche il subacqueo più motivato, con un amputazione incontrerà delle difficoltà per alcuni aspetti dell'immersione, alle quali però è possibile porre parziale rimedio con modifiche ad equipaggiamento e procedure. Subacquei professionisti che hanno subito amputazioni hanno operato degli adattamenti per poter continuare ad immergersi. Dopo un'amputazione, i sub dovrebbero definire limiti e rischi, per sé e per i propri compagni. Medicinali impiegati: molti farmaci usati per trattare il dolore possono avere effetti sedativi e non sono raccomandati per l'immersione. Anche ogni farmaco impiegato per curare altre condizioni associate a questa patologia deve essere esaminato, prima di immergersi sotto il suo influsso.

Medicinali impiegati nel trattamento dei disordini muscoloscheletrici
Un subacqueo dovrebbe assumere qualsiasi farmaco molto prima di immergersi. Questo esclude ogni effetto collaterale non legato all'ambiente iperbarico, ma non preclude totalmente una futura reazione avversa al farmaco. I seguenti farmaci sono comunemente impiegati per i disordini muscoloscheletrici.
• FANS / Aspirina: è comune l'uso di farmaci anti-infiammatori per problemi muscoloscheletrici. Sono state riportate reazioni allergiche ad aspirina e FANS. Questi farmaci, (come Motrin®, Naprosyn®, ecc.) possono ridurre la capacità di coagulazione delle piastrine fino ad una settimana dopo l'assunzione. In teoria questo può causare una maggiore perdita di sangue in caso di barotrauma o anche di MDD. Questo è stato riscontrato in lesioni emorragiche identificate durante l'esame microscopico della spina dorsale di animali che avevano subito MDD. Per contro alcuni subacquei assumono aspirina prima di un'immersione per diminuire il potere aggregante delle piastrine e prevenire gli effetti a cascata che conducono a MDD. Questo effetto aveva suggerito in passato ad alcuni medici l'impiego di aspirina e FANS per il trattamento di MDD acuta. Oggi la maggior parte dei medici non raccomanda più questi farmaci per il trattamento della PDD. In Australia è in corso uno studio per valutarne l'efficacia terapeutica.
• Corticosteroidi: l'assunzione di questi farmaci può causare sbilanciamento dei fluidi e degli elettroliti, modifiche dell'umore e debolezza.
• Narcotici, miorilassanti e benzodiazepine: sono farmaci potenti usati per alleviare il dolore da moderato a grave e gli spasmi muscolari. Le condizioni che richiedono il trattamento di dolori di questo livello in genere non permettono l'immersione, a causa degli effetti sullo stato mentale di chi assume quei farmaci L'interazione con la narcosi da azoto può portare a un notevole deterioramento mentale, fino alla perdita di coscienza, anche in pazienti con sintomatologia dolorosa ben controllata.

Psiche e immersioni
di Maria Luisa Gargìulo

Dal 1 7 al 19 ottobre a San Vito Lo Capo in provincia di Trapani, si è svolto il primo convegno dal titolo "Psiche ed Immersioni" patrocinato dall'università di Palermo.
È stato un evento importante perché per la prima volta si sono riuniti psicologi, psichiatri e istruttori di subacquea per ragionare insieme sul panorama scientifico attuale in tema di psicologia dell'immersione.
Per inquadrare il taglio dell'iniziativa, accennerò a qualche piccolo particolare in modo da dare un'idea del clima e del tipo di lavoro che è stato fatto. Oltre che come cronista per Alert, ero li come relatore e gli estratti degli interventi che ho accluso a questa introduzione possono dare una idea del livello del dibattito. Forse un'utile chiarificazione può essere fatta dicendo ciò di cui non si è parlato e cosa non è stato il convegno.
Non si è parlato di preparazione atletica alla performance, cioè non ci si è occupati delle tecniche che usano gli psicologi preparatori quando seguono gli atleti dì alto livello agonistico per aiutarli a perfezionare alte prestazioni e a superare record.
Ci si è invece occupati di approfondire i significati psicologici e sociali dell'attività subacquea e di come è vissuta dalla grande maggioranza dei sommozzatori, quali i cambiamenti psicologici sono osservabili nel sommozzatore. Quali sono i bisogni psicologici cui questa attività risponde e quali i miti, i significati profondi che richiama.
La presenza al convegno di professionisti della didattica delle immersioni ha consentito un confronto sulle dinamiche relazionali e sui comportamenti tipici del subacqueo in situazioni tranquille e situazioni di stress e di pericolo e sui suoi comportamenti in gruppo.
L'appartenenza dei partecipanti a differenti correnti psicologiche ha consentito un confronto ed offerto differenti chiavi di lettura della subacquea come fenomeno sociale e come attività. La dimensione psicologica dell'essere immersi è stata affrontata sotto varie sfaccettature e il fatto che il convegno si è articolato in sessioni scientifiche pomeridiane alternate a immersioni mattutine nel mare della Sicilia, ha consentito anche un miglior coinvolgimento ed un lavoro in un clima partecipativo e di ricerca inferiore. Questo aspetto per i non addetti ai lavori potrebbe sembrare secondario, in realtà uno degli strumenti più potenti a disposizione degli psicologi è proprio l'autoosservazione e il convegno si è potuto trasformare in un vero e proprio piccolo laboratorio. Segue la sintesi di alcuni interventi.

Psicodinamica del profondismo
di Salvatore Capodieci
(psichiatra psicanalista Venezia Mestre)

Per quanto riguarda la psicodinamica dell'attività subacquea, sappiamo che esistono numerosi fattori emotivi di tipo inconscio alla base del desiderio di effettuare un'immersione subacquea profonda. La motivazione che spinge sempre più persone ad immergersi sottacqua è da ricercare nel crescente bisogno di trovare nuove cariche emotive che consentono di coniugare l'amore per le attività avventurose con il rapporto intimo con la natura.
Tracciare il profilo psicologico del subacqueo non è un'operazione facile. È possibile, però, constatare se esistano degli aspetti che si presentano con maggior frequenza tra chi pratica questa attività.
1. Un vissuto ambivalente tra il desiderio di isolarsi e quello di appartenere ad un gruppo Isolarsi è una delle caratteristiche dell'attività subacquea ed è forse quella più affascinante: il subacqueo è infatti tagliato fuori completamente dal mondo esterno. La comunicazione sottacqua è molto limitata e parallelamente si incrementa la consapevolezza che il proprio benessere fisico è completamente nelle sue mani. A dispetto di tutto ciò, la subacquea è di fatto un'attività che ha un'alta valenza sociale, che si evidenzia in due modi principali:
a) Durante l'immersione ciascun subacqueo ha un compagno.
b| L'attività subacquea sia sportiva che professionale (militare, scientifica, commerciale) è quasi sempre strutturata come un'attività di gruppo all'interno del quale ciascuno ha un suo ruolo. Non è semplice spiegare la contraddittorietà insita tra la condizione di isolamento del subacqueo in profondità e il suo elevato livello di responsabilità verso il compagno e il gruppo più vasto.
2. Lo spirito agonistico
II subacqueo sportivo a differenza di chi pratica altre discipline non deve vincere nulla, non ha un traguardo da superare a tutti i costi o degli avversari da vincere. Nelle immersioni tecniche c'è un traguardo dato dal raggiungere una certa profondità o dal riuscire a visitare un particolare relitto, ma questo tipo di "traguardi" sono raggiungibili solo grazie alla cooperazione di altri compagni di immersione. La maggior parte dei subacquei sono caratterizzati da scarso spirito competitivo e se il desiderio di emergere e di gareggiare non è un elemento che caratterizza l'immersione, questo non vuoi dire che chi pratica la subacquea non abbia il senso dell'agonismo. Il subacqueo lotta, si difende, combatte, aggredisce, ma il suo avversario è più l'ambiente che lo circonda che un suo collega. Il suo agonismo, indubbiamente atipico è correlabile alla pericolosità dell'immersione.
3. Spirito ribelle
La subacquea è anche ribellione. È il ribellarsi alle leggi della natura, alle regole della Creazione che hanno assegnato il mare ai pesci e agli uomini la terra. Tramite una forma di isolamento autoimposto il subacqueo riesce ad estranearsi dalla società e forse anche in questo modo esprime il suo spirito ribelle. Il subacqueo sfida tutte queste leggi e regole e ci riesce.
4. Personalità e immersione
Si può pensare che le persone cambino quando si trovano sott'acqua? Sottacqua, in effetti, i processi percettivi e sensoriali sono diversi dall'ambiente esterno. Se sott'acqua si verificano dei cambiamenti cognitivi, perché non potrebbero esserci anche dei cambiamenti personologici? Se l'approccio situazionale allo studio della personalità è corretto, allora l'attività subacquea rappresenta un contesto eccellente su cui poter verificare ciò.
5. Immersione e dinamiche inconsce
Le motivazioni che spingono ad intraprendere l'attività subacquea hanno radici che traggono origine dalle dinamiche inconsce dell'individuo e quando si valica la linea di confine tra l'aria e l'acqua l'immersione è "agita". È in questo momento che si possono svilupparsi conflitti inferiori, che fanno emergere le pulsioni libidiche e quelle aggressive del soggetto che pratica l'attività subacquea. Le immersioni che espongono il subacqueo a rischi di incidenti o i tentativi di superare i propri limiti rappresentano un venir meno dei propri meccanismi di difesa. Il cercare l'isolamento fallisce e l'aggressività viene rivolta verso se stessi. Le situazioni di pericolo possono essere create anche per il desiderio di appagare grosse spinte di tipo narcisistico vissute con onnipotenza.
Queste situazioni sono spesso difficilmente riconoscibili perché il subacqueo le vive dentro di sé con una funzione di tipo compensatorio.

Riflessioni femminili sull'immersione tecnica
di Cristina Freghieri
(giornalista e subacquea tecnica Milano)

La profondità dentro ognuno di noi

- Le motivazioni:
Le ragioni che spingono il subacqueo ad approdare alla "profondità", oltre il tradizionale limite ricreativo dei 40 metri, spesso è dettata dal "bisogno" del confronto con se stessi verso la natura attraente e accattivante, in questo caso l'elemento liquido, che riporta la mente ad un desiderio antico ma, specialmente al "bisogno" di scoprire la parte emozionale più nascosta di noi quella che raccoglie le nostre emozioni e le nostre paure.
Il rapporto con l'acqua nelle profondità, diventa un veicolo per conoscersi "dentro" senza veli, rivestimenti o immagini esterne. È proprio questa cruda situazione d'essere nel profondo "vero", inteso, sia come "metri d'acqua sopra di noi", sia nell'emozione che impedisce di barare con se stessi affrontando proprio quelle paure e desideri, come se ci si guardasse allo specchio. Ovviamente quello specchio è il nostro autoascolto, vigile nell'osservare i sentimenti più nascosti compreso il timore e l'attrazione stregante del liquido che ci avvolge, in cui siamo "ospiti" per il breve tempo che ci è concesso. Dobbiamo respirare e sott'acqua, questo nostro principale bisogno si trasforma in limite.
Il desiderio del ritorno alle origini della conquista del mondo sottomarino è forte e, racchiude tutti quei sentimenti che formano la conoscenza e coscienza del nostro mondo inferiore. Mano a mano che si percorre la discesa "profonda", l'aspetto razionale di noi stessi supera quello emotivo nelle scelte delle azioni e decisioni, mentre l'universo dell'emozione contemporaneamente si arricchisce dentro di noi.
- La trasformazione mentale
II passaggio dalla vita di superficie a quella sommersa è una trasformazione mentale che canalizza la mente in una sola direzione: l'obiettivo da raggiungere laggiù. Durante la vestizione e la preparazione dell'attrezzatura si sviluppa una sorta di rito psicologico che abbandona completamente ogni pensiero legato a ciò che siamo, resta solo ciò che andremo a vivere. È come appartenere all'acqua, prima ancora di esserne avvolti. Attraverso gli esercizi della visualizzazione dell'immersione, si raggiunge un equilibrio stabile nel rapporto col liquido che andremo a penetrare.
- Il lago:
L'immersione al lago è particolarmente introspettiva, proprio perché l'ambiente scuro e freddo, obbliga ad un autoascolto molto forte. Ci si trova molto in fretta di fronte a quello specchio inferiore che conduce alla verità e alla conoscenza delle nostre paure, limiti o desideri. Questo può favorire lo spostamento dei nostri limiti più in là o consolidarli. La poca luce o per meglio dire l'immersione sempre notturna in un colore nero opaco e trasparente, agevola l'interiorità dei nostri sentimenti.
L'obiettivo dell'immersione al lago spesso non è altro che il paesaggio di se stessi.
- Il mare:
II mondo colorato di luce e di azzurro delle acque salate, tende al trasporto verso un senso di maggior sicurezza (ipotetico), facilitando il desiderio, nascosto, di lasciarsi trasportare nella trasgressione della situazione programmata. L'essere immersi in acque trasparenti e leggere, trasporta le sensazioni del "vivere sott'acqua come in superficie" e, in un certo qual modo "respirare l'acqua" diventa una realtà, simbolica ovviamente, ma presente nel percorso del tempo in cui si vive l'immersione profonda. Nella mente del subacqueo, si crea una situazione di privilegio nell'essere li, e si sviluppa una sorta di auto stima nei confronti della natura e di se stesso. Tutto ciò potrebbe essere insidioso, ma gratificante. Questa situazione colorata, appare meno angusta della conquista del nero pece come può essere il lago ma, proprio per questo è "stimolante e traditrice". Questo rapporto "giocoso" col mare profondo, nasconde la seduzione di un superficiale autoascolto, sviluppato dalla
" facilità visiva e dal tepore delle acque, che anche se a quote abissali, permettono un agio fisico e psichico migliore.
- la dipendenza
Nel percorso di crescita personale subacquea verso il profondo, ho reso concreto e consolidato un equilìbrio inferiore che ha irradiato di benessere la mia vita quotidiana della superficie, sino a creare un bisogno continuo di quel "profondo liquido" per attingere energia necessaria alla continuità dell 'equilibrio. Non che questo significhi esasperarne la situazione, ma certamente ho la coscienza della necessità di alimentare questo rapporto intimo con l'acqua profonda, che mi permette di rapportarmi con serenità nella vita di superficie.
- Relitti profondi: fascino e mistero
II relitto, sviluppa, verso la mente de! subacqueo un'attrazione magnetica verso la vita sommersa trasformata e ricca di mistero. È come tornare bambini nel mondo della fantasia.
- Perché la presenza femminile è limitata nell 'immersione tecnica?
Non sembra esserci differenza tra maschi e femmine nella ragione emozionale del profondo. La differenza diventa evidente quando si inizia a discutere di tecnologia, meccanica, manutenzione e fisica, che sia la differenza tra i caratteri maschili e femminili?

Il mare e l'immersione nel lavoropsicanalitico e i suoi simboli
di Girolamo Lo Verso
(psicanalista Palermo)

" L'immersione subacquea è un tema molto discusso in letteratura, mitologia, fisiologia, ma non in psicologia, dove si trovano solo spunti simbolici e metaforici (il feto nella vita intrauterina, la nave, il mare, l'immergersi nell'inconscio). Il "setting" è una specie di barca antica (fenicia), solida, dove quello che conta è chi sta al timone.
Nel lavoro clinico viene spesso fuori il "mare": i sogni di turbamento hanno come contenuto i maremoti l'annegamento. Un paziente, subacqueo professionista, racconta un sogno in cui si avvicina in barca ad un'isola verde sul mare, forse Marettimo o Miroa o un'isola Greca: lì si immerge, e in una parete di roccia trova una fessura nella quale prende un ramo di corallo. L'interpretazione freudiana riporta ciò al corpo della madre, alla curiosità infantile, al proibito, alla nostalgia, alla colpa. Una lettura junghiana parlerebbe invece di esperienza iniziatica. La gruppo analisi soggettuale non dimentica questo, ma, all'interno di una epistemologia della complessità, pone anche attenzione alla relazione in atto, alla ricerca di ciò che non è conosciuto, al desiderio e alla paura della bellezza alla nascita del futuro, presente in ogni incontro. Lo stesso paziente racconta poi un episodio della sua vita: per il suo lavoro gli accadeva di immergersi lungo un'immensa parete ad alta profondità in compagnia del grigio, del freddo e della paura, e poi arrivato sul fondo, di accendere una lampada subacquea, ridando ai colori la possibilità di esistere e di illuminare una parete di corallo in piena fioritura. I simboli della luce, della bellezza, del grigiore e del rosso, interessano molto gli psicoterapeuti. La luce umanizza l'immensità della parete e
della profondità. Il corallo rosso, colore del sangue e della vita, è usato da millenni per scacciare il demonio e il malocchio. Il sangue è ciò che consente il corpo vivente, che è il contrario del soma, del cadavere. Il corpo vivente nostro e dell'altro è tale nell' autenticità della relazione, non nel l'intervento manipolativo su di esso. Una psicoterapia ridotta a pura tecnica manipolati-va, in cui l'altro viene oggettivato in un'illusione di controllo della sua diversità, riporta noi a puro ruolo tecnico e i pazienti al soma ed alla sua diversità ed incomprensibilità. Il linguaggio spesso ci tradisce, ma è impossibile concepire la depressione al di fuori dell'interezza dell'esser umano che la vive."
In fondo al mare riposa il cuore. C'è il desiderio di perdersi nel blu dove sei solo e hai pochi riferimenti percettivi".

L'immersione subacquea come strumento di formazionealla relazione sociale problematica
di Gaetano Venza
(psicologo Palermo)

La formazione psicosociale degli individui nei contesti lavorativi, cioè quell'insieme di interventi orientati a migliorare la capacità delle persone di gestire il proprio ruolo, le proprie relazioni interne o esterne all'organizzazione e di partecipare ai cambiamenti, ha oggi la necessità che vengano costruiti dispositivi formativi idonei ad aiutare gli individui a diventare sempre più consapevoli della relatività (cioè della non 'naturalità' o ovvietà) di quei processi storici e psicologico-sociali da loro vissuti nel corso del loro sviluppo e che li hanno condotti a costruire la propria visione delle cose, la propria autorappresentazione, la propria visione degli altri e delle relazioni sociali. Questa necessità emerge dal fatto che i processi di cambiamento recentemente verificatisi sia nelle organizzazioni che nella nostra società, sempre più spesso richiedono agli individui di gestire con efficienza situazioni socio-lavorative di convivenza con soggetti portatori di esperienze di costruzione della propria identità profondamente differenziate al punto tale da richiedere una vera e propria competenza appresa alla relazione sociale problematica, che può fondarsi solo su una autentica consapevolezza della propria non centralità o 'superiorità' implicita rispetto a chi è per qualche motivo diverso da noi.
L'immersione subacquea può, per contrasto e differenza, offrirsi come esperienza idonea a permettere all'individuo di sviluppare, se guidato dentro un idoneo percorso formativo,una riflessione capace di produrre un aumento di consapevolezza addirittura sulla dimensione relativistica (cioè non ovvia o 'naturalÈ) del livello corporeo nell'ambiente aero-terrestre, e da qui muovere (sempre mediante i diversi passi previsti dal progetto formativo) per metafore e trasformazioni successive verso gli obiettivi finali del dispositivo formativo che riguardano la riflessione sulla presunta naturalità della propria identità e la scoperta del relativismo delle diverse possibili identità e culture.

La dimensione extravisiva nell'immersione subacquea

di Maria Luisa Gargiulo
(psicologa psicoterapeuta Roma)

Queste riflessioni sono un prodotto indiretto dei miei studi delle tecniche di gestione dell'immersione che non si basano sulla vista, in quanto ho studiato e lavorato nel settore della didattica della subacquea con persone non vedenti. In occasione di questo lavoro, ho avuto modo di approfondire quanti e quali aspetti non visivi vi siano anche nelle immersioni del normale sommozzatore ed ho approfondito la fenomenologia di questi aspetti percettivi extravisivi. Ritengo che la particolare condizione di chi va sott'acqua lo porti ad accentuare le altre percezioni e che questa condizione sia il motivo della particolare valenza psicologica dell'immersione subacquea.
In psicologia della percezione si è giunti alla determinazione di un principio noto come "dominanza visiva" che si può descrivere in questo modo - Le afferenze sensoriali uditive, tattili, cinestetiche, olfattive, termiche.propriocet-tive, termoigrometriche sono in gran parte escluse dall'elaborazione cosciente dell'informazione tranne quando ci si trova in situazioni di deprivazione sensoriale visiva forzata o determinata da cause naturali. Nell'individuo normovedente circa l'80% delle informazioni percettive che vengono elaborate sono derivanti dal canale visivo. La modalità visiva ha un ruolo dominante e spesso giunge ad assorbire l'attenzione distraendola da altri canali sensoriali. Ciò ha un valore filogeneticamente adottivo, in quanto la vista si è rivelata più efficace di altri sensi nel controllo dell'ambiente e pertanto, essendo fondamentale per la sopravvivenza, è divenuta quella predominante su tutte le altre.
Gli studi condotti in condizione di deprivazione sensoriale visiva hanno però portato alcune importanti informazioni sulla percezione normale in quanto hanno consentito di valutare quanto i vissuti extravisivi siano quantitativamente e qualitativamente pregnanti, anche quando non sono consapevolmente elaborati dalla persona (subcezione).
Gli studi sulla psicologia e sui vissuti delle immersioni, offrono numerosi spunti di approfondimento in questo settore in quanto, pur essendo una attività basata sul controllo e sulla conoscenza visiva, l'immersione è una esperienza nella quale le afferenze extravisive sono molte e molto forti anche se a volte queste non sono vissute consapevolmente. Le percezioni extravisive concorrono a costituire gli aspetti "non razionali" dell'esperienza e del suo vissuto.
La valenza introspettiva dell'esperienza subacquea, deriva dal fatto che questa ultima è ricca di stimoli percettivi di tipo non visivo, che pur non essendo riconosciuti immediatamente dal sommozzatore, incidono profondamente su di lui, dandogli la possibilità di vivere in una dimensione psicologica particolarmente adatta per l'attuarsi di alcuni processi mentali. Questi sono facilitati perché la persona durante le immersioni vive esperienze alcune delle quali sono la amplificazione di qualcosa che si può trovare anche sulla, terra ma che nell'acqua è più accentuato, altre invece sono possibili soltanto nella dimensione subacquea:
- tridimensionalità dello spazio vissuto
- individuazione costante del confine fisico tra il corpo ed il suo esterno
- riscontro uditivo del ritmo respiratorio
- consapevolezza propriocettiva dei passaggi posturali
- consapevolezza propiocettiva della pressione differenziata e della resistenza tra il corpo e il suo esterno a partire da un punto di riferimento
- azzeramento della necessità di combattere la gravità.
Come si può vedere, I sensi "distali", che cioè servono a percepire elementi posti distanti da chi osserva, come l'udito sono annullati oppure sono messi in condizione di non funzionare al massimo delle loro potenzialità, nell'acqua I sensi "prossimalì", che riguardano la conoscenza a contatto con la persona o che si trova al suo interno (propriocezione) sono esaltati. Questa condizione percettiva conduce ad una maggiore concentrazione sul mondo interno rispetto a quello esterno.
Ritengo che la particolare condizione di chi va sott'acqua conduca il sommozzatore ad accentuare alcune percezioni e che questa condizione sia la causa della particolare valenza introspettiva dell'immersione subacquea.

1° trimestre 2001

Editoriale Dr. Alessandro Marroni

Una sosta di sicurezza a metà della risalita? di Peter Bennett

Immersione dopo patologia da decompressione. Joel Dovenbarger, DAN Medical Services

Riscaldamento del pianeta e cibo di mare. Dr. Edgar Maeyens Jr.

Problemi psicologici ed immersione. di Ernest Campbell, M.D.

Editoriale

Cari Iscritti DAN Europe,
È sempre piacevole ricevere commenti positivi sul proprio operato, ma lo è tanto di più se i commenti provengono da autorità internazionalmente riconosciute. I primi risultati del progetto Safe Dive di DAN Europe, così come i risultati preliminari dello studio sulla velocità di risalita e la decompressione del DAN UWATEC Diving Safety Lab (Alert Diver III/2000), sono, infatti, estremamente incoraggianti e ci hanno portato a pensare di essere sulla strada giusta per contribuire significativamente alla prevenzione degli incidenti da decompressione finora inspiegabili. La lettera che segue, del Prof Peter Bennett, presidente del DAN America e dell'International DAN, è un'ulteriore conferma di questa nostra speranza ed uno stimolo a continuare nella ricerca. La Patologia da Decompressione è una malattia generata dalle bolle, quindi lo studio dei meccanismi di formazione delle bolle durante la decompressione e dei metodi per prevenirla è una pietra miliare nella ricerca di una decompressione sicura. La PDD, però, è anche una patologia che presenta anche molte alterazioni biologiche, scatenate dall'insulto meccanico iniziale e la cui natura è ancora in gran parte sconosciuta. Si pensa che queste dipendano, soprattutto, dalla reazione stereotipata dell'organismo umano nei confronti di aggressioni da corpi estranei, che includono l'attivazione di molte cellule del sangue, come i globuli bianchi e le piastrine, l'attivazione e, frequentemente, la lesione delle cellule endoteliali, che tappezza i capillari ed il rilascio di sostanze biologicamente attive - frequentemente chiamate "mediatori dell'infiammazione" - che, inizialmente, dovrebbero aggredire il corpo estraneo, ma che, soprattutto nel caso delle bolle gassose, che non risentono del loro attacco, finiscono per danneggiare gli stessi propri tessuti. DAN Europe sta compiendo studi anche in questa direzione, indagando sul ruolo e le reazioni delle cellule ematiche, di quelle endoteliali e dei mediatori dell'infiammazione a fronte dello stress decompressivo, sia normale sia estremo. Sarete regolarmente informati sui progressi di questo complesso progetto di ricerca sulla sicurezza della decompressione, che rappresenta una parte importantissima dell'attività del DAN UWATEC Diving Safety Laboratory.
Acque chiare a tutti voi!

Prof. Alessandro Marroni, MD Presidente, DAN Europe

Una sosta di sicurezza a metà risalita?
di Peter Bennett

Negli ultimi anni mi sono convinto che gli incidenti decompressivi dei subacquei ricreativi non sono il risultato degli algoritmi di calcolo della decompressione, ma sono dovuti ad una velocità di risalita eccessiva I sintomi principali, in caso di brevi immersioni intorno ai 30 metri, sono di tipo neurologico ed interessano tessuti rapidi e ben irrorati, come il midollo spinale, che si satura di azoto in soli 12 minuti e mezzo. Nella migliore delle ipotesi il midollo si desatura in altrettanto tempo, ma sappiamo che il tempo di desaturazione è spesso più lungo. La velocità di risalita di 18 metri / minuto è il risultato di una decisione arbitraria della US Navy e non ha alcuna base nella cinetica dei gas. Oggi la maggioranza dei subacquei rispetta una velocità di risalita di 10 metri / minuto, con soste di sicurezza di 3-5 minuti a circa 5 metri. Quindi, risalendo da 30 metri, il tempo di risalita risulta di 2,8 minuti più 3 minuti di sosta di sicurezza, ovvero un totale di 5,8 minuti circa, nella maggioranza dei casi. Fatta la sosta di sicurezza, i più considerano l'immersione conclusa e risalgono rapidamente alla superficie. Ma sono proprio gli ultimi 5 metri quelli in cui la crescita di eventuali bolle sarebbe maggiore! Aggiungiamo, quindi, un altro minuto per raggiungere la superficie e stare più sicuri; anche così il tempo totale di decompressione da 30 metri è di 6,8 minuti, contro il tempo di 12,5 minuti della saturazione del midollo spinale. Siamo in debito di ancora 6 minuti circa! Ma sappiamo anche che la desaturazione è più lenta della saturazione, forse anche più del doppio e, quindi, potremo essere in debito di 18 minuti o più. Precedentemente avevo parlato di alcuni lavori scientifici che confermano la riduzione della produzione di bolle con più lente velocità di risalita. Al congresso della Società Europea di Medicina Subacquea ed Iperbarica, tenutosi a Malta nel Settembre 2000, Il Professor Alessandro Marroni, Presidente del DAN Europe ed il suo gruppo hanno portato ulteriori dati a supporto dell'opinione che siano proprio la velocità di risalita ed i cosiddetti tessuti rapidi i maggiori responsabili della malattia da decompressione. Hanno raccolto molti dati durante lo svolgimento del progetto Safe Dive e, su 1418 immersioni, hanno registrato le bolle gassose circolanti dopo l'immersione, mediante un rilevatore doppler. Le conclusioni dello studio, a conferma di quanto ho suggerito per anni, sono state che le bolle rilevate sono direttamente correlate ad un eccesso di saturazione nei tessuti rapidi e medi, come il sangue ed il midollo spinale e non a quelli più lenti. Lo studio ha anche dimostrato che la maggior produzione di bolle viene registrata quando la tensione di azoto calcolata nel sangue eccede 1.100 mbar (1 bar = 760 mmHg o circa 1 Atm) ed è superiore all'80% del massimo valore ammesso nel tessuto pilota e che questo problema è particolarmente evidente nel caso delle immersioni ripetitive. L'osservazione importante è stata che l'introduzione di soste profonde (extra deep stops), con un allungamento del tempo totale di risalita da 11,2 a 18,55 minuti, senza variare la velocità di risalita, ha portato ad una riduzione delle bolle rilevabili dal 30,5% a zero. Questo profilo di risalita consente anche di mantenere i valori calcolati di pressione di azoto nel sangue intorno ai 1.100 mbar ed i valori di sovrasaturazione del tessuto pilota al di sotto dell'80% del massimo ammesso, per i tessuti medio-rapidi. Nei miei precedenti editoriali ho detto che una velocità di risalita di 3 metri / minuto sembrava essere un metodo efficace di prevenzione la maggior parte degli incidenti da decompressione fra i pescatori di perle che facevano fino a 6 immersioni a 30 metri al giorno! Questo, però, è logisticamente difficile da fare, di qui il concetto che potremmo provare con una sosta più profonda, per esempio a 15 metri per 5 minuti circa, durante la risalita da 30 metri o a metà della profondità dell'immersione. Questo dovrebbe ridurre le tensioni di azoto nei tessuti rapidi e contribuire alla riduzione degli incidenti da decompressione. Anche DAN America sta conducendo ricerche sulla velocità di risalita ed il prossimo anno saranno disponibili più dati, ma sempre più elementi puntano all'importanza dei tessuti rapidi, non di quelli lenti, come i tessuti critici responsabili degli incidenti decompressivi dell'immersione ricreativa, multilivello e ripetitiva. Resta da determinare il metodo di gestire e controllare questa sovrasaturazione, ma il risultato potrebbe essere una significativa riduzione delle patologie decompressive ed un cambiamento radicale di come attualmente sviluppiamo tabelle e computers da immersione.

Prof P.B. Bennett, Presidente IDAN

D: Immersione dopo patologia da decompressione
Joel Dovenbarger, DAN Medical Services

Recente terapia per PDD dopo due giorni di immersioni. Due immersioni l'ultimo giorno a 12-15 metri per non più di 35 minuti. Intervallo di superficie 90 minuti fra le prime due immersioni e tre ore prima della terza immersione alla profondità di 24 metri. Durante la risalita dall'ultima immersione, perdita della zavorra e pallonata da 14 metri. Emersione alle 20: 45. Alle 10 del mattino dopo, dolore al braccio ed al gomito, con intorpidimento e formicolii. Visita medica e trattamento iperbarico nel pomeriggio con scomparsa dei sintomi. Quando si può ricominciare ad immergersi? R: È stato giusto intervenire immediatamente. In certi casi il ritardo di trattamento può compromettere il risultato finale. La ripresa dell'immersione può dipendere dai sintomi iniziali e dalla loro durata. Solo il 70% dei pazienti guariscono immediatamente e completamente, il restante 30% continua ad accusare sintomi dopo il trattamento. La maggior parte di questi sintomi, essenzialmente dovuti a fenomeni di infiammazione, scompaiono in pochi giorni o qualche settimana dopo l'incidente. In alcuni casi, un dolore persistente può indicare un infarto osseo e, se è interessata un'articolazione, potrebbe essere sconsigliato di immergersi ancora. Riguardo alle indicazioni per riprendere le immersioni, la US Navy adotta quelle seguenti:
1) in caso di PDD dolorifica, con scomparsa dei sintomi entro 10 minuti di respirazione di ossigeno iperbarico a 18 metri, l'immersione può essere ripresa 48 ore dopo la scomparsa dei sintomi. (Nota: questo approccio è forse un po' aggressivo nel caso di immersione ricreativa. In genere viene raccomandato un intervallo minimo di 2-4 settimane dopo la totale scomparsa dei sintomi)
2) in caso di PDD dolorifica non complicata, con esame neurologico normale prima della ricompressione e con scomparsa dei sintomi oltre i 10 minuti di respirazione di ossigeno iperbarico a 18 metri, l'immersione può essere ripresa due settimane dopo la scomparsa dei sintomi . (Nota: questo approccio è ancora troppo aggressivo nel caso di immersione ricreativa, che può prevedere il ritorno a profili ripetitivi multipli. In genere viene raccomandato un intervallo minimo di 4 settimane dopo la totale scomparsa dei sintomi)
3) in caso di sintomi neurologici lievi la US Navy raccomanda un intervallo minimo di 4 settimane. (Nota: sarebbe meglio attendere almeno 6 settimane nel caso dell'immersione ricreativa)
4) nei casi di PDD più complicati, nei quali i sintomi non rispondono bene al trattamento o quando debbono essere usate tabelle prolungate come le tabelle 4 o 7 US Navy, sono richiesti non meno di tre mesi prima di riprendere le immersioni, che possono riprendere solo dopo un controllo medico specialistico. (Nota: nel caso dell'immersione ricreativa, in simili circostanze l'abbandono dell'immersione potrebbe essere la soluzione migliore, ma dovrebbe essere rispettato un intervallo di almeno sei mesi, seguito da un completo esame medico specialistico. In sintesi, per la ripresa dell'immersione ricreativa dopo un episodio di PDD, ecco due semplici regole: - attendere almeno 4 settimane dopo la totale e permanente scomparsa dei sintomi - farsi visitare da un medico subacqueo specialista per determinare eventuali fattori predisponenti alla PDD Ricordate sempre che immergersi deve essere un divertimento: siate prudenti, prevenite gli incidenti e continuate ad immergervi per molti molti anni!

Riscaldamento del pianeta e cibo di mare
Dr. Edgar Maeyens Jr.

Le biotossine delle sempre più frequenti esplosioni algali dannose possono uccidere le forme di vita marina e provocare malattie nell'uomo. Queste esplosioni algali sono l'effetto del riscaldamento del pianeta. Con la migrazione dei questi fenomeni verso le regioni polari vedremo sempre più spesso gli effetti di questo inquinamento termico anche nell'emisfero nord ed osserveremo lo sviluppo di epidemie di intossicazioni alimentari da cibo di mare fino ad allora normalmente non rischioso. La tossicità deriva da tossine presenti nella catena alimentare marina. Le fonti primarie di queste sostanze dannose sono i dinoflagellati tossigeni, alghe fotosintetizzanti monocellulari. Le alghe sono la maggior fonte di cibo per i molluschi filtranti. L'uomo può ammalarsi ingerendo significative quantità di questi molluschi. Le esplosioni algali pericolose contengono sia dinoflagellati che diatomee: entrambi sono plankton, ma differiscono per composizione ed anatomia e sono responsabili di differenti tipi di intossicazione. Le diverse intossicazioni da esplosioni algali pericolose sono le seguenti: Intossicazione da molluschi amnesia, Intossicazione da molluschi diarroica, Intossicazione da molluschi paralitica, Intossicazione da molluschi neurotossica, Ciguatera. Come suggerito dai nomi, esistono alcuni sintomi specifici, ma sono presenti anche molti sintomi comuni a tutte queste intossicazioni, come nausea, vomito e diarrea entro un'ora dall'ingestione dei molluschi contaminati.
Intossicazione da molluschi amnesica. Fonte: granchi e gamberi. Prodotta dalle diatomee, plankton unicellulare con guscio esterno siliceo ed organico, privo di flagello. Ritenuto un tempo innocuo, ma ora noto come possibile vettore di malattia per l'uomo. La tossina è l'acido domoico. I sintomi possono durare pochi giorni, ma anche essere permanenti, oltre all'amnesia con perdita della memoria a breve termine, possono anche comportare confusione mentale e coma nei casi più severi. Anche se non di frequente, le alterazioni della memoria a breve termine possono durare alcuni mesi, ma senza compromissione della facoltà cognitive. Sono stati riportati alcuni casi mortali.
Intossicazione da molluschi diarroica. Fonte: mitili, vongole, pettini. La tossina è l'acido okadico, prodotto dai dinoflagellati nelle acque temperate e tropicali. I segni clinici sono nausea, vomito, crampi addominali e diarrea, che può durare da alcune ore fino a diversi giorni.
Intossicazione da molluschi paralitica. Fonte: mitili, granchi, vongole. L'agente tossico è la saxitossina, prodotta da almeno tre specie di dinoflagellati di acque temperate e tropicali. I segni clinici sono torpore del volto, delle labbra, della bocca e delle estremità. Nelle intossicazioni gravi può manifestarsi debolezza muscolare e difficoltà respiratorie e della deglutizione. La più grave complicazione, anche se rara, è la paralisi dei muscoli respiratori, seguita da arresto respiratorio e morte.
Intossicazione da molluschi neurotossica. Fonte: tutti i molluschi. Prodotta da neurotossine dei dinoflagellati che provocano le note "maree rosse". Quest'intossicazione non colpisce l'uomo frequentemente, ma, quando accade, i sintomi sono molto variati, da manifestazioni respiratorie asmatiformi fino a sintomi simili a quelli dell'intossicazione da molluschi paralitica, ma senza giungere alla paralisi. La malattia dura da poche ore a pochi giorni.
Ciguatera. Fonte: pesce di barriera. Insorge per ingestione di pesce che ha ingerito dinoflagellati produttori di ciguatossina, una neurotossina che aumenta la permeabilità al sodio delle membrane cellulari. Questo fa cambiare il potenziale elettrico del tessuto nervoso, con il risultato di molteplici e variegati sintomi neurologici. I segni tipici sono acuti dolori agli arti e dolori ai denti con sensazione di "dente mobile". Le intossicazioni più gravi possono provocare bradicardia, abbassamento della pressione sanguigna, paralisi dei nervi facciali, inversione della sensazione caldo-freddo, paralisi respiratoria, morte. La ciguatera deve sempre essere considerata nella diagnosi differenziale delle patologie da decompressione. La ciguatossina è più comunemente presente nei pesci di reef, soprattutto quelli più grandi e vecchi, che occupano i livelli più alti della catena alimentare, come i red snappers, gli amberjacks, le cernie, i pesci chirurgo ed i barracuda. La cottura non altera la tossina, che non ha odore né sapore o colore. In generale, e come precauzione generale, anche nei nostri mari, è consigliabile evitare le interiora di qualunque pesce.
Trattamento. Non esistono terapie specifiche per queste intossicazioni. I sintomi, generalmente, diminuiscono spontaneamente con il tempo e la terapia è generalmente sintomatica. Sfortunatamente non esistono metodi di indagine per evidenziare la presenza di queste tossine nel cibo di mare. Se ci si trova in aree non familiari, specialmente se tropicali, cercate di capire cosa mangiano e cosa evitano gli abitanti del luogo e seguite i loro consigli.

Problemi psicologici ed immersione
di Ernest Campbell, M.D.

Si conosce poco delle relazioni fra condizioni mentali ed immersione. Al di là dei motivi più ovvii per i quali l'immersione è controindicata, infatti - assenza dalla realtà, grave depressione, situazioni paranoidi con impulsi al suicidio, allucinazioni - molte persone convivono con le ansie, le paure e le nevrosi di ogni giorno e si immergono in sicurezza. In generale i sub esperti hanno profili psicologici positivamente correlati con l'intelligenza e caratterizzati da un livello di nevrosi normale o sotto la media. Riguardo ai rischi in immersione esistono solo pochi studi che riguardano disordini psichici, principalmente a proposito di situazioni depressive, di disturbi bipolari, di ansia, di fobie, panico, narcolessia e schizofrenia. Oltre ai rischi specifici causati dalla situazione di anomalia psichica, dobbiamo considerare anche i pericoli legati agli effetti del trattamento farmacologico. Anche su questo argomento non esistono studi specifici riguardo agli effetti sulla sicurezza dell'immersione. In genere, però, il trattamento farmacologico riveste un'importanza di secondo livello rispetto al motivo per cui viene assunto. Resta il fatto che un farmaco che alteri significativamente lo stato psicologico dovrebbe essere assunto con grande cautela da un sub. Come norma generica, se un farmaco è considerato rischioso per la guida di veicoli dovrebbe essere considerato tale anche per l'immersione. Un altro fattore non abbastanza conosciuto è il possibile effetto additivo fra farmaco psicotropo e narcosi da azoto. Le patologie da immersione, come la PDD, la narcosi da azoto, l'ipercapnia, l'intossicazione da ossigeno, le sindromi nervose da alta pressione ed il black-out in acque profonde possono provocare reazioni simili a quelle di condizioni psiconeurotiche o date da alterazioni o lesioni cerebrali. Prima di emettere un giudizio di idoneità all'immersione per un sub che presenta possibili problemi psicologici, il medico dovrebbe esaminare tutte le possibilità.
DEPRESSIONE Sintomi: tristezza continua e crisi di pianto, variazioni dell'appetito e dei ritmi del sonno, irritabilità, collera, preoccupazione, agitazione, ansietà, pessimismo, indifferenza, scarsa energia, sonnolenza persistente, sensi di colpa, scarsa considerazione di sé, incapacità di concentrazione, indecisione, incapacità di provare piacere per cose prima interessanti, isolamento sociale, dolori inspiegabili, ricorrenti pensieri di morte o suicidio.
FASE MANIACALE DELLA PSICOSI MANIACO DEPRESSIVA Sintomi: eccitazione, ottimismo e sicurezza esagerati, diminuita necessità di sonno senza stanchezza, deliri di grandezza, aumentato senso di importanza, irritabilità aggressività, aumento dell'attività fisica e mentale, discorsi rapidi e convulsi, voli di idee, impulsività, superficialità di giudizio, facile distraibilità, comportamenti azzardati (spese eccessive, decisioni di lavoro non ponderate, guida distratta, comportamenti sessuali indecorosi), allucinazioni nei casi peggiori.
FARMACI Per la depressione o i disordini bipolari (nomi chimici)
Buprenorfina. Utilizzata per trattare la depressione che non risponde al trattamento standard iniziale (Prozac, Zoloft) Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione: o Torpore e stanchezza. o Bassa pressione del sangue: evitare di alzarsi in piedi all'improvviso quando si assume questo farmaco. o Cefalea.
Buproprion. Utilizzato per trattare la depressione, I deficit di attenzione, le sindromi maniaco-depressive e per smettere di fumare. Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione: o Aumentata incidenza di episodi convulsive, proporzionalmente alla dose.
Buspirone. Utilizzato per trattare l'ansia o la depressione, l'aggressività, l'irritabilità o l'agitazione. Può aumentare gli effetti di altri antidepressivi, riducendo il livello di ansia, aggressività e comportamenti ossessivo-compulsivi. Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione: o Torpore: assicurarsi di conoscere le proprie reazioni al farmaco prima di immergersi o guidare veicoli. o Vertigini: può aver luogo 30-60 minuti dopo l'assunzione, specie se camminando o stando in piedi.
Carbamazepina. Questo farmaco previene o riduce la severità degli sbalzi d'umore ed è utile nella prevenzione delle ricadute depressive. Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione: o Torpore: è un problema delle prime settimane di cura, se persiste occorre attenzione durante il lavoro e la guida. o Vertigini: generalmente temporanee. Evitare di alzarsi in piedi bruscamente.
Lamotrigina. Appartiene al gruppo dei farmaci anticonvulsive, usati per controllare I disordini epilettiformi. In psichiatria la lamotrigina viene utilizzata per stabilizzare l'umore, specie nei casi maniaco-depressivi. Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione: o vertigini o torpore: è bene conoscere le proprie reazioni al farmaco prima di guidare o usare macchine. o Problemi di equilibrio, testa leggera, cefalea, disturbi visivi, tremori, nausea.
Litio. Questa sostanza ha diversi usi. Assunto regolarmente il litio previene o riduce la severità degli sbalzi di umore; agisce sinergicamente con gli antidepressivi, aumentandone l'efficacia. Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione: o Debolezza muscolare: generalmente diminuisce e scompare con l'uso continuato del farmaco. oTorpore: anche questo scompare col tempo. Se presente, esercitare cautela nella guida o usando macchine NOTA: dosi eccessive sono tossiche e possono provocare nausea, vomito, diarrea, tremori, vertigine, sonnolenza, confusione nel parlare e problemi di equilibrio.
Inibitori delle Monoamino-Ossidasi (IMAO): Fenelzina e Tranilcipromina. Gli IMAO sono usati per trattare la depressione e l'ansietà. Sono generalmente ben tollerati. Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione: o Vertigine, spesso dovuta a bassa pressione sanguigna. Evitare di alzarsi in piedi bruscamente. Questo problema dura in genere per i primi mesi di trattamento, o quando vengono aumentate le dosi. Può essere utile assumere il farmaco prima di coricarsi o di dividere la dose in più somministrazioni durante il giorno, con il consiglio del medico curante. Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione: o Torpore: generalmente limitato ai primi mesi di terapia. o Tremore: effetto poco comune, generalmente migliora con il proseguire delle terapia.
Metilfenidato. Usato per il trattamento dei deficit di attenzione e per aumentare l'efficacia degli antidepressivi. Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione: o ipereccitazione: diminuire la dose. o Nervosismo: frequente all'inizio della cura o quando si aumenta la dose. o Aumento della pressione sanguigna: controlli settimanali.. o Aumento delle frequenza cardiaca: generalmente si normalizza dopo un paio di mesi. . o Altri effetti meno frequenti: cefalea, dolori addominali, stanchezza.
Mirtazapina. Usato per trattare depressione ed ansia. Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione: o Torpore: assumere la mirtazepina un'ora prima di coricarsi. Assicurarsi di conoscere le proprie reazioni al farmaco prima di porsi alla guida o di usare macchine. Spesso scompare aumentando la dose o Vertigine: cautela nell'alzarsi in piedi di scatto. o Bocca secca: bere molto, masticare gomma per aiutare la produzione di saliva
Venlafaxina. Usata per trattare I sintomi depressivi e le sindromi di iperattività con deficit di attenzione. Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione: o Ansietà e irrequietezza: può scomparire con l'uso. o Torpore: assicurarsi di conoscere le proprie reazioni al farmaco prima di porsi alla guida o di usare macchine o Bocca secca: migliora con l'uso continuato. Masticare gomma per aiutare la produzione di saliva. o Effetti collaterali più rari: convulsioni, svenimenti, tensione muscolare, alterazioni mestruali, eccitabilità, disturbi respiratori, gambe e piedi gonfi.
S-Adenosil-L-Metionina (SAMe) . Usata per alleviare la depressione, ridurre i sintomi di fibromialgia, rallentare il progresso dell'osteoatrosi, migliorare la memoria, ridurre I danni epatici da alcol, migliorare le sindromi di iperattività con deficit di Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione: o Bocca secca o Visione confusa : accade di rado o Irrequietezza, ansietà, eccitazione. o Pazienti maniaco-depressivi possono virare alla fase maniacale.
Sertralina. Usata per trattare la depressione, l'ansietà ed i sintomi ossessivo-compulsivi. Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione: o Ansietà, irrequietezza, generalmente diminuiscono con l'uso continuato. o Torpore: assumere il farmaco un'ora prima di coricarsi. o Bocca secca o Tremore: tende a diminuire con l'uso. o Lividi e sanguinamento: può accadere, specie se in combinazione con l'assunzione di farmaci anti-infiammatori non steroidei (naproxen, ibuprofen, ketoprofen, flurbiprofen, diclofenac, sulfasalazina, sulindac, oxaprozin, salsalato, piroxicam, indometacina, etodolac). Può esserci pericolo di Barotrauma dell'orecchio, dei seni paranasali, dei polmoni e di ogni altra cavità aerea.
St. John's Wort ( Erba di S.Giovanni ). Quest'erba è usata per trattare lievi stati di ansietà o depressione, ma non è raccomandata per i casi più gravi. Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione: o Ansietà e irrequietezza. o Stanchezza. o Vertigine
Antidepressivi Tricilici. Usati per trattare la depressione, l'ansietà ed i dolori cronici. Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione: o Torpore: in genere solo nelle prime fasi del trattamento. Attenzione nella guida. Se presente, assumere il farmaco prima di coricarsi. o Vertigine: può aversi quando ci si alza in piedi bruscamente. o Bocca secca. o Vista confusa: generalmente scompare con l'uso continuato.
Topiramato. Appartiene al gruppo degli anticonvulsivanti, utilizzati per la terapia delle situazioni epilettiformi. In psichiatria viene usato come stabilizzatore dell'umore, specie nelle sindromi maniaco-depressive. Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione: o Torpore e vertigini: generalmente temporanei. o Difficoltà di concentrazione: può non apparire fino a dopo un mese dall'inizio del trattamento. o Formicolii delle estremità: generalmente temporanei. o Visione sdoppiate: generalmente temporanea.
Trazodone. Usato per trattare la depressione, alcuni problemi del sonno e l'agitazione. Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione: o Torpore: attenzione nella guida o nell'uso di macchine. Assumere la dose 10 ore prima del risveglio mattutino aiuta a rendere questa complicazione più tollerabile. o Bocca secca. oVertigine: specialmente quando ci si alza in piedi bruscamente.
AcidoValproico. Appartiene al gruppo degli anticonvulsivanti, utilizzati per la terapia delle situazioni epilettiformi. In psichiatria viene usato come stabilizzatore dell'umore, specie nelle sindromi maniaco-depressive. Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione: o Torpore: cautela nella guida o nell'uso di macchine.
Nefazodone. Usato per trattare la depressione e l'ansia. Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione: o Torpore: cautela nella guida o nell'uso di macchine. o Bocca secca. o Vertigine: specie quando ci si alza in piedi bruscamente. o Bassa pressione sanguigna: non comune, in genere temporanea.. o Visione confusa: non comune, in genere temporanea.
Paroxetina. Usata per trattare la depressione, l'ansia ed i disordini ossessivo-compulsivi. Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione: o Ansietà, irrequietezza: generalmente scompaiono con l'uso. o Torpore: se osservato, assumere il farmaco prima di coricarsi. In genere recede con l'uso. o Bocca secca. o Visione confusa: generalmente recede con l'uso o Tremore: generalmente recede con l'uso o Lividi e sanguinamento: può accadere, specie se in combinazione con l'assunzione di farmaci anti-infiammatori non steroidei (naproxen, ibuprofen, ketoprofen, flurbiprofen, diclofenac, sulfasalazina, sulindac, oxaprozin, salsalato, piroxicam, indometacina, etodolac). Può esserci pericolo di Barotrauma dell'orecchio, dei seni paranasali, dei polmoni e di ogni altra cavità aerea.
ANSIETA', FOBIE ED ATTACCHI DI PANICO.
L'ansia è una normale emozione, che si ha quando si affrontano situazioni minacciose o difficili. È associata alla secrezione di catecolamine ( adrenalina) ed, insieme al senso di paura, aiuta a superare le situazioni di pericolo. Ci allerta e ci può stimolare a gestire una situazione di pericolo affrontandolo e non semplicemente evitandolo. Però, se questa emozione diviene troppo forte o dura troppo a lungo, l'ansia può diventare un impedimento per la normale attività. In situazioni anormali, l'ansia si manifesta come apprensività e paura, anche se non è possibile correlare questi sentimento con qualche stimolo identificabile. Può essere accompagnata da preoccupazione indefinita, stanchezza, tensione ed irrequietezza, perdita di concentrazione, irritabilità ed insonnia. Gli effetti fisici dell'ansia possono includere irregolarità del battito cardiaco, sudorazione, tensione e dolore muscolare, respiro rapido e pesante, svenimenti, vertigine, disturbi digestivi e diarrea, tutti effetti prodotti dalla secrezione di adrenalina. Gli individui ansiosi spesso scambiano questi effetti per sintomi di gravi malattie, se ne preoccupano e questo non fa che aumentare l'ansia. Una forma di ansia più intensa è il panico, un improvviso ed inaspettato attacco di paura. Il panico può provocare un totale ed immediato distacco dalla realtà, situazione particolarmente pericolosa in immersione, per l'aumentato rischio di annegamento, sovradistensione polmonare e morte. Negli individui suscettibile, un'elevata consapevolezza di un pericolo potenziale, ma ben definito, complicata da una situazione di normale ansietà per il fatto stesso di trovarsi sott'acqua, può causare uno stato di ansia fobico. Il sub può quindi sviluppare una situazione di paura di scendere in acqua. Alcuni subacquei avvertono questi disturbi durante i corsi di immersione, ma la presenza di altri e forti fattori motivanti - completare l'esercizio, la presenza del partner, l'approvazione dei genitori o dei compagni, il desiderio di non apparire paurosi - possono temporaneamente far superare la paura. Uno stato di ansietà iper-reattiva in genere accade come risposta ad un problema o ad un piccolo incidente, come per esempio l'allagamento della maschera. Questo può provocare panico e stimolare un comportamento irrazionale. Spesso la situazione si conclude con risalite di emergenza, comportamenti inconsulti e totale disattenzione per la sicurezza propria ed altrui. Simili reazioni sono osservabili più spesso in individui che hanno una tendenza all'ansia superiore al normale.
Le fobie sono paure infondate, con ansia rivolta a situazioni o cose particolari, che non sono pericolose e che la maggioranza degli individui non trova problematiche o temibili. Gli individui fobici manifestano tutti i segni più intensi dell'ansia - battito cardiaco irregolare, sudorazione, vertigine, ecc. - come detto prima. Le fobie insorgono solo saltuariamente, in occasione di situazioni particolarmente terrorizzanti. In altre situazioni, le persone che soffrono di fobie non sono ansiose. Per esempio se un individuo ha una fobia per i cani, starà benissimo se non ci sono cani, e via dicendo. Una fobia porterà chi ne soffre ad evitare le situazioni che possono provocare ansia, ma questo comportamento non fa che rinforzare la fobia, con l'andare del tempo. Infatti la vita della persona fobica diventa sempre più dominata dalle precauzioni che la persona prende per evitare le situazioni temute. Il fobico sa, generalmente, che non c'è alcun reale pericolo; spesso si sente stupido per le sue paure, ma, nonostante ciò, non riesce a controllarle. Una fobia può gradualmente risolversi con maggiore facilità se è iniziata dopo un evento traumatico. Circa il 10 per cento delle persone hanno una qualche manifestazione di ansia o qualche fobia durante la loro vita, ma la maggioranza non ha bisogno di assistenza o trattamento psichiatrico. Alcuni sub soffrono di reale claustrofobia e questo gli impedisce la maggioranza delle immersioni o l'entrata in una camera iperbarica. Il problema può venire alla luce solo in certe circostanze di particolare stress, ridotta visibilità, immersione notturna o particolarmente prolungata. Non esiste una cura ben definita, salvo trattamenti come l'esposizione controllata alla situazione che scatena la fobia. Le due più comuni modalità di esposizione controllata sono la "desensibilizzazione lenta" ed il cosiddetto "flooding", letteralmente "inondazione". Il flooding è una forma di desensibilizzazione rapida ed intensa, senza l'uso delle tecniche di rilassamento utilizzate nella desensibilizzazione lenta. Con queste tecniche gli individui fobici subiscono un'esposizione diretta alla paura, fino a che l'ansia non scompare. La paura può essere immaginata oppure affrontata in presenza dello stimolo reale, quest'ultimo metodo è, però, un modo relativamente pericoloso in ambiente subacqueo. Un sub fobico, per esempio, potrebbe avere una reazione di agorafobia in immersione se perdesse contatto visivo sia con il fondo che con la superficie e si trovasse disorientato nello spazio. La privazione sensoriale - scarsa visibilità, perdita di orientamento spaziale - potrebbe anche provocare false visioni e l'ansia associata a queste situazioni può aumentare la suggestionabilità e far scambiare pesci, subacquei od altre cose per squali o altre entità minacciose.
Panico. Studi recenti suggeriscono che episodi di panico sono alla base di molti incidenti subacquei, anche mortali. È provato che individui che hanno un elevato livello di ansia reagiscono peggio se esposti a stress e, di conseguenza, sono un gruppo esposto ad un rischio potenzialmente maggiore. Gli attacchi di panico sono spesso stimolati da cose che un non-sub considererebbe pericolose, come un impigliamento, un difettoso funzionamento dell'attrezzatura, una strana creatura marina. Questi attacchi possono scatenare comportamenti irrazionali. Se subacquei ed istruttori conoscessero meglio questi fenomeni, probabilmente sarebbe più facile selezionare quei subacquei che sono più suscettibile ad attacchi di panico potenzialmente pericolosi per la vita stessa. Gli attacchi di panico non colpiscono solo i principianti; sub esperti, con centinaia di immersioni, ne sono, a volte, colpiti senza un'apparente ragione. Fra gli inesperti, il panico è, di solito, risultato di motivi specifici, come la fine dell'aria o l'incontro con uno squalo. Può anche scatenarsi quando un subacqueo reagisce ad uno stimolo esterno rapidamente ma irrazionalmente: l'attenzione si restringe, l'abilità di considerare soluzioni alternative si riduce. Se, per esempio, si ha un problema con l'erogatore, la diminuzione del flusso d'aria potrebbe portare il sub in panico a risalire rapidamente con il rischio di embolia gassosa arteriosa. Questa potrebbe essere considerata una risposta di panico, in presenza altre valide alternative, come la disponibilità di una fonte d'aria alternativa, che permetta una risalita graduale. Alcune attività subacquee comportano un inevitabile livello di ansia: lo stress di un malfunzionamento dell'attrezzatura, forme di vita marina pericolosa ( in genere squali), perdita di orientamento durante immersioni in grotta, sotto il ghiaccio o in relitti, o altre situazioni particolarmente stressanti. Immergersi con equipaggiamento difettoso o inadeguato e fare immersioni ad alto rischio espone ad un elevato potenziale di reazioni di panico; l'addestramento e le misure di prevenzione rappresentano la chiave per evitare questo problema.
Tratto Ansioso e Stato Ansioso. La "Trait anxiety" o tratto ansioso è un fenomeno psicologico considerato come un tratto stabile e permanente della personalità di un individuo; è un fenomeno situazionale, o transitorio. Gli individui con alti punteggi nelle scale della "Trait anxiety" sono a maggior rischio di sviluppare elevati stati d'ansia e panico durante l'immersione. Generalmente si pensa che questi individui non dovrebbero immergersi, ma interventi come il biofeedback, l'ipnosi, l'immaginazione guidata ed il rilassamento possono essere utile a ridurre le risposte ansiose associate ad attacchi di panico. In particolare è stato dimostrato che l'ipnosi è un'efficace metodo di rilassamento per i subacquei, anche se può avere l'effetto indesiderato di aumentare la dispersione termica in immersione. D'altra parte il rilassamento può portare ad un aumento dell'ansia e ad attacchi di panico in alcuni individui particolarmente ansiosi ( il fenomeno è conosciuto come ansia indotta dal rilassamento)
Consigli particolari per l'immersione. Nel determinare l'idoneità all'immersione di individui ansiosi, fobici o suscettibili ad attacchi di panico, ciascun caso dovrebbe essere considerato singolarmente, includendo nella valutazione il tipo di farmaci eventualmente usati, la risposta alla terapia e la quantità di periodi liberi da episodi patologici. Gli individui che hanno punteggi elevati nelle scale di misurazione dell'ansia non dovrebbero probabilmente immergersi, ma, se decidono di farlo, dovrebbero essere correttamente e completamente informati dei rischi, con speciale attenzione nel descrivere i possibili problemi nel saper prendere decisioni rapide e razionali e relativi alla responsabilità nei confronti dei compagni di immersione. In tutti i casi, i subacquei dovrebbero sinceramente e completamente rivelare eventuali loro problemi di ansia, fobie o panico ai loro istruttori, guide sub o compagni di immersione ed agli individui che potrebbero essere coinvolti in un incidente subacqueo.
FARMACI per Ansia, Fobie ed Attacchi di Panico. (Nota: molti dei farmaci già citati per la depressione sono utilizzati per l'ansia).
Benzodiazepine. ( Alprazolam, Clordiazepossido, Clonazepam, Clorazepato, Diazepam, Halazepam, Lorazepam, Oxazepam, Prazepam ). Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione: - Torpore: molto comune. Cautela nella guida e nell'uso di macchine - Vertigine: attenzione nell'alzarsi di scatto, nello scendere e salire le scale e nella guida. - Difficoltà di apprendimento: in genere scompare con l'uso.
Beta Bloccanti. (Propanololo, Pindololo, Atenololo, Acebutololo, Betazololo, Bisoprololo, Carteololo, Carvedilolo, Labetalolo, Metoprololo, Nadololo, Penbutololo, Timololo) Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione: - Torpore: molto comune. Cautela nella guida e nell'uso di macchine - Vertigine: attenzione nell'alzarsi di scatto, nello scendere e salire le scale e nella guida. - Bassa pressione sanguigna. - Bradicardia: particolarmente importante per i subacquei, perché può limitare la risposta allo sforzo ed allo stress. - Difficoltà respiratorie, asma, tosse. - Bocca secca. Pazienti asmatici o diabetici possono sviluppare particolari effetti collaterali con l'assunzione di questi farmaci. I betabloccanti possono limitare grandemente la tolleranza allo sforzo ed all'esercizio fisico. Possono anche aversi reazioni di broncospasmo. In caso di contemporanea assunzione di farmaci calcio-bloccanti, di ridotto metabolismo o di disfunzione epatica o renale, le dosi di questi farmaci dovrebbero essere opportunamente corrette
Citalopram. Usato per trattare la depressione, l'ansia ed I disordini ossessivo-compulsivi. Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione: - Ansietà ed irrequietezza: generalmente transitorie. - Torpore e vertigini: cautela nella guida e nell'uso delle macchine. - Lividi e sanguinamento: può accadere, specie se in combinazione con l'assunzione di farmaci anti-infiammatori non steroidei (naproxen, ibuprofen, ketoprofen, flurbiprofen, diclofenac, sulfasalazina, sulindac, oxaprozin, salsalato, piroxicam, indometacina, etodolac). Può esserci pericolo di Barotrauma dell'orecchio, dei seni paranasali, dei polmoni e di ogni altra cavità aerea.
Fluoxetina. Usata per trattare la depressione, l'ansia ed i disordini ossessivo-compulsivi. Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione: - Ansietà ed irrequietezza: generalmente transitorie. - Tremore: generalmente transitorio. - Lividi e sanguinamento: può accadere, specie se in combinazione con l'assunzione di farmaci anti-infiammatori non steroidei (naproxen, ibuprofen, ketoprofen, flurbiprofen, diclofenac, sulfasalazina, sulindac, oxaprozin, salsalato, piroxicam, indometacina, etodolac). Può esserci pericolo di Barotrauma dell'orecchio, dei seni paranasali, dei polmoni e di ogni altra cavità aerea.
Fluvoxamina. Usata per trattare la depressione, l'ansia ed i disordini ossessivo-compulsivi. Possibili effetti collaterali pericolosi per l'immersione - Ansietà ed irrequietezza: generalmente transitorie. -Torpore: se osservato, assumere il farmaco prima di coricarsi. Cautela nella guida e nell'uso di macchine. - Tremore: generalmente transitorio. - Lividi e sanguinamento: può accadere, specie se in combinazione con l'assunzione di farmaci anti-infiammatori non steroidei (naproxen, ibuprofen, ketoprofen, flurbiprofen, diclofenac, sulfasalazina, sulindac, oxaprozin, salsalato, piroxicam, indometacina, etodolac). Può esserci pericolo di Barotrauma dell'orecchio, dei seni paranasali, dei polmoni e di ogni altra cavità aerea.
Narcolessia. Malattia cronica che interessa la parte del cervello dove avviene la regolazione fra il sonno e la veglia, comporta un'intrusione del sonno con sogni ( fase REM del sonno) nello stato di veglia. Non esistono studi riguardo alla possibilità che pazienti narcolettici possano essere idonei all'immersione. Un narcolettico può cadere addormentato sul lavoro, mentre parla o mentre guida. Gli attacchi di sonno possono durare pochi secondi, ma anche 30 minuti; si possono avere momenti di catalessi - perdita del tono muscolare - di vario livello, fino a quello della "bambola di pezza". La narcolessia ha un'incidenza di un caso ogni 2000 persone circa, può iniziare in ogni momento della vita, ma inizia quasi sempre durante gli anni dell'adolescenza. Anche se è una malattia ereditaria, alcuni fattori ambientali possono contribuire. Si tratta di una malattia inabilitante e spesso non diagnosticata, devastante per chi ne soffre. I pazienti narcolettici soffrono spesso di gravi problemi psicologici, specie sul lavoro e nell'ambito delle attività ricreative e delle relazioni interpersonali e sono, generalmente, più soggetti ad incidenti. Questi effetti sono anche peggiori di quelli ben noti dell'epilessia. I sintomi includono eccessiva sonnolenza, calo temporaneo del controllo muscolare ( a volte associato ad ipereccitazione), vivide visioni di sogno mentre si cade addormentati ed inabilità di muoversi o parlare per periodi variabili dopo il risveglio. Diversi stati impongono restrizioni alla guida per i pazienti narcolettici. Tali restrizioni, generalmente, impongono un periodo di almeno un anno libero da attacchi, dopo l'inizio del trattamento ed in assenza di effetti collaterali della terapia. Queste restrizioni non sono state formulate per l'immersione, ma si possono ritenere valide anche per questo caso. Gli effetti collaterali dei farmaci utilizzati per combattere la narcolessia rappresentano un'altra fonte di preoccupazione. Si tratta di farmaci stimolanti, anticatalettici ed ipnotici, alcuni dei quali hanno effetti collaterali decisamente pericolosi per un subacqueo. Stimolanti che aumentino il metabolismo possono aumentare il rischio di tossicità da ossigeno nel caso si utilizzino miscele arricchite. Qualsiasi farmaco che alteri la percezione, altera anche la capacità di giudizio e decisione ed è pericoloso in caso di immersione. Le particolarità di ogni singolo caso, i farmaci utilizzati, la risposta alla terapia ed il periodo libero da attacchi narcolettici sono gli elementi da valutare nel decidere sull'idoneità all'immersione. Un paziente di narcolessia che desideri immergersi dovrebbe sinceramente e apertamente parlare del suo problema con l'istruttore o la guida sub. Inoltre dovrebbe essere consapevole dei possibili risvolti negativi sulla sicurezza dei suoi compagni di immersione. Un paziente narcolettico che desiderasse immergersi potrebbe considerare l'opportunità di utilizzare una maschera gran-facciale, che ridurrebbe il rischio di annegamento in caso di perdita di coscienza in immersione.

4° trimestre 2000

Editoriale Dr. Alessandro Marroni

Il DAN Uwatec Diving Safety Laboratory

Chirurgia oculare per subacquei. di Joel Dovenbarger

Il "Dito da Foca", una rara infezione.

Respirazione e sicurezza.del Dr. Richard Vann

Polmone ed immersione. del Dr. Richard Moon

DAN Europe research reports

Alcuni altri programmi di ricerca DAN Europe in corso

Editoriale


Cari Iscritti DAN Europe,
nell'ultimo numero di Alert Diver avete potuto leggere i dettagli del nuovo programma di ricerca chiamato "DAN UWATEC Diving Safety Laboratory". Si tratta di un progetto ambizioso, ma realizzabile, che DAN Europe ha perseguito negli ultimi anni e che UWATEC ha capito, nei suoi veri significati, accettando di esserne lo Sponsor. Il DSL rappresenta qualcosa di realmente nuovo per l'immersione sportiva: per la prima volta i subacquei, con le loro libere immersioni, saranno i protagonisti di un programma permanente di ricerca, mirato alla loro stessa sicurezza, i cui risultati saranno valutati da scienziati e ricercatori appartenenti ad un'organizzazione neutrale, con un solido background medico e scientifico, come DAN Europe, mentre UWATEC, che ha generosamente contribuito al progetto, non imporrà alcun vincolo di riservatezza alla libera circolazione dei dati acquisiti e dei risultati della ricerca Questo è un chiaro esempio di una collaborazione ottimale fra ricerca ed industria, per il bene commune della comunità subacqua sportive. In questo numero della rivista, oltre alla solita messe di utili informazioni, troverete anche un dettagliato rapporto sui primi risultati del Progetto Safe Dive e sulle loro prime ed immediate conseguenze, che, anche se ancora in fase preliminare, si annunciano come estremamente interessanti. Il Progetto Safe Dive, infatti, ha contribuito a chiarire alcuni aspetti della moderna immersione sportiva, particolarmente riguardo al tempo ed al profilo di risalita ed al ruolo dei tessuti veloci nella genesi della Patologia Da Decompressione. Questi risultati stanno generando una revisione degli algoritmi per il calcolo di una più sicura decompressione, che mirano a rendere ogni risalita sempre più "bubble safe", ovvero "libera da bolle". Dati scientifici solidi, che provano che il nostro consiglio di risalire sempre lentamente era ed è corretto, stanno finalmente emergendo, a conforto della sensazione "clinica" di molti specialisti, fra cui mi annovero. Sono anche lieto di ospitare l'editoriale di Chris Young, DAN Europe UK Office Manager e Chairman of the DAN Europe Training Committee, sul Diving Safety Laboratory.
Acque Chiare a tutti voi!

Alessandro Marroni

Il DAN Uwatec diving safety laboratory
Di Christopher Young, DAN Europe UK Office Manager, Chairman del DAN Europe Training Committee

L'immersione sportiva non è solo molto divertente, è anche molto sicura. Secondo i dati dello U.S. National Safety Council immergersi è più sicuro che giocare a tennis (0,04% contro 0,12% di frequenza di incidenti). Purtroppo, però, l'immersione viene ancora percepita, da molti, come un pericoloso sport estremo. L'industria subacquea lo sa bene e, lentamente, stiamo tutti sforzandoci di educare il "mondo non sub", ma questo richiede tempo. Uno degli strumenti per fare questo è rappresentato dai dati reali provenienti da programmi di ricerca subacquea. Come è accaduto per la vita di tutti i giorni, negli ultimi anni anche l'attività subacquea è cambiata radicalmente. Basti pensare alle attrezzature, alle modalità didattiche ed, anche, ai gas respirati. Per esempio, il Nitrox è, oggi, una cosa normale, ma non era visto in questo modo solo 5 anni fa. Pertanto è naturale che, con il cambiamento dell'attività, anche i confini della ricerca si allarghino. Nel 1993 DAN Europe iniziò uno studio allargato, chiamato Progetto Safe Dive. Questo programma di ricerca ha avuto successo ed ha generato dati incredibilmente utili per la sicurezza dell'immersione, e rappresenta la piattaforma su cui si sviluppa la nuova ricerca, che utilizza tutti i mezzi moderni a disposizione, come i computers di immersione. Questi sono strumenti potenti ed ideali per questo tipo di lavoro, ed è stato un passo logico per DAN Europe di "fare squadra" con uno dei leader mondiali nella produzione di questi strumenti - Uwatec - per avviare un programma d' equipe che ha portato ad un laboratorio permanente di ricerca, il DAN Uwatec Diving Safety Laboratori (DSL). Lo scopo primario del DSL è di prendere in esame tutti i fattori che possono influenzare la sicurezza dell'immersione, ma si raccoglieranno anche tutte le informazioni disponibile sugli incidenti, con un interesse particolare per le Patologie Decompressive. Il programma, tuttavia, non può giungere a nessun risultato senza dati reali ed accurati e qui è dove il ruolo dei subacquei, degli istruttori, delle scuole e dei centri d'immersione diventa importante. Non importa quale sia l'età del sub, quante immersioni faccia e dove, quale sia il livello di esperienza; quello che conta è partecipare a questo programma di ricerca. Che cosa chiede DAN Europe? Al giorno d'oggi gli aerei portano le scatole nere, per permettere ai ricercatori ed ai tecnici di disporre di informazioni reali ed accurate. Questo è il principio su cui si fonda il programma DSL, durante il quale i subacquei si immergeranno portando le Scatole Nere preparate da Uwatec. Dopo l'immersione i sub dovranno solo riempire un semplice questionario, disponibile, come le Scatole Nere, presso le Basi DSL, che saranno costituite presso le Scuole ed i Centri di Immersione, cui DAN Europe chiede di promuovere e diffondere il progetto, agendo come punti di contatto con i subacquei e come "punti di ricerca" dove siano disponibili i "DSL Research Kits". Istruttori e Guide Sub non saranno meno essenziali ed avranno il ruolo chiave di Research Operators, per cui potranno ricevere, senza alcun costo, l'addestramento necessario. Il loro compito, come Research Operators, sarà quello di assistere i Research Divers, come supervisori dell'uso delle Scatole Nere, nello scarico dei dati da queste raccolti e nella loro trasmissione a DAN Europe. Un certo numero di immersioni sarà anche monitorata con la tecnica Doppler, per indagare sulla produzione di bolle gassose dopo l'immersione. Il monitoraggio sarà effettuato da Research Operators cui verrà insegnata la tecnica di rilievo dei segnali Doppler, già usata da anni e con successo per indagare sulla formazione e sugli effetti delle cosiddette "bolle silenti". DAN Europe vuole anche rivolgersi a quei sub che hanno bisogno di particolari attenzioni e precauzione, come I diabetici o i disabili, che rappresentano una parte del panorama subacqueo odierno. C'è, nel programma DSL, un ruolo per chiunque si immerga e che voglia partecipare, con piccolo o grande impegno. Il successo del programma dipende dai subacquei ed alla loro partecipazione. Il nostro scopo è di creare un programma di ricerca che produca dati utili per tutti i sub e per la loro sicurezza, per mostrare al mondo "non sub" quanto il nostro sport sia bello e sicuro! Per saperne di più, mandateci un'email all'indirizzo dsldcc@daneurope.org o scriveteci alla DAN Europe Research Division, CP DAN, 64026 Roseto, oppure mandateci un Fax allo 085 893 0050.

Chirurgia oculare per subacquei. Correzione del distacco di retina con Lasik
di Joel Dovenbarger

D. Quanto si deve attendere prima di riprendere l'attività dopo un intervento per distacco di retina? R. Il rischio di distacco di retina aumenta con l'età. La parte interna dell'occhio è piena di un liquido denso, chiamato umore vitreo, che mantiene la retina in posizione. Invecchiando l'umore vitreo può perdere in consistenza e parti della retina si possono distaccare dal fondo oculare. Questo può comportare disturbi della vista, con visione ondulata od offuscata ed anche la cecità. Nonostante esistano altri meccanismi di distacco di retina, legati alla miopia estrema o a traumi, l'età è il fattore favorente più frequente. Dopo la chirurgia riparativa, non è infrequente vedere alcune macchie nere nel campo visivo - piccoli frammenti di retina che restano sospesi nell'umore vitreo. Queste possono essere fastidiosi, ma generalmente si risolvono col tempo. L'immersione non causa né contribuisce al distacco retinico nell'occhio normale. In assenza di complicazioni, l'attività può essere ripresa dopo due mesi dall'intervento D. Faccio 30-40 immersioni l'anno e voglio correggere la mia miopia con la nuova tecnica Lasik. Quanto dovrò aspettare prima di re-immergermi? R. La procedura Lasik (Laser In-situ Keratomileusis) è un modo oggi comune per correggere certi difetti visivi. Non esistono studi specifici correlati all'attività subacquea, né informazioni sui tempi di attesa prima di riprendere l'immersione. Le preoccupazioni principali riguardano i possibili danni da colpo di ventosa della maschera, a causa della pressione negativa che può esercitare sull'occhio. La lesione tessutale provocata da questo tipo di chirurgia è minore di quella di altre procedure chirurgiche; dopo chirurgia Lasik, nella maggioranza dei casi l'immersione si può riprendere dopo un paio di settimane. Considerando, però, la mancanza di dati specifici riguardo all'immersione, sarebbe consigliabile adottare un atteggiamento prudente ed attendere almeno un mese prima di sottoporre l'occhio al rischio potenziale di un barotrauma della maschera. Trattare le abrasioni provocate in acqua con grande attenzione. D. Lesione da corallo urticante, con piccoli tagli ed abrasioni sull'avambraccio, trattati immediatamente con lavaggio con acqua e sapone, ma poi seguiti da prurito e bruciore della pelle circostante, con arrossamento e dolore alla pressione. I sintomi sono durati circa 4 giorni, poi il medico ha prescritto una pomata cortisonica che ha avuto effetto in cinque giorni ma poi, dopo circa una settimana, i sintomi sono ricomparsi, la pelle ha un brutto aspetto e mi da fastidio. Che devo fare? R. Questi sintomi sono abbastanza comuni dopo una lesione da corallo. Il lavaggio con acqua e sapone è un corretto primo intervento e può evitare successive reazioni. Le complicazioni più frequenti sono infiammazione, ritardo di cicatrizzazione e, meno comunemente, infezione secondaria. Se la lesione è da corallo di fuoco, l'uso di acido acetico diluito ( anche il normale aceto ) offre una valida ed immediata modalità di pulizia e decontaminazione delle lesioni e, utilizzato come impacco, può ridurre il dolore. Altre sostanze che vengono usate, con effetti variabili, sono l'alcol, il bicarbonato, la papaina. La ricomparsa dei sintomi cutanei non è infrequente ed è, generalmente, dovuta a microscopici frammenti di corallo - vivo - che possono restare nelle abrasioni o piccole ferite. Inoltre, si possono avere risposte infiammatorie ad andamento ciclico, che possono persistere per alcune settimane dopo l'incidente. La miglior prevenzione è di evitare il contatto con queste creature e di indossare una muta od altra adeguata protezione.

Il "Dito da Foca", una rara infezione

Per quelli che amano i mammiferi marini e collaborano con acquari o centri di recupero, desideriamo dare alcuni consigli utili su alcuni problemi che i nostri amici pinnipedi possono provocare. La loro pelle, le fauci e le unghie ospitano diversi microrganismi. In caso di tagli, morsi o abrasioni, specie a carico delle mani, si possono avere lesioni assai dolorose che possono anche sfociare in patologie croniche. Queste infezioni sono virtualmente sconosciute a chi non vive ed opera in zone dove i pinnipedi sono comuni e diversi casi di "dito da foca" , non adeguatamente diagnosticati e curati, hanno provocato danni permanenti . Si tratta di una grave, ma localizzata, infezione, caratterizzata da dolore acuto, gonfiore, arrossamento, secrezioni siero-purulente, alterazioni artritiche acute delle articolazioni più vicine, che possono aversi precocemente, ma sono, in genere, ritardate. Nei tempi passati, i cacciatori di foche che soffrivano di questo problema, si tagliavano il dito per eliminare il dolore. In caso di lesione da parte di una foca, è importante prendere immediate precauzioni, lavando accuratamente le ferite con acqua e sapone e pulendole con alcool. De diversi antibiotici utilizzati, solo la tetraciclina si è dimostrata realmente utile, a dosaggi di 500 mg quattro volte al giorno per tre - sette settimane. Il successo della terapia è legato alla precocità dell'intervento e dalla gravità dell'infezione.
Anisakis Simplex L'Anisakis simplex (AS), uno dei tanti parassiti dei pesci, è un verme con un corpo oblungo e simmetrico. Gli ospiti più comuni sono gli sgombridi, i tonni, i salmoni, le sardine, le acciughe, il merluzzo, il nasello.
Gli esseri umani si infestano mangiando pesce crudo o poco cotto, ma anche pesce affumicato, salato o in salamoia congelamento per 24 ore uccide le larve Il parassita invade le pareti del tratto gastrointestinale, dallo stomaco all'intestino. L'infestazione provoca anisakiasi acuta e/o cronica. La forma acuta è caratterizzata da severi dolori addominali, nausea, vomito, che compaiono da una a poche ore dopo l'ingestione di pesce infestato. L'anisakiasi cronica provoca sintomi simili a quelli dell'ulcera peptica, dell'appendicite, delle affezioni intestinali infiammatorie ed anche dell'ostruzione intestinale. Anche se non comunemente, l'anisakiasi può coinvolgere altri organi, come fegato, milza e pancreas ed è. Sempre più frequentemente riconosciuta come la causa di orticaria acuta, angioedema, shock anafilattico. Molte delle reazioni allergiche attribuite al pesce, sono, in realtà, allergie agli antigeni di questo verme parassita. Questi antigeni non vengono inattivati dalle alte temperature e, quindi, resistono alla cottura, come, anche, al congelamento. Non esistono esami di laboratorio per identificare l'Anisakis Simplex, ma gli esami radiografici dell'intestino con mezzo di contrasto, la gastroscopia, gli esami del sangue per l'identificazione di anticorpi contro l'Anisakis e l'ultrasonografia possono facilitare la diagnosi. Se la gastroscopia rivela il parassita, questo può essere direttamente rimosso attraverso il gastroscopio, con scomparsa dei sintomi entro pochi giorni o un paio di settimane. La prevenzione è il miglior trattamento e si ottiene con la corretta cottura del pesce. Se compaiono sintomi dopo aver mangiato pesce e resistono alle normali terapie, sarà utile dare al medico tutti i dettagli sull'eventuale pesce consumato di recente e sul metodo di cottura utilizzato. Anche se la durata della malattia può variare, il parassita generalmente muore in pochi giorni ed i sintomi si risolvono senza effetti residui.

Respirazione e sicurezza
del Dr. Richard Vann

L'immersione in acque tiepide e poco profonde è rilassante e sicura. Ma vediamo che succede se si vuole visitare un relitto a 40 metri; con la profondità e l'aumento del carico di lavoro fisico, respirare attraverso un erogatore può comportare l'esposizione ad elevati livelli di ossigeno, anidride carbonica ed azoto. Questi fattori possono comportare alterazione della normale funzione respiratoria. Le statistiche degli incidenti suggeriscono che la respirazione ha un ruolo importante. La respirazione deve mantenere livelli normali di ossigeno ed anidride carbonica nei tessuti e nel sangue; chi respira aria al livello del mare adatta, inconsciamente, la respirazione alle necessità metaboliche e di esercizio, ma questo non sempre avviene in immersione, dove concentrazioni non fisiologiche di ossigeno, azoto ed anidride carbonica possono avere effetti, indipendenti, cumulativi o interattivi che sono esacerbati dalla profondità, dagli sforzi, dalla resistenza ventilatoria e dalla densità del gas respirato. Bisogna "pensare" alla propria respirazione quando si è in immersione. Ritenzione di CO2 e dispnea. "Stavamo testando un nuovo cicloergometro a 7,8 ATA in camera iperbarica. A quella profondità, in aria compressa, la narcosi è già molto evidente, ma noi ce la stavamo cavando bene, fino a quando non iniziammo a respirare attraverso il circuito chiuso di misurazione, che ci dava solo la metà dell'aria che avremmo voluto. Herb smise di pedalare dopo circa tre minuti, svenuto e con gli occhi rovesciati all'indietro. Presi io la bici, sapevo che non stavo respirando abbastanza, ma ero troppo in ebbrezza per pensare giusto e volevo completare il test. Ho pedalato dritto nell'oblio e, svegliandomi poco dopo, ho avuto una delle sensazioni più orribili, quella di stare per soffocare. Se una cosa del genere fosse capitata sott'acqua saremmo sicuramente affogati." Dr. Edward Lanphier, fisiologo subacqueo Lo stimolo primario per la respirazione, durante l'immersione, è la concentrazione di anidride carbonica. I gas respiratori hanno una pressione parziale di ossigeno più elevata che in aria ed il sangue non è "progettato" per trasportare ossigeno ed anidride carbonica in situazioni iperossiche. Al livello del mare, a basse concentrazioni di ossigeno nel sangue venoso, l'anidride carbonica è legata all'emoglobina, ma a pressioni di ossigeno superiori il legame non è stabile; questo provoca l'aumento della pressione parziale di anidride carbonica nel sangue e nei tessuti. In condizioni normali, l'innalzamento del livello di CO2 stimola una più vivace respirazione e la ventilazione più vigorosa elimina la CO2 in eccesso. Se questo no avviene, il risultato è la dispnea ( affanno). La CO2 può essere trattenuta per diversi motivi; durante l'immersione, il fattore limitante è, generalmente, l'apparato respiratorio stesso. L'immersione in acqua provoca il trasferimento di sangue dagli arti ai polmoni e questo riduce sia il volume polmonare che la massima capacità ventilatoria. Quest'ultima viene ulteriormente ridotta dal maggior "lavoro" dalla necessità di movimentare un gas più denso attraverso le vie aeree e l'erogatore. La resistenza aumenta con la profondità e con il livello di esercizio. La CO2 può anche essere trattenuta come conseguenza di stimoli esterni, paura, inibizione della ventilazione causata dalla narcosi. Inoltre, i sub spesso dominano lo stimolo a respirare di più, causato dalla CO2, e fanno micro-apnee per risparmiare aria. Le micro-apnee, che inducono una ritenzione di CO2, possono essere responsabili di molti mal di testa dopo l'immersione Dispnea, Panico e Risalita Rapida L'eccesso di CO2 provoca dispnea ed affanno e questo può generare paura e panico. Dato che, però, la pressione parziale di ossigeno aumenta, la CO2 diventa un indicatore meno efficiente della necessità di ventilare di più e questo ne provoca l'ulteriore aumento. L'importanza di un'adeguata respirazione non è sempre enfatizzata durante i corsi di immersione ed i sub novizi sono particolarmente soggetti a compiere risalite rapide, per il panico scatenato dalla dispnea, con evidente rischio di Patologia DA Decompressione. Considerando che la normale autoregolazione della respirazione può essere compromessa in profondità, i subacquei dovrebbero ventilare adeguatamente e minimizzare gli sforzi per evitare l'affanno. In caso di improvvisa necessità di attività fisica intensa, la ventilazione dovrebbe essere aumentata, respirando profondamente. Questo è il modo migliore per evitare la terrificante situazione di soffocamento in immersione. Ma, se accade, che si deve fare? La cosa migliore è di fermarsi, riposarsi, respirare profondamente ed attendere che la respirazione torni normale. Incidenti ed Immersioni Sicure. I dati statistici del DAN per l'anno 2000 indicano che la risalita rapida ha un ruolo negli incidenti subacquei, sia mortali che non. La risalita rapida si è avuta nel 38% degli incidenti mortali, nel 23% di quelli non mortali, ma nell'1% delle immersioni normali. Una risalita rapida può accadere per tanti motivi, inclusi la perdita di controllo del galleggiamento e l'esaurimento dell'aria. Quest'ultimo si è avuto nel 24% degli incidenti mortali, nel 5% di quelli non mortali, ma solo nello 0,3% delle immersioni normali. Perdita di coscienza in profondità ( Deep Water Blackout) Durante un'immersione a 54 meri in una camera iperbarica bagnata, un sub compiva un esercizio fisico moderato, nuotando contro una barra attaccata ad un peso ed il suo consumo di ossigeno era di 2 litri al minuto. La pressione parziale di ossigeno era di 1,4 Atm. Il resto del gas respiratorio era azoto e la profondità equivalente in aria era di 53 metri. Il supervisore osservò che il sub aumentava costantemente il livello di esercizio, nonostante gli ordini, fino a che, improvvisamente, non perse coscienza. Rinvenne, per fortuna subito e fu rimosso dall'acqua. Se l'incidente fosse avvenuto in acque libere, le conseguenze sarebbero state diverse. Perdita di coscienza al fondo e morte Due sub esperti stavano esplorando un relitto fra 42 e 51 metri Dopo 15 minuti in profondità, uno dei due segnalò al compagno di essere in difficoltà, ed i due iniziarono a risalire. A 24 metri, però, perse coscienza e lasciò cadere l'erogatore. Il compagno tentò, non riuscendovi, di rimettergli l'erogatore in bocca e, a 5 metri, gli gonfiò il GAV. La morte del sub avvenne, apparentemente, per annegamento e non fu possibile osservare altre anomalie alla successiva autopsia. Il maggior lavoro respiratorio in profondità può elevare la ritenzione di CO2 del sub. Questa si aggrava ulteriormente in presenza di pressioni parziali di ossigeno elevate, come 1,4 Atm. Livelli di CO2 equivalenti a circa il 10% in superficie sono narcotici e possono provocare perdita di coscienza. Gli effetti di CO2 ed azoto sono cumulativi; questo significa che, se avvengono nello stesso momento, il rischio di alterazioni della coscienza è aumentato. La narcosi da azoto, lo sforzo, la resistenza respiratoria, l'elevata pressione parziale di ossigeno e la ritenzione di CO2 erano tutti elementi presenti negli incidenti qui descritti. L'elevazione della CO2 provoca anche l'aumento del flusso sanguigno cerebrale, con un aumento dell'apporto di ossigeno al cervello ed un rischio più elevato di tossicità neurologica da ossigeno. La suscettibilità alla ritenzione di CO2, alla tossicità da ossigeno ed alla narcosi da azoto può variare molto da individuo ad individuo. Alcuni sub presentano una risposta scarsa all'aumento della CO2 inspirata e sono definiti " CO2 Retainers". Questi sono individui a maggior rischio di tossicità neurologica da ossigeno. Studi eseguito durante la seconda guerra mondiale hanno dimostrato che il tempo di insorgenza di sintomi di tossicità variava casualmente da 7 a 145 minuti, nello stesso sub durante 20 esposizioni a 21 metri in respirazione di ossigeno 100%, alla pressione parziale di 3,1 Atm. Esistono differenze anche notevoli di suscettibilità alla tossicità da ossigeno ed alla narcosi da azoto fra i vari individui, ma, ad oggi, non siamo in grado di prevedere chi possa essere resistente o suscettibile o come la suscettibilità individuale possa variare di giorno in giorno.

Polmone ed immersione
del Dr. Richard Moon

Polmoni sani sono essenziali per immergersi in sicurezza. La respirazione deve essere libera di adattarsi al livello di attività fisica richiesto. In situazione di riposo, il gas viene movimentato nella misura di circa 5 litri al minuto, ma durante l'esercizio fisico questo volume può diventare di anche 100 litri al minuto. I muscoli respiratori possono muovere fino a 150 litri al minuto, quindi, in genere, esiste una sufficiente riserva. Durante l'immersione, però, due fattori possono limitare la capacità di respirazione. In primis la densità dei gas respiratori aumenta. Più elevata è la densità, maggiore è la resistenza respiratoria e questa, a sua volta, riduce capacità di massima ventilazione. Esperimenti in camera iperbarica hanno dimostrato una riduzione della massima ventilazione del 40% a 40 metri di profondità. Questa riduzione può raggiungere livelli inferiori a quelli necessari per un adeguato scambio della CO2. Quando questo accade, il sub avverte affanno e questo può degenerare in panico. La CO2 nel sangue aumenta e può peggiorare la narcosi da azoto. Se l'esercizio è strenuo, gli alti livelli di CO2 possono anche provocare la perdita di coscienza. In un sub sano, situazioni di questo genere possono aver luogo al di sotto dei 30 metri. Ma patologie polmonari, come asma, enfisema, sarcoidosi, che riducono la capacità ventilatoria già in superficie, possono limitare la capacità respiratoria anche a basse profondità ed a livelli di esercizio modesti. Asma. Un Congresso medico del 1995 definì che un sub dovrebbe avere una funzione polmonare normale, sia prima che dopo una manovra di stimolazione che tipicamente scatena la reazione asmatica, come l'esercizio. La raccomandazione finale fu che gli asmatici possono immergersi se non hanno sintomi e se hanno test polmonari nella norma al momento dell'immersione Barotrauma Polmonare. Durante l'addestramento i subacquei imparano che l'apnea durante la risalita può provocare la rottura degli alveoli polmonari, il pneumotorace, il pneumomediastino, l'enfisema sottocutaneo e l'Embolia Gassosa Arteriosa. Queste situazioni sono tutte il risultato di un "barotrauma polmonare". Alcune malattie polmonari possono facilitare il barotrauma, anche senza un'apnea durante la risalita. Se, per esempio, ci sono cisti polmonari piene d'aria, queste cavità, dalla parete sottile, tendono a svuotarsi lentamente ed il gas - e la pressione - si possono accumulare al loro interno durante la risalita, fino a provocarne la rottura. Altre condizioni che pongono a maggior rischio di barotrauma sono: le malattie che provocano ostruzione bronchiale ( come l'asma ), malattie che provocano zone di cicatrizzazione nel polmone ( come la sarcoidosi, il granuloma eosinofilo, la tubercolosi, la fibrosi polmonare e cicatrici dovute ad altre cause), la storia di episodi precedenti di pneumotorace spontaneo. In questi casi l'immersione dovrebbe essere controindicata. Chi avesse sofferto di un barotrauma polmonare, inoltre, non dovrebbe riprendere l'immersione se non dopo un accurato controllo specialistico, che potrebbe dover includere anche esami come TAC o RM Polmonare, per evidenziare eventuali piccole cisti aeree, anche se non sempre queste sono evidenziabili. Pneumotorace. Alcuni individui che hanno sofferto di ripetuti episodi di pneumotorace, possono essere sottoposti ad un intervento chirurgico per ridurre la possibilità di nuovi episodi. Questo può essere ottenuto attraverso la rimozione chirurgica delle cisti aeree visibili, o attraverso l'introduzione di sostanze irritanti nello spazio pleurico, che provocano l'adesione fra le due pleure e l'impossibilità di un nuovo collasso del polmone. In ogni modo il DAN ha notizia di due casi di EGA in subacquei che avevano subito simili interventi correttivi e preventivi. Il pneumotorace può anche essere causato da traumi, ferite penetranti del torace, chirurgia toracica. Queste situazioni non aumentano il rischio di successivo pneumotorace spontaneo, ma un controllo specialistico è sempre consigliato prima di riprendere l'attività subacquea. Dopo chirurgia toracica con interventi a carico del polmone, ci può essere una riduzione della capacità di massima ventilazione, mentre, dopo infezioni polmonari o bronchiali, alcuni individui sviluppano una tendenza alla bronco-costrizione, simile all'asma, che può durare anche diverse settimane dopo la guarigione. Durante questo periodo, spesso, c'è anche un certo accumulo di muco nelle vie aeree, che, insieme alla bronco-costrizione, può facilitare l'intrappolamento di gas durante la risalita. Per questi motivi la ripresa dell'immersione dopo un'infezione broncopolmonare dovrebbe essere posticipata fino alla completa scomparsa di ogni sintomo residuo. Un attacco asmatico provocato da polline nell'aria delle bombole L'episodio è avvenuto alla profondità di 27 metri nel Mediterraneo ed è stato apparentemente causato dal polline della Parietaria. Il caso è stato riportato dal Dr. Gennaro D'Amato, dell'Ospedale Cardarelli di Napoli, sul Journal of Allergy and Clinical Immunology. Il Dr. D'Amato scrive che il subacqueo, un esperto 37enne, non aveva mai sofferto di episodi simili durante le sue numerose immersioni, ma sapeva di essere allergico alla Parietaria, con frequenti sintomi stagionali. Prima dell'immersione in questione, il sub aveva cambiato stazione di ricarica. All'ispezione della zona dove era situato il compressore, il Dr. D'Amato osservò che questo non era dotato di filtro dell'aria e che la zona abbondava di piante di Parietaria. Campioni d'aria prelevati da bombole caricate con quel compressore rivelarono frammenti di polline, che avrebbero potuto causare la reazione allergica del subacqueo. (Reuters Health News Service. (Journal of Allergy and Clinical Immunology 1999:710)

DAN Europe research reports

REPORT # 1. Bolle venose circolanti dopo immersioni sportive senza incidenti. Risultati del Progetto SAFE Dive del DAN Europe
By A.Marroni, C Balestra, R Cali Corleo, P Germonpré, E. Voellm, M Pieri, P Longobardi and R. Pepoli

Fra il 1995 ed il 1999, DAN ha monitorato oltre 16.000 libere immersioni ricreative, che sono state inserite nel programma di raccolta ed analisi dati DAN Data Acquisition Software ( DAS ). La parte centrale dello studio, il Progetto Safe Dive del DAN Europe, ha, nello stesso periodo, raccolto 2105 immersioni, completamente monitorate anche con analisi Doppler, durante 75 viaggi di ricerca, organizzati da 106 Research Field Operators con il contributo di 575 Research Divers volontari.. I Research Divers portavano una scatole nera DAN-UWATEC durante tutte le loro immersioni e dedicavano alcuni minuti del loro tempo, dopo l'immersione, per la compilazione dei questionari specifici e per il monitoraggio, eseguito in sede precordiale, delle bolle venose circolanti, attraverso un rivelatore Doppler. La Scatola Nera DAN Europe è un computer subacqueo modificato, che mostra un display senza dati durante l'immersione e da cui sono state rimosse tutte le funzioni di allarme, in modo che il monitoraggio possa essere del tutto obbiettivo e che la Scatole Nera non influenzi, in alcun modo, il comportamento del subacqueo. Ad oggi il 67 % dei dati è stato analizzato ed i primi risultati sono presentati in questo studio. Abbiamo valutato 1418 profili di immersione scaricati dalle scatole nere, da 41 viaggi di ricerca. Sono state eseguite 2136 Registrazioni Doppler, da parte dei Research Field Operators, delle quali solo 409 sono state considerate non interpretabili e sono state scartate. La percentuale di registrazioni rifiutate è stata di solo il 19%, a conferma della validità del metodo e del concetto che i subacquei sportivi possono essere efficacemente addestrati a raccogliere dati Doppler validi ed utili sul campo. Le registrazioni Doppler sono state successivamente prese in esame da "valutatori" esperti ed indipendenti, che ascoltavano le cassette registrate in ambienti non disturbati, nel silenzio di condizioni di laboratorio e non conoscevano le caratteristiche dei profili di immersione, le risposte ai questionari ed ogni eventuale problema medico insorto durante le immersioni cui le registrazioni si riferivano. Anche i nomi dei Research Divers volontari non erano noti ai valutatori Doppler, che ne conoscevano solo il codice di definizione alfanumerico utilizzato dal Progetto Safe Dive. La correlazione fra le valutazioni dei gradi di bolle gassose circolanti ed i profili di immersione è stata eseguita da un membro diverso del Team di Ricerca, attraverso il metodo statistico della regressione multipla. I gradi Doppler sono stati assegnati secondo il Protocollo di Spencer, con radi da zero a quattro, ma è stata apportata una modifica alla classificazione dei gradi di bolle, dividendoli in due grandi categorie: Low Bubble Grades (LBG o bassi livelli di bolle), quando si rilevavano solo occasionali e rari segnali di bolle circolanti e High Bubble Grades (HBG o alti livelli di bolle), quando si rilevavano segnali di bolle frequenti o continui durante il minuto di registrazione. Abbiamo potuto valutare 1058 immersioni "Dopplerate" con successo, di cui 521 sono state monitorate ogni 10-15 minuti, fino a 75 - 90 minuti post-emersione. Questa parte di immersioni è stata monitorata con maggiore intensità con lo scopo di confermare che l'intervallo standard di circa 30 minuti, adottato per il monitoraggio sul campo, era un intervallo corretto ed utile per lo studio. Questo intervallo è stato scelto in quanto rappresentava un compromesso logisticamente accettabile per i subacquei e per i centri diving, permetteva di eseguire il monitoraggio in modo efficace in tutte le condizioni ambientali testate e non disturbava le normali operazioni post-immersione che ogni subacqueo desidera fare indisturbato. La distribuzione di profondità delle immersioni monitorate ha dimostrato che la maggioranza relativa (33,15%) è stata svolta a profondità fra i 20 ed i 30 metri e la maggioranza assoluta (oltre 56%) fra i 20 ed i 40 metri.
Sintesi dei risultati
Le bolle venose circolanti si sono rivelate un fenomeno frequente dopo le immersioni sportive normali e senza alcun sintomo od incidente, monitorate da DAN Europe fra il 1995 ed il 1999. Segnali di bolle Doppler sono stati rilevati nel 37,4$ di tutte le immersioni monitorate. Nel 25,4% dei casi si è trattato di bolle LBG, ma nel 12% delle immersioni sono state osservate bolle di grado HBG ed il 2,4% delle immersioni ha prodotto bolle definite HBG+, ovvero a grado di bolle elevatissimo. Le immersioni ripetitive hanno comportato un'incidenza diversa di bolle rilevate post-immersione e solo il 15% delle immersioni ripetitive monitorate non ha dato origine a bolle, mentre il rapporto si è invertito con bolle HBG presenti nel 67% e bolle LBG presenti nel 18% delle immersioni. Le bolle gassose circolanti sono state osservate fino a 90 minuti dopo l'emersione, ma tendevano ad essere più numerose e frequenti fra i 30 ed i 40 minuti, con comparsa più precoce per le bolle di maggior grado. In generale si sono osservate più bolle, con maggior frequenza ed in tempi diversi rispetto alle previsioni fatte secondo il modello di calcolo ( algoritmo ) adottato. Non si è potuta osservare alcuna correlazione fra eventuali tratti di risalita veloce durante i profili di risalita registrati ed il grado di bolle venose circolanti. I tessuti a tempi di emi-saturazione medio - veloci sembrano essere quelli maggiormente interessati nella produzione di bolle gassose circolanti nel tipo di immersioni ricreative monitorate, con una tendenza a produrre bolle di maggior grado quando il tessuto pilota della decompressione è più veloce. Abbiamo potuto osservare una correlazione diretta fra la pressione parziale venosa di azoto ( Pven N2 ) ed il grado di bolle rilevato, con bolle di grado zero o LBG osservate solo quando la Pven N2 era inferiore a 1100 mbar, mentre si osservavano bolle HBG quando la Pven N2 era superiore ai 1100 mbar. Il livello di sovrasaturazione di azoto del Tessuto Pilota della Decompressione (PltN2 ), secondo il calcolo dell'algoritmo adottato, ha anche mostrato una correlazione con il grado di bolle rilevato, con grado di bolle zero o LBG quando PltN2 era inferiore all'80% del valore massimo consentito dal modello di calcolo (Valore M) e gradi di bolle HBG quando era più elevato e si avvicinava al valore M. Il grado di bolle, inoltre, e apparso direttamente correlato al "Debito di decompressione", calcolato come il tempo residuo di Non Decompressione oppure il Tempo Necessario per la Riemersione, con gradi di bolle maggiori con l'aumento del Debito di Decompressione. Questi ultime tre dati ( Pven N2 , PltN2 , Deco Debit) sono correlati in modo coerente.
Domande e dubbi sollevati dallo studio
Potrebbe la correzione dell'algoritmo utilizzato per il calcolo della risalita e delle fasi di decompressione ridurre l'incidenza di bolle gassose circolanti osservate? Perché la maggior frequenza ed intensità di bolle viene osservata fra i 30 ed i 40 minuti dopo l'emersione? Perché ci sono subacquei "Molto Bollosi", "Poco Bollosi" e "Non Bollosi" dopo la stessa immersione? Perché non tutti i "Bollosi" sviluppano una Patologia Da Decompressione? Qual è il collegamento fisio-patologico fra Bolle Circolanti e Patologia Da Decompressione? Infine, i dati osservati hanno grandi deviazioni standard e bassi fattori di correlazione ( 0,3); quali altri fattori, che ancora ignoriamo, sono in grado di influenzare la produzione ed il grado di bolle?
Conclusioni
Si ipotizza che la riduzione della velocità di decompressione durante le fasi profonde della risalita possa ridurre la generazione iniziale delle bolle

REPORT # 2. Effetti della variazione della velocità e del profilo di risalita sulla produzione di Bolle Venose Circolanti e sull'incidenza di PDD durante immersione in aria compressa. Prima Fase di studio. Introduzione di Extra Deep Stops nel profilo di risalita, senza variare le velocità di risalita originali. Progetto Speciale DSL 01/2000

By A.Marroni, C Balestra, R Cali Corleo, P Germonpré, E. Voellm, M Pieri, P Longobardi and R. Pepoli

I primi risultati del progetto Safe Dive di DAN Europe, ottenuti da 1418 immersioni ricreative monitorate secondo il protocollo originale DAN hanno dimostrato che la presenza di bolle venose circolanti di livello elevato (HBG), rilevata con metodo Doppler e correlata al profilo di immersione, è direttamente correlate con:
1) I tessuti a tempo di emi-saturazione medio - veloce secondo l'algoritmo UWATEC ZH-L8 ADT
2) La pressione parziale di azoto venosa calcolata (PvenN2 ) maggiore di 1100 mbar
3) La pressione parziale di azoto calcolate del Tessuto Pilota in quel momento (PltN2 ) maggiore dell'80% del valore massimo consentito ( Valore M) per quel tessuto.
4) Il Debito Totale di Decompressione, espresso come tempo residuo di non decompressione o tempo necessario per la riemersione.
5) La profondità assoluta
6) Le immersioni ripetitive
7) Il fatto che non si è evidenziata alcuna correlazione evidente fra bolle HBG e momenti di risalita veloce durante le fasi di ascesa o di decompressione.
Materiali e Metodi dello studio sperimentale
DAN Europe e UWATEC, nell'ambito del programma noto come "DAN-UWATEC Diving Safety Laboratory", hanno iniziato un protocollo di ricerca (DSL Special Project 01/2000), mirato ad identificare profili di immersione che provochino la minor formazione di bolle possibile, sulla base dei risultati del progetto Safe Dive di DAN Europe. Sono stati selezionati tre profili di immersione quadra sperimentale: Immersione singola a 20 metri per 60 minuti di tempo di fondo ( incluso 1' 40'' per la discesa ) Immersione singola a 40 metri per 10 minuti di tempo di fondo ( inclusi 3' 01'' per la discesa ) Una serie di tre ripetitive a 30 metri per 16 minuti di tempo di fondo (inclusi 2' 40" per la discesa ) con 75 minuti di intervallo in superficie. Le immersioni sono state fatte secondo l'algoritmo originale ZH-L8 ADT e ripetute, una settimana dopo e con lo stesso gruppo di subacquei volontari, ma con un algoritmo modificato. Il nuovo modello è stato calcolato senza variare le velocità di risalita originali, ma con lo scopo di mantenere i livelli di PvenN2 sotto i 1100 mbar and la PltN2 sotto l'80% del Valore M consentito.
Risultati
Durante la serie di 10 immersioni sperimentali nella camera iperbarica del Centro Iperbarico di Ravenna, ( 5 con profilo "regolare" e 5 con il profilo sperimentale), sono state eseguite 184 registrazioni Doppler su 9 volontari del Club Subacqueo Ravenna Sub. Dopo le immersione della serie A, "regolari", 5 dei 9 volontari hanno presentato gradi di bolle elevati (HBG) per un tempo prolungato dopo l'emersione ed 1 subacqueo ha sofferto di un lieve episodio di Patologia Da Decompressione cutanea, trattato immediatamente e con successo, dopo l'immersione a 40 metri. Dopo le immersioni della serie B "sperimentali", abbiamo potuto rilevare solo bolle occasionali e di livello LBG e tutte le immersioni si sono concluse senza problemi. Le immersioni della seria A hanno prodotto Bolle di grado zero nel 6,3%, di grado LBG nel 58,2%, di grado HBG nel 25,3% e di grado HBG+ nel 10,2% Le immersioni della serie B hanno, invece, prodotto bolle di grado zero nel 60,8% e bolle di grado LBG nel 39,2%, senza alcuna rilevazione di bolle di grado HBG.

Tabella I. Doppler Bubble Grades dopo le immersione "Regular" (A) e "Experimental" (B)

DBG
Zero
LBG
HBG
HBG+
Immersioni A
6.3%
58.2%
25.3%
10.2%
Immersioni B
60.8%
39.2%
--
--

Conclusioni
L'introduzione di extra deep stops nel profilo di risalita da immersioni in aria compressa, senza variare le velocità di risalita parziali e mantenendo i valori stimati di PvenN2 and PltN2, come calcolati dal computer, rispettivamente entro i 1100 mbar ed entro l'80% del valore massimo ( Valore M) consentito, come suggerito dai primi risultati del progetto Safe Dive del DAN Europe, ha ridotto significativamente la produzione di bolle gassose circolanti in un gruppo di subacquei volontari che sono stati esposti ad immersioni eseguite con profili standard, prima, e, successivamente, con profili modificati sperimentali, durante due serie consecutive di immersioni simulate in camera iperbarica. Il nuovo calcolo della fasi profonde della decompressione, con una variazione della curva di risalita risultante, mirato alla riduzione del differenziale di pressione imposto sui tessuti a tempo di emi-saturazione medio - veloce ( 20 - 80 minuti, secondo il modello UWATEC ZH-L8 ADT ) ed al mantenimento di PvenN2 e PltN2 entro i limiti previsti dal modello sperimentale, può essere un efficace sistema di prevenzione della formazione di bolle gassose durante la risalita o la decompressione da immersioni in aria compressa. Lo studio sta continuando.
REPORT #3 . PFO e rischio decompressivo: la ricerca DAN Europe va nello Spazio!!
Del Dr. Peter Germonpré, MD, DAN Europe Benelux Medical Director

Durante l'ultimo incontro della Aerospace Medical Association (AsMA), vi è stato un esplicito riconoscimento della ricerca DAN Europe sul rischio decompressivo del PFO, durante una "Panel Discussion" sul "Rischio Decompressivo di astronauti portatori di PFO durante le attività extraveicolari". Il Direttore Medico del DAN Europe Benelux, Dr.Peter Germonpré è stato invitato a presentare la situazione attuale della rilevazione e dell'importanza clinica del PFO nella popolazione dei subacquei ricreativi. Questo dati sono stati ottenuti attraverso diversi studi che il Dr. Germonpré, insieme con il Team de DAN Europe Research, ha portato a compimento negli ultimi anni. Già nell'Agosto 1999, il Dr. Costantino Balestra, Direttore di DAN Europe Benelux e Vice Presidente DAN Europe per la Ricerca, era stato invitato alla NASA, per partecipare ad un Workshop su questo argomento. Il "Panel" AsMA del 2000 mirava ad approfondire ulteriormente la materia. Altri partecipanti sono stati il Dr. Richard Moon, Direttore Medico di DAN America, il Dr Edmund Kerut, di New Orleans, i Dr.i Koch e Tetzlaff della Marina Tedesca.. La pervietà del Foramen Ovale è una caratteristica presente in circa 30% della popolazione. È un residuo della situazione cardiaca fetale: una comunicazione a valvola fra l'atrio destro e l'atrio sinistro del cuore. Prima della nascita, questa comunicazione permette al sangue ossigenato di fluire dalle vene ombelicali nell'aorta, senza passare attraverso il polmone. Nella maggioranza degli individui, questa comunicazione si chiude pochi giorni dopo la nascita, a causa dei cambiamenti della pressione del sangue nei due compartimenti del cuore. In un terzo della popolazione, tuttavia, permane una piccola apertura, che non provoca conseguenza o disturbi e resta, generalmente, inosservata. Nei subacquei sportivi, però, la persistenza di un Forame Ovale Pervio può avere conseguenza serie. Infatti, dopo le immersioni, si possono frequentemente osservare bolle gassose ( le cosiddette "silent bubbles") nel sangue venoso. Queste bolle possono essere rilevate, in sede precordiale, attraverso apparecchi ultrasonori ad effetto Doppler. Nella maggioranza dei casi le bolle sono filtrate dai polmoni e finiscono nell'aria espirata. Le bolle non provocano disturbi o situazioni di Patologia da Decompressione, a meno che non siano in grande quantità, come nei casi di insufficiente decompressione. Quando esiste un PFO, però, alcune di queste bolle possono passare attraverso l'apertura ed arrivare nel circolo arterioso, da dove, inevitabilmente, raggiungono il circolo cerebrale, provocando forme di Patologia da Decompressione. Non è ancora certo se immergersi con un PFO possa provocare danni permanenti. Alcuni preoccupanti studi pubblicati da alcuni ricercatori tedeschi sono stati confutati dai Dr.i Tetzlaff e Koch, che hanno dimostrato che le lesioni cerebrali riscontrate con tecniche di Risonanza Magnetica non sono correlate alla presenza di PFO, se non vi è stato alcun episodio di PDD. D'altra parte, la presenza di PFO sembra influire negativamente sul rischio di PDD, indipendentemente dal rispetto delle regole di risalita e decompressione. DAN Europe Research ha eseguito uno studio controllato fra il 1995 ed il 1997, poi pubblicato sul Journal of Applied Physiology nel Maggio 1998, che ha confermato la notevole correlazione statistica fra PFO di particolare ampiezza e PDD Cerebrale, dell'orecchio interno e delle parti alte del midollo spinale. Circa l'80% dei subacquei colpiti da queste forme di PDD aveva un PFO ampio, rispetto ad un'incidenza del 25% per i subacquei che avevano sofferto di forme spinali e del 30% per i subacquei che non avevano riportato alcun incidente. Dai dati di questo studio si concluse che subacquei portatori di PFO possono avere una probabilità di circa 2,6 volte maggiore di PDD rispetto agli altri sub. Gli autori dello studio, però, fecero anche presente che il PFO è solo un passaggio per le bolle, che sono il fattore di pericolo reale, pertanto il "rischio PFO" può essere eliminato immergendosi con modalità che non producano bolle in modo significativo. Il Dr. Richard Moon, presentando una revisione dei lavori scientifici sull'argomento, ha confermato la lieve maggior incidenza del rischio di PDD, ma ha ribadito che il rischio rimane basso ed accettabile, specie se le immersioni sono condotte con prudenza e sicurezza. Successive ricerche DAN Europe hanno meglio definito i meccanismi attraverso cui le bolle possono passare attraverso il PFO. Uno degli studi più importanti ha confrontato i differenti effetti di manovre di Valsalva forzate, sforzi fisici intensi con o senza apnea e tosse sulle variazioni della pressione all'interno del torace. Una rapida diminuzione della pressione intratoracica, immediatamente dopo un periodo di aumento della pressione con apnea ( come può avvenire durante una manovra di compensazione difficile e forzata o mentre si sollevano dei pesi ) può essere un fattore che provoca il passaggio di bolle attraverso un PFO. Uno studio successivo ha evidenziato l'importanza di un metodo di rilevazione del PFO standardizzato: infatti, l'utilizzazione di metodi ecocardiografici normali può lasciar passare un gran numero di PFO inosservati. Molti studi sul PFO pubblicati, che hanno fatto uso di tecniche di rilevazione non ottimali, possono essere giunti a conclusioni errate. Durante il meeting AsMA, il Dr.Germonpré ha descritto il metodo "ottimizzato" dettagliatamente. L'esame viene fatto attraverso una sonda ad ultrasuoni, incorporata in un tubo da endoscopia, che viene inserito nell'esofago, fino a trovarsi immediatamente dietro al cuore, potendo avere un'immagine ecografica, non ostacolata da strutture anatomiche come le costole o i muscoli del torace. Il PFO non viene, quasi mai, visto direttamente ( si tratta, generalmente, di una piccola apertura di pochi millimetri), ma viene visualizzato indirettamente, attraverso l'iniezione di un "mezzo di contrasto salino" in una vena del braccio. Il mezzo di contrasto (soluzione salina emulsionata) è visibile nelle cavità del cuore, attraverso la riflessione dei segnali ultrasonori da parte delle microbolle del'emulsione, e può esserne osservato il passaggio attraverso un PFO, se questo esiste. Esistono anche alcune manovre per rendere il metodo più sensibile: una è quella di far eseguire al sub uno sforzo espiratorio a glottide chiusa per circa 10 secondi, seguito dal rapido rilascio, durante l'iniezione del mezzo di contrasto. La durate e la qualità della manovra sono essenziali per la qualità del risultato. Altri utili indicatori sono stati suggeriti da DAN Europe Research: per esempio la morfologia del setto interatriale del cuore può essere usata come indice di predizione di presenza di un PFO. Se la forma del setto evidenzia un "doppio contorno", prima dell'iniezione del mezzo di contrasto, nel 60% dei casi circa verrà rilevato un grande PFO, mentre se il setto appare rigido ed immobile, le possibilità che vi sia un PFO sono solo del 17%. Altri fattori da valutare sono l'aspetto omogeneo del mezzo di contrasto nell'atrio destro ed il tempo di comparsa delle bolle nell'atrio sinistro. Come i subacquei, anche gli astronauti possono essere a rischio di PDD, durante le loro escursioni nello spazio. Quando escono dall'astronave, indossano i vestiti spaziali, che sono pressurizzati a solo 0,3 Atm. Prima di uscire dallo Space Shuttle, devono essere decompressi da 1 a 0,3 Atm. Durante queste manovre sono state frequentemente osservate bolle gassose circolanti ed, in alcuni casi, anche severe forme di PDD. Per minimizzare questi rischi, la NASA ha recentemente sviluppato un metodo che prevede la respirazione di ossigeno preventiva, per ottenere il "lavaggio" dell'azoto dai tessuti prima della decompressione. Dato che le scorte di ossigeno sullo Shuttle sono limitate, il tempo di respirazione di ossigeno è breve. Nonostante questo metodo, nel 20% degli astronauti vengono ancora rilevate bolle gassose e si è anche avuto un serio caso di PDD. Dato che una forma di PDD durante una passeggiata spaziale potrebbe essere disastrosa e mettere in pericolo l'intera missione, la NASA ha espresso preoccupazioni sulla possibile influenza del PFO sul rischio di PDD e si è posta la domanda se tutti gli astronauti debbano essere sottoposti al test per la diagnosi di un eventuale PFO, prima di essere ammessi al programma spaziale. I dati presentati dal Dr. Germonpré hanno chiarito che per ottenere questo risultato è necessaria una tecnica affidabile. All stato attuale dei fatti non è possibile prevedere la percentuale di rischio di PDD per astronauti portatori di PFO. Nonostante il rischio sia, presumibilmente, basso, esistono altri fattori, come l'assenza di peso, che potrebbero influenzare la quantità di bolle formate ( non ci sono dati sulla decompressione a gravità zero) ed i percorsi che queste seguono dopo essere penetrate nel circolo arterioso ( per esempio potrebbero anche provocare PDD spinale). Il Dr Germonpré ha presentato il protocollo di uno studio prospettico che DAN Europe Research ha iniziato alla fine del 2000, durante il quale saranno esaminati, con l'uso di una tecnica semplificata e minimamente invasiva, 4000 subacquei volontari, che saranno poi seguiti nei successivi 5 anni di attività subacquea. Solo dopo questo periodo sarà possibile stimare il vero rischio di PDD nei subacquei portatori di PFO. Nel caso degli astronauti e della situazione di gravità zero, sarebbe necessario uno studio simile. Il convegno ha concluso che può essere scientificamente valido includere lo screening per il PFO nella valutazione degli astronauti che opereranno nel programma spaziale nei prossimi dieci anni, con particolare riguardo al test dei protocolli di respirazione preventiva di ossigeno prima delle escursioni esterne. I dati a disposizione non sembrano indicare un rischio di PDD eccessivo ed inaccettabile per gli astronauti portatori di PFO, ed il PFO non è considerato un fattore di esclusione dal programma spaziale. La Ricerca DAN Europe ha potuto contribuire, con il supporto essenziale degli iscritti e dei volontari, al miglioramento della sicurezza degli astronauti nello spazio!

Alcuni altri programmi di ricerca DAN Europe in corso

Diving e Handicap.
Gruppi volontari di subacquei disabili. 1 immersione al giorno. Monitoraggio Doppler dopo ogni immersione. Scopo: assenza di bolle nell'immersione per disabili. Ammessi solo bassi livelli di bolle (LBG) per gli accompagnatori non disabili. Screening del PFO per gli accompagnatori non disabili.
Patent Foramen Ovale (PFO) e immersione sportiva: incidenza, rischio e metodi di screening.
L'incidenza di PFO nella popolazione normale e del 26%, in media, per tutte le età. I normali metodi di indagine sono: l'ecografia trans.- esofagea, l'esame Doppler Trans-cranico. La cataterizzazione cardiaca. La ricerca DAN Europe sta proponendo un metodo minimamente invasivo per la rilevazione del PFO ed uno studio prospettico e multicentrico da iniziare per la fine dell'anno 2000. Lo studio esaminerà circa 4000 subacquei, che saranno poi seguiti durante i successivi 5 anni di immersioni. Le domande a cui trovare risposta sono: Qual è la reale incidenza del PFO nella popolazione dei subacquei ricreativi? Quale è il metodo di indagine migliore ed è veramente necessario effettuare uno screening sistematico dei subacquei per l'individuazione del PFO? Esiste un rischio di PDD paradossa ed ingiustificata nei subacquei portatori di PFO? Si dovrebbe controindicare l'immersione ai portatori di PFO e/o quali misure di prevenzione si dovrebbero adottare?
Diabete ed Immersione.
I livelli di zucchero nel sangue non dipendono solo dall'esercizio fisico, diversi altri fattori sono, infatti, coinvolti. Stiamo studiando subacquei diabetici e normali durante la loro normale attività subacquea. L'immersione produce una caduta della glicemia sia nei subacquei normali sia in quelli diabetici
L'ipotermia nell'immersione ricreativa.
Esistono pochi dati scientifici sul problema dell'ipotermia durante l'immersione sportiva, i suoi meccanismi ed il suo trattamento. DAN Europe sta studiando l'uso dei rebreathers a circuito chiuso, ma anche altri metodi, nel riscaldamento sul campo di subacquei ipotermici.
L'immersione ricreativa e lo stress sull'articolazione temporo-mandibolare (Temporo-Mandibular Joint - TMJ).
La Ricerca DAN Europe ha dimostrato che lo stresso causata alla TMJ ed alla strutture circostanti da un normale boccaglio è simile a quello provocato da una prolungata e forzata apertura completa della bocca. Si sa che lo stress della TMJ è legato alla cefalea ed alla possibilità di dolori del collo. Stiamo studiando gli effetti di uno speciale boccaglio anatomico personalizzato per la prevenzione dello stress della TMJ e dei disturbi correlati.