Articoli tratti da "Alert Diver"

Riprodotti per gentile concessione di DAN Europe

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In questa pagina sono riprodotti articoli apparsi nel periodico trimestrale Alert Diver del DAN associazione no profit da tutti conosciuta e stimata. Riteniamo questi articoli per la loro importanza utili per aumentare la nostra sicurezza, conoscere problematiche poco note praticando il nostro sport con sempre maggiore conoscenza.

1° trimestre 2006

2° trimestre 2006

 

1° trimestre 2006

Editoriale Dr. Alessandro Marroni

Identificazione delle vittime del disastro

Sullo tsunami 2004

Gli tsunami

Mal di mare di Dan Orr, Chief Operating Offìcer DAN America

Bruciori di stomaco di Dan Orr, Chief Operating Offìcer DAN America

Depressione e immersione di Doc Vikingo

Editoriale

Cari Membri DAN Europe,

Un anno fa ci siamo dovuti confrontare con una delle maggiori catastrofi naturali di cui il mondo abbia sofferto nel corso dell'ultimo secolo. Come DAN, ci siamo voluti attivare immediatamente per assistere ed aiutare gli appartenenti alla comunità subacquea internazionale che stavano soffrendo sia fisicamente sia economicamente a causa di questa tragedia della natura. L'azione di sostegno è stata intrapresa, in maniera uniforme e coordinata, da tutte le Organizzazioni DAN nel mondo. In particolare, il DAN europe ed il DAN Southern Africa hanno dato il via ad una raccolta di fondi appositamente dedicata che è stata in grado di produrre notevoli risultati. Sin da quando è stato creato e comunicato il Fondo D'Assistenza per lo Tsunami, abbiamo ricevuto molte richieste d'assistenza. Siamo stati specificamente informati di un gran numero di perdite d'attrezzature e d'infrastrutture commerciali. Sfortunatamente pur riconoscendo la rilevanza di queste perdite, il Comitato del Fondo D'Assistenza ha ritenuto improprio utilizzare queste donazioni per il risanamento degli interessi economici, preferendo impiegare i fondi in situazioni di carattere sanitario, di particolare difficoltà economica o per circostanze singolari, laddove il nostro sostegno potesse essere d'aiuto in contesti particolarmente penosi, come l'identificazione delle vittime arenate sulle spiagge anche a grande distanza dalle aree dove si è abbattuta l'onda dello Tsunami.
Siamo stati in grado di assistere 7 persone che avevano specifiche necessità umanitarie, inclusa la copertura delle spese mediche ed ospedaliere tramite la loro assicurazione DAN, anche se nella polizza gli eventi naturali sono chiaramente esclusi. Ringraziamo calorosamente tutti i sottoscrittori per aver risposto alle nostre richieste da parte dei nostri membri. Due subacquei, i quali hanno duramente risentito a livello economico degli imprevisti ed elevati costi medici ed ospedalieri, sono stati aiutati grazie al fondo d'assistenza. Entrambi erano rimasti, infatti, gravemente feriti in conseguenza dello Tsunami. Grazie all'appoggio finanziario che hanno ricevuto, uno è sopravvissuto ad una grave infezione, mentre all'altro è stata evitata la perdita dì entrambe le gambe. Il primo subacqueo aveva riportato una severa lesione infettatasi come conseguenza dell'essere stato sommerso e quindi trasportato dall'onda dello tsunami. La ferita non stava guarendo, nonostante il trattamento locale in Thailandia e si era reso necessario rimpatriare il subacqueo in Europa dove potesse ricevere le cure più idonee ed avanzate in un ospedale europeo più attrezzato.
Il secondo caso presentava gravi lesioni ad entrambe le gambe e necessitava di costose terapie specialistiche ospedaliere, che hanno sono state completamente coperte grazie al DAN Tsunami Relief Action and Beneficiary Fund.
Un terzo subacqueo, dopo essere stato sommerso e ferito dall'onda, ha sviluppato una grave forma di fobia per l'acqua, che perdura tuttora e che è evidentemente permanente, non permettendogli più di immergersi e lavorare come subacqueo professionista. Egli ha dovuto lasciare la Thailandia, perdendo tutti i suoi investimenti nella subacquea e subendo quindi una rilevante perdita finanziaria, che è stata parzialmente alleviata da una donazione del Fondo D'Assistenza per lo Tsunami, In totale, più di Euro 45.000,00 del Fondo D'Assistenza sono stati assegnati per l'assistenza collettiva, per le cure mediche non coperte da nessuna assicurazione e per il supporto personale / famigliare. Altri Euro z0.000,00 sono stati assegnati al Disaster Victim Identification Joint Team (Squadra per I' Identificazione delle Vittime del Disastro) dei Governi Maldiviano e del Sud Africa, per patrocinare l'assistenza di una squadra di esperti forensi per identificare i resti di 152 vittime della catastrofe, i cui corpi dovranno essere riesumati identificati e sepolti. Molti corpi si erano arenati sulle spiagge delle Maldive, dopo essere stati sommersi dalle onde dello Tsunami in Thailandia. Molti tra questi erano turisti e quindi, inevitabilmente, vi erano inclusi anche dei subacquei. Questo sforzo multinazionale, coordinato dall'Interpol, dovrebbe condurre ad una soluzione per coloro che hanno perso famiglìari e amici nel disastro, ma l'epilogo deve essere ancora raggiunto attraverso l'identificazione delle loro spoglie. Noi crediamo che questo operato sia in accordo con lo spirito del fondo d'assistenza e siamo orgogliosi di essere stati d'aiuto.
In conclusione, desideriamo dar riconoscimento e ringraziare tutti coloro che hanno donato generosamente per questa causa. I Vostri contributi sono stati di grande aiuto, ed ancor di più lo sono stati i principi ai fondo rappresentati dalle Vostre donazioni.

Acque chiare a tutti Voi!

Alessandro Marroni Presidente, DAN Europe

 

Identificazione delle vittime del disastro (D.V.I.)
piano d'azione di assistenza continua del dvi alle maldive proposto al dan dalla squadra del dvi maldiviana

Geografia: Le Maldive sono formate da una ghirlanda di circa 1200 isole suddivise in 26 atolli situati a circa 7 gradi di latitudine a sud-ovest dell'India. Dì queste, solo 208 isole sono abitate. Tra queste ultime, 85 sono rinomati resort turistici finalizzati a fornire ai turisti straordinarie esperienze subacquee. Effetti dello tsunami: Come risultato dello Tsunami del 26 Dicembre 2004, 15 resort sono stati danneggiati irreparabilmente. Le altre isole sono state relativamente poco influenzate. Sulle spiagge delle Maldive sono morte od emerse 195 vittime. Di queste, sei sono già state identificate come quelle di turisti provenienti da paesi europei. A causa di un malcapitato equivoco, il turismo è stato influenzato negativamente dall'annuncio dell'Air Seychelles, che sta prendendo in considerazione l'annullamento dei voli per e dalle Maldive citando, come causa, un calo annuale dei passeggeri del 75%. I possibili effetti risultanti sul turismo e sull'economia del Turismo Subacqueo alle Maldive non hanno bisogno di essere ulteriormente esacerbate. Prima dello Tsunami, quasi 500.000 turisti visitavano annualmente i resort. Identificazione delle Vittime di un Disastro (DVI) e metodologia: II DVI è un post processo dove tutti i possibili dati che si riferiscono ad una vìttima sono raccolti post mortem sul posto e comparati con quelli ante mortem contenuti nel database delle persone scomparse dell'Interpol, allo scopo di ottenere un riscontro, e quindi l'identificazione di un individuo, accertata a livello internazionale. Questo procedimento richiede principalmente l'esame post mortem, l'identificazione delle impronte digitali, il campionamento e l'analisi del DNA e, dove possibile, l'impronta dentale. Coinvolgimento del Team del Sud Africa: In risposta ad una richiesta d'assistenza da parte delle autorità delle Maldive inoltrata tramite l'Interpol, il 26 Febbraio 2005 il Governo Sudafricano ha inviato una squadra di patologi forensi e di esperti per assistere le autorità Maldiviane nell'identificazione delle vittime del disastro. Gli esperti forensi sudafricani si sono uniti alla Polizia Maldiviana per costituire un gruppo formato da 10 individui suddiviso in due squadre, ciascuna di 5 elementi. Purtroppo, dopo 10 giorni di permanenza alle Maldive, la Squadra del DVI ha potuto esaminare solo 43 vittime a causa delle seguenti ragioni:
Motivazioni culturali e religiose: Tutte le vittime erano state sepolte al più presto possibile dopo essere state trovate, principalmente per motivi religiosi. Nelle Maldive, infatti, esumare i resti di un defunto è culturalmente considerato un estremo insulto nei confronti della persona deceduta.
Problemi Geografici: Le vittime sepolte sono distribuite su un totale di 18 atolli sparsi in un'area vasta 700 chilometri . Problemi Logistici: Arrivato nelle Maldive, il DVI Team ha capito immediatamente che l'unico modo praticabile di compiere il proprio lavoro fosse quello di noleggiare una barca e di fare le esumazioni e gli esami in loco, seguiti da un'immediata sepoltura delle vittime. Per le ragioni religiose e culturali già citate, sono stati loro designati due atolli sui quali sono state rinvenute vittime localizzate principalmente su isole disabitate. Sfortunatamente, l'unica barca disponibile in tempi brevi era un mezzo relativamente lento in grado di raqqiunqere soltanto una velocità di I4km/h in condizioni favorevoli. Richiesta d'assistenza continua dalle Maldive: Riconoscendo il bisogno di una rapida conclusione del programma del DVI per assistere l'Interpol e per minimizzare gli effetti sull'industria del turismo, e citando anche l'azione professionale e discreta della Squadra del DVI sudafricana, è stata inoltrata una richiesta d'assistenza continua per il procedimento del DVI nelle Maldive. Acconsentire a questa richiesta è estremamente urgente a causa del monsone incipiente, o stagione delle piogge, che comincia verso la fine di Aprile e per il fatto che le vittime sono sepolte in suolo sabbioso e poroso che accelera i processi di decomposizione.
Date e periodo di tempo: Si ritiene che l'assistenza richiederà un periodo ai tre settimane ad iniziare dal 25/26 Marzo 2005, considerando l'urgenza della missione.
Squadra: Viene proposta di nuovo una squadra combinata composta da esperti Sudafricani e dalla Polizia Maldiviana, impiegando principalmente personale che ha conseguito addestramento ed esperienza durante la missione precedente. Il Team sarà suddiviso in due squadre che viaggeranno insieme; ciascuna squadra sarà composta da un patologo forense, un trascrittore del DVI, un fotografo e un esaminatore dei campioni di DNA. Inoltre, almeno due persone che possano esumare le vittime viaggeranno intermittentemente con la squadra principale provenendo dalle isole vicine. Questo costituirà un totale di 10 persone che si sposteranno insieme. La squadra avrà bisogno di viaggiare insieme per poter garantire una risposta rapida laddove un gran numero di vittime è stato sepolto congiuntamente (ad esempio 23 vittime sono state sepolte su dì una sola isola nell'Atollo di Lhaviyani) e per consentire la rotazione ed ì rilievi laddove pochi corpi sono invece sepolti su isole adiacenti. La squadra sarà coordinata di nuovo dal Prof. Hendrik Scholtz del Sud Africa e da Ahmed Rashwan dalla Polizia Maldiviana.
Trasporto: È essenziale che sia utilizzata un'imbarcazione adeguata per gli spostamenti tra gli atolli e le isole; tale imbarcazione dovrà avere 10 cuccette per i passeggeri, fornire i pasti, e mantenere una velocità ragionevole. Quest'ultima condizione è essenziale in quanto i costi della missione sono direttamente proporzionali ai tempi di viaggio. Un'indagine ha palesato che le barche idonee sono relativamente poche e che il costo per un'imbarcazione di questo tipo potrebbe aggirarsi sui $1000 al giorno. Si prevede che la barca dovrà essere noleggiata per 20 giorni, considerando le condizioni del mare occasionalmente mosso e l'inclemenza del tempo.
Itinerario: Considerando la distribuzione delle vittime, si ritiene che l'itinerario più efficace possa avere inizio dalla capitale Male, procedere verso l'Atollo di Haa Alifu e dirigersi in seguito più a sud verso l'Atollo di Gaafu Alifu per rientrare quindi a Male. Estensione della missione: 152 vittime saranno esaminate in loco e sepolte sulle isole in 17 atolli. La maggior parte delle vittime si troverà su isole abitate e richiederà quindi da parte della Squadra del DVI un comportamento sensibile e professionale.
Implicazioni finanziarie
II Governo Sudafricano e la Polizia Maldiviana metteranno a disposizione il personale necessario all'incarico per la Squadra del DVI e copriranno le spese relative al lavoro. L'Interpol provvederà al supporto finanziario per i materiali di consumo, inclusi i kit per il DNA, l'abbigliamento protettivo e le formalità attinenti al DVI attraverso la Polizia sudafricana e la Polizia Maldiviana. È stato stimato un disavanzo nei fondi di 20.000 Euro che si riferisce principalmente ai costi di trasporto, sistemazione e sussistenza per 10 persone per venti giorni.

proposta e richiesta DAN

Premesso:

-  La rilevanza delle Maldive come destinazione per il turismo subacqueo,

- L'effetto negativo dello tsunami su questa attività produttiva,

- La minaccia all'industria del turismo delle Maldive in toto, e

-  La possibile disgregazione dell'industria esistente dovuta al programma DVI non ancora risolto,

- E Fidando che il completamento del programma DVI e la promozione pubblicitaria dell'industria del turismo subacqueo già esistente possano cancellare l'impressione negativa percepita dal pubblico in relazione ai danni dello tsunami, si propone e si chiede che il DAN consideri positivamente la richiesta di provvedere al disavanzo dei fondi necessari per garantire la missione del DVI, che è d'importanza vitale per le Maldive, attraverso una donazione al South African Tsunami Relieve Fund, attestando chiaramente che la donazione è specificamente connessa a questo programma, essendo utilizzata unicamente per consentire ad una squadra di dieci persone di portare a termine il procedimento del DVI nelle Maldive, come descritto in precedenza in dettaglio.

Fidando che prendiate in considerazione questa richiesta, Vi ringrazio ed attendo una Vostra risposta. Distinti saluti,

Prof H.J. Scholtz,

Specialista Capo & Team Leader DVI Team, MALDIVES

Sullo tsunami 2004

Un terremoto di magnitudo 9.0, il più potente mai registrato negli ultimi 40 anni, si è verificato il 26 Dicembre 2004 sulla costa occidentale della zona settentrionale dell'isola di Sumatra, in Indonesia. Secondo l'U.S. Geological Survey, il terremoto, che ha avuto inizio alle 6:58 a.m. ora locale (23:58 GMT) si è verificato ad una profondità di 10 km ed ha dato origine ad un imponente tsunami che ha interessato numerosi paesi in tutto il Sud ed il Sud-est dell'Asia.

La Risposta del DAN
II DAN ha cominciato a ricevere chiamate durante il weekend del disastro da membri che avevano bisogno di evacuazione per problematiche mediche e di aiuto per allontanarsi dalle aree interessate. Molti subacquei hanno chiamato per offrirsi volontari per andare in Thailandia a portare assistenza. Tuttavia, i paesi interessati hanno dichiarato di non aver bisogno di assistenza diretta e che non avrebbero permesso a nessuno di immergersi nell'oceano. Le autorità ufficiali chiedevano che per il momento nessun subacqueo rispondesse di persona allo sforzo assistenziale per lo tsunami nelle aree colpite. La risposta alla calamità è stata immediata ma lenta nell'attuazione, a causa della scarsità delle vie di comunicazione, delle strade e delle rotaie allagate e della massiccia distruzione di parte del Sud Est Asiatico. Con il passare dei giorni, tuttavia, sono stati allacciati sempre maggiori contatti e quindi è stato possibile inviare un più rilevante aiuto sotto forma di volontari, denaro e cibo. Di seguito riportiamo un sunto di ciò che il DAN ha fatto per aiutare i suoi Membri e soddisfare le loro necessità in seguito a questo tragico evento.
Servizi medici
Nessun Membro DAN è risultato disperso. Il DAN ha rimpatriato nove Membri DAN nei loro rispettivi paesi d'origine. Questo impegno ha incluso anticipi di denaro contante e garanzie per il pagamento dei viaggi e delle spese mediche. Il DAN ha provveduto al monitoraggio medico di 12 Membri DAN ricoverati in ospedale che richiedevano cure sanitarie particolari. Il DAN ha evaso più di 70 richieste ed istanze assicurative, inerenti principalmente la perdita dell'attrezzatura.
Racconti dello tsunami
In conseguenza dello tsunami del Dicembre 2004, le notizie hanno due risvolti: un lato inevitabilmente tragico, di cui abbiamo letto e sentito quotidianamente, ed un aspetto più lieto, fatto da storie di forza, perseveranza e fortuna. I primi rapporti, che parlavano di un gran numero di subacquei dispersi in mare, si sono rivelati essere falsi. Secondo John Lippmann, Presidente del DAN South East Asia-Pacific, i resoconti successivi segnalano soltanto quattro casi fatali direttamente correlati con le immersioni, tutti avvenuti in Thailandia. Certamente alcuni subacquei sono stati feriti in seguito all'essere stati scagliati sui reef dalle onde enormi e dalla forte risacca. È probabile, inoltre, che altri subacquei siano deceduti insieme con i tanti non subacquei, mentre si rilassavano sulle spiagge.
Thailandia
I Canadesi Gobeil e Francois si trovavano sull'isola di Koh Phi Phi, dove si stavano preparando per diventare istruttori subacquei. Stavano giusto salendo sulla barca diving con altri otto sub quando, senza alcun preavviso, li ha colpiti la prima onda. 'L'acqua nei pressi della banchina è profonda 18 metri, così non c'è stata nessun'avvisaglia, " ha raccontato lei in seguito. "E' apparsa soltanto l'onda. Era alta 9 metri. Il mio compagno mi ha gridato di scappare, ma io ero come raggelata e non potevo correre". Lei ha cercato di tenersi aggrappata alla ringhiera della banchina finché il metallo non si è spezzato, rimanendole in mano. Sballottata via "come una bambola di pezza in una lavatrice", è stata sospinta in superficie per ben tre volte, mentre era trascinata dall'onda ed era sbattuta sopra il fianco della montagna, attraverso una capanna di bambù piena di persone, che furono trascinate via insieme con lei. Alla fine è ricaduta sul tetto del capannone del compressore per la ricarica delle bombole posto a circa 120 metri (400 piedi) di distanza con i cavi elettrici avvolti intorno al polso ed impossibilitata a camminare. II  suo partner, Francois, è rimasto ferito da profondi tagli dopo che era stato scagliato attraverso detriti di alberi, ai mobili e di costruzioni sul fianco di un'altra montagna, ricadendo poi nel cortile di una scuola, vicino ai corpi di molti bambini tailandesi morti. Alla fine Francois e Gobeil sono riusciti a ritrovarsi e, dopo avere passato la notte nella giungla, sono stati evacuati con un elicottero fino a Phuket.
Due subacquei Serbi in vacanza in Thailandia affermano che sono sopravvissuti allo tsunami perché avevano deciso di andare ad immergersi, anziché rimanere a prendere il sole in spiaggia. "Siamo vivi grazie all'immersione, poiché le alte rupi che circondano la remota baia dell isola tailandese di Phi Phi hanno attenuato l'impatto delle onde giganti". Che le onde siano state attenuate o meno la loro barca, con altri tre turisti ed una guida a bordo, è stata rovesciata dalla massa d'acqua ed i presenti sono stati sbattuti su di un terreno sovrastante. Sono sopravvissuti sulle palme da cocco, in cima ad una collina per 30 ore, prima di essere soccorsi.
Maldive
I subacquei inglesi Matthew Oliver ed Emma Simcox sono stati trascinati verso il fondo, giù a 38 metri, da un'impetuosa corrente obliqua, quando lo tsunami si è abbattuto su di loro, mentre si stavano immergendo ad Hakuraa, l'isola maldiviana posta più a sud. Alla fine sono riusciti a compiere una risalita d'emergenza condividendo l'aria e, tornati a Hakuraa hanno trovato il proprio bungalow distrutto ed i pochi averi loro rimasti erano scomparsi. "Quando siamo tornati alla nostra isola, c'erano dappertutto detriti, rifiuti, bottiglie, alberi, lampade dei ungalow. Il tetto era stato trascinato oltre il ristorante e cera una barca sugli alberi. Le persone erano coperte di sangue. Il marito di una donna ferita ha riferito che la moglie era stata trascinata sottacqua e la sua pelle era tutta lacerata dal contatto con i vetri rotti ed i coralli". Alla fine, la coppia è stata soccorsa da una nave della Marina Pakistana. George Chinn stava immergendosi ad una profondità di circa 15 metri sulla barriera di Meru, ad un'ora da Male, quando una muraglia di 9 metri d'acqua si è abbattuta su di lui.È stato costretto ad aggrapparsi strenuamente al reef, poiché l'enorme ondata minacciava di trascinarlo fuori dall'acqua. Quando è riemerso, tutt'intorno galleggiavano pezzi di legno e giubbotti di salvataggio. Il tutto è durato solo alcuni minuti, ma non ci siamo resi conto della portata di quanto era accaduto finché non siamo tornati all'isola". Greg e Deirdre Stegman, istruttori subacquei del Queensland in pensione, si stavano immergendo a 18 metri a circa mezzo miglio di distanza da Faru, quando sono stati improvvisamente risucchiati verso il fondo, giù a 27 metri, in un'improvvisa e terrificante scorazzata subacquea. Si sono aggrappati al reef per salvarsi la vita.
Noi saremmo stati trascinati in basso per altri 9-18 metri se non ci fossimo tenuti al reef", ha raccontato lui. Non avevano alcuna idea di quello che stava accadendo.
Durante il tragitto in barca, quella mattina avevano osservato che le correnti erano particolarmente forti, cosa abbastanza insolita. Una volta in acqua insieme con altri sei subacguei esperti, provenienti da Francia, Svizzera e UK, la corrente cambiò completamente rotta, trascinandoli in una direzione per sette, otto minuti ad una velocità di circa cinque nodi. Poi, dopo circa cinque minuti, la forte corrente cambiò direzione e li risucchiò indietro nella direzione opposta. Il sig. Stegman ha raccontato che il gruppo d'immersione è riuscito a rimanere unito, ciascuno tenendosi saldamente vicino ai propri compagni d'immersione. "Ogni tanto vedevamo altri subacquei passarci vicini e scomparire di nuovo". In qualche modo la loro barca d'immersione era rimasta intatta e potè riportarli a riva. Un divemaster a bordo della barca da crociera Man-thiri ha riferito che la loro barca si è imbattuta nell'onda nei pressi dell'Atollo di Vaavu senza riportare alcun danno. Ha descritto l'onda come qualcosa che non aveva mai visto nel corso di tutta la sua vita. "Quando l'onda è refluita le isole più piccole sono state sgretolate e, quando è finalmente digradata il reef, normalmente situato molti metri sotto il livello del mare, era esposto e visibile.
Riferito da Jeroen Deknatel, Managing Director, Fan-tasea Divers - Ocean Rover Cruises

Gli Tsunami

(Tratto da Wikipedia, l'enciclopedia on-line gratuita.! Uno tsunami è formato da una serie di onde che si generano quando l'acqua di un lago o del mare viene rapidamente spostata su vasta scala. Terremoti, frane, eruzioni vulcaniche e l'impatto di una grande meteora hanno l'energia potenziale in grado ai generare uno tsunami. Gli effetti di uno tsunami possono essere estremamente vari, provocando conseguenze insignificanti o devastanti.
Il termine tsunami deriva dal giapponese e, tradotto, vuoi dire "onda di porto" (da tsu, porto, e nami, onda). Sebbene in giapponese la parola tsunami sia usata sia al plurale sia al singolare, in inglese il plurale è tsunamis. Il termine fu creato da alcuni pescatori che, al ritorno da una battuta di pesca, trovarono l'area che circondava il porto devastata, malgrado essi non avessero scorto alcuna onda in mare aperto. Uno tsunami non è un evento rilevabile in superficie in mare aperto, dove ha un'ampiezza molto piccola (altezza dell'onda) ed una lunghezza d'onda molto grande (spesso vasta centinaia di chilometri), ecco perché al largo generalmente passa inosservato e forma soltanto una gobba che passa nell'oceano. Gli tsunami sono stati storicamente definiti come onde di marea poiché, appena si avvicinano alla terra, essi assumono le caratteristiche di una veloce e violenta marea piuttosto che la foggia di onde crestate come quelle create dall'azione del vento sull'oceano (con le quali la gente ha maggiore dimestichezza). Tuttavia, poiché essi non sono in alcun modo correlati all'andamento delle maree, il termine "onde di marea" è considerato improprio e quindi gli oceanografi ne scoraggiano l'impiego.
Cause            
Uno tsunami può essere qenerato da un qualsiasi evento in grado di spostare velocemente una grande massa d'acqua come un terremoto, un'eruzione vulcanica, una frana o l'impatto di un meteorite. Generalmente, però, la causa più comune è un terremoto sottomarino. Un terremoto di per sé troppo poco potente per provocare uno tsunami può essere in grado di innescare una frana sottomarina capace, invece, di generarlo. Gli Tsunami si formano quando il fondo del mare si deforma bruscamente in direzione verticale e sposta la massa d'acqua sovrastante. Questi vasti movimenti verticali della crosta terrestre possono avvenire ai margini delle placche tettoniche. I terremoti di subduzione sono particolarmente efficienti nella generazione degli tsunami e avvengono dove le placche oceaniche più dense slittano sotto le placche continentali in un processo conosciuto appunto come di subduzione. Le frane sottomarine, come quelle che a volte sono innescate da potenti terremoti, come pure i collassi delle strutture vulcaniche, sono in grado di influenzare la colonna d'acqua sovrastante poiché i sedimenti e le rocce che scorrono giù per il pendio sì ridistribuiscono poi sul fondo del mare. Allo stesso modo, una violenta eruzione vulcanica sottomarina può spostare verso l'alto la colonna d'acqua e formare lo tsunami. Le onde si formano per lo spostamento della massa d'acqua che, per l'influenza della forza di gravità, cerca di mantenere un proprio equilibrio irradiandosi attraverso l'oceano come le ondulazioni in uno stagno. Negli anni '50 è stato scoperto che i più granai tsunami avvenuti in passato potrebbero essere stati causati da frane, da esplosìoni vulcaniche e da fenomeni di impatto. Questi fenomeni spostano velocemente grandi volumi d'acqua, poiché l'energia proveniente dai residui che franano o dall'espansione è trasferita all'acqua nella quale cadono i residui. Gli tsunami causati da questi meccanismi, diversamente da quelli provocati da terremoti sottomarini, generalmente si dissipano rapidamente e raramente interessano le linee costiere poste a grande distanza dalla fonte, a causa della piccola porzione di mare influenzata. Questi eventi possono generare onde locali molto più grandi (solitoni), come la frana della baia di Litura, che ha prodotto un'onda d'acqua valutata intorno ai 50 - 150 m. e che ha raggiunto un'altitudine di 524 m. sulle montagne locali. Tuttavia una frana estremamente grande sarebbe in grado di generare un megatsunami che potrebbe avere effetti anche sulle onde dell'oceano.
Caratteristiche
Comunemente si crede, erroneamente, che gli tsunami si comportino come le onde controllate o gonfiate dal vento. In effetti, uno tsunami è raffigurato meglio come un nuovo ed improvviso innalzamento del livello del mare, che si manifesta come una barriera o come più barriere d'acqua. Il bordo superiore di uno tsunami assomiglia superficialmente ad un'onda dirompente, ma si comporta diversamente: l'aumento improvviso del livello del mare, combinato con il peso e la pressione dell'oceano dietro di esso, ha una forza molto maggiore. Anche se frequentemente ad esso ci si riferisce come a "onde di marea", uno tsunami non corrisponde all'impressione popolare "di un'onda normale, soltanto molto più grande". Uno tsunami invece corrisponde piuttosto ad un'infinita marea che corre veloce e che si apre la via con la forza contro qualsiasi ostacolo. La maggior parte dei danni è causata dalla enorme massa d'acqua che segue il fronte dell'onda iniziale, poiché l'altezza del mare continua ad aumentare velocemente e sommerge prepotentemente il litorale costiero. Il semplice peso dell'acqua è tale da polverizzare gli oggetti lungo il percorso, distruggendo le costruzioni fino alle fondamenta e raschiando la terra fino ad esporre la roccia nuda. Oggetti grandi, come le navi ed i massi, possono essere trasportati per parecchie miglia verso l'interno prima che lo tsunami si abbassi.
Gli tsunami agiscono molto diversamente dai frangenti tipici; sono fenomeni che spostano enormi masse d'acqua (spesso vaste parecchi chilometri di profondità) piuttosto che giusto un po' d'acqua superficiale, così che contengono un'immensa energia che si propaga ad alta velocità e sono in grado ai attraversare grandi distanze trans-oceaniche, perdendo solo una frazione minima della propria energia complessiva. Uno tsunami può causare danni a migliaia di chilometri di distanza dal suo luogo d'origine, così che possono passare anche diverse ore tra la sua creazione ed i suoi effetti su di un litorale, giungendo molto dopo l'arrivo dell'onda sismica generata dall'evento iniziale. Sebbene mentre l'onda si propaga la perdita complessiva d'energia sia minima, la sua energia totale va estendendosi lungo una circonferenza via via maggiore, così che l'energia totale per metro lineare decresce in misura inversamente proporzionale al quadrato della distanza. Un singolo tsunami può generare una serie di onde di varia altezza; la serie ai onde formatasi viene denominata "treno". In mare aperto gli tsunami hanno periodi (il tempo intercorso tra il passaggio della cresta di un'onda e quello della cresta dell'onda successiva per lo stesso punto) estremamente lunghi, che vanno da minuti a ore, e lunghezze d'onda che possono raggiungere anche molte centinaia di chilometri. Questo è molto diverso dalla tipica onda lunga generata dal vento sull'oceano, che in genere ha un periodo di circa 10 secondi ed una lunghezza d'onda di 150 metri. L'altezza media di un'onda di tsunami in mare aperto spesso è inferiore ad un metro. Per questo essa in sostanza è inavvertibile dalle persone a bordo delle imbarcazioni. L'energia di uno tsunami passa attraverso l'intera colonna d'acqua fino al fondo del mare, a differenza delle onde di superficie, che normalmente raggiungono solo una profondità di circa 10 metri. L'onda viaggia attraverso l'oceano con una velocità che varia dai 500 ai 1.000 km/h. Man mano che le onde si avvicinano alla costa, il mare diventa meno profondo e le onde non possono più viaggiare così velocemente, così cominciano ad "ammassarsi"; il fronte dell'onda diventa più scosceso e più alto e si viene a creare minor distanza tra le creste. Mentre una persona posta in superficie in acque profonde probabilmente non si accorgerà neppure dell'arrivo di uno tsunami, man mano che si avvicina alla linea costiera e si ammassa, il treno di onde può raggiungere altezze di 30 m o anche più. Il processo che rende le onde sempre più ripide, è analogo a quello che si verifica quando si fa schioccare una frusta affusolata. Come l'onda si trasmette attraverso la frusta dal manico fino alla punta, la stessa quantità d'energia si trasferisce lungo una sempre minor quantità di materia, che quindi si muove più violentemente al passaggio di quest'energia. Un onda è detta "di superficie" quando il rapporto tra la profondità dell'acqua e la sua lunghezza d'onda diventa molto piccolo ma, poiché uno tsunami ha una lunghezza d'onda estremamente ampia (centinaia di chilometri), gli tsunami si comportano come un'onda di superficie anche in acque oceaniche profonde. Le onde di superficie si muovono ad una velocità che è uguale alla radice quadrata del prodotto dell'accelerazione di gravita (9.8 m/s2) e la profondità dell'acqua. Per esempio nell'Oceano Pacifico, dove la profondità dell'acqua è mediamente di circa 4000 m, uno tsunami viaggia a circa 200 m/s (720 km/h o 450 mi/h) con una piccola perdita dell'energia complessiva, anche su lunghe distanze. Ad una profondità di 40 m, la velocità sarebbe di 20 m/s (circa 72 km/h o 45 mi/h), che è molto più lenta rispetto a quella in mare aperto, ma in ogni modo sarebbe ancora difficile da superare, anche correndo a perdifiato. Gli tsunami si propagano allontanandosi dal punto d'origine, così che le coste a ridosso di grandi masse di terra di solito sono abbastanza al sicuro. Tuttavia, le onde dello tsunami possono infrangersi intorno alle masse di terra . Le onde di uno tsunami non sono necessariamente simmetriche; possono essere molto più forti in una direzione piuttosto che in un'altra, in quanto la loro natura dipende dalla forma del luogo d origine e dalla morfologia dell'ambiente circostante. Alcune peculiarità geografiche locali possono condurre alla formazione di onde dette "seiche" od onde stazionarie, che possono amplificare i danni sofferti dal litorale. Per esempio, lo tsunami che colpì le Hawaii il 1 Aprile 1946, aveva un intervallo tra le creste d'onda di quindici minuti. Il periodo di risonanza naturale della Baia di Hilo è di circa trenta minuti. Questo volle dire che ogni seconda onda era in fase col moto della Baia di Hilo e creò un "seiche" nella baia. Come risultato, Hilo soffrì danni maggiori di qualsiasi altra zona delle Hawaii, con onae seiche/tsunami che raggiunsero un'altezza di 14 metri, uccidendo 159 abitanti.
Segnali che indicano l'avvicinamento di uno tsunami
I seguenti segni sono stati varie volte associati con l'arrivo di uno tsunami:

•  Potrebbe essere avvertito un evento sismico.

•  Grandi quantità di gas potrebbero formare bolle sulla superficie dell'acqua tali da far sembrare il mare come in ebollizione.

•  L'acqua delle onde potrebbe essere insolitamente calda.

•   L'acqua potrebbe odorare d'uova marce (solfuro d'idrogeno) o di benzina o petrolio.

•  L'acqua potrebbe dare la sensazione come di "punture di spillo sulla pelle".

•  Potrebbe avvertirsi un fragore simile a quello di un tuono, seguito da

- un rumore roboante come quello di uno jet,

-  o un rumore simile a quello emesso dalle pale di un elicottero,

-   o un suono fischiante.

•  II mare potrebbe ritirarsi anche a distanza considerevole.

•  Si potrebbe scorgere un bagliore rossastro all'orizzonte.

•  Man mano che l'onda si avvicina, la cresta dell'onda potrebbe sembrare ardere di rosso.

Gli tsunami non possono essere prevenuti o predetti con precisione, ma ci sono dei segnali d'avvertimento di uno tsunami che incombe, e ci sono molti sistemi che sono stati sviluppati ed utilizzati per ridurne i danni.
Nei casi in cui la cresta principale dell'onda di uno tsunami è nel suo avvallamento, prima del suo arrivo il mare si ritirerà dalla costa di una distanza pari alla metà del periodo dell'onda. Se la costa è poco profonda, questo ritiro può essere anche di molte centinaia di metri. Le persone, ignare del pericolo, potrebbero rimanere sulla spiaggia per curiosità, o per raccogliere i pesci dal fondale marino rimasto esposto. Segno di pericolo di tsunami sul "muro del mare" a Kamakura, Giappone, 2004. Nel periodo di Muro-machi, uno tsunami colpì Kamakura, distruggendo l'edificio di legno che ospitava la colossale statua di Amida Budaha a Kotokuin. Da allora, la statua è rimasta all'aperto. Nei casi in cui la cresta dell'onda principale di uno tsunami è al suo primo picco, le onde successive possono provocare un'ulteriore inondazione. L'essere preparati sugli tsunami è importante, per comprendere che la prima volta che il livello dell'acqua scende il pericolo non è ancora passato del tutto. In una zona costiera dalla linea bassa, un forte terremoto è il principale segnale d'avvertimento della possibile formazione di uno tsunami. Le regioni ad elevato rischio di tsunami possono usare i sistemi d'avvertimento atti a rilevarli e ad avvertire la popolazione prima che l'onda raggiunga la terra. In alcune Comunità sulla costa occidentale degli Stati Uniti, che è zona soggetta agli tsunami provenienti dall'Oceano Pacifico, i segnali di pericolo informano la gente su dove rifugiarsi nell'eventualità dell'avvicinarsi di uno tsunami. I modelli calcolati al computer possono predire, approssimativamente, l'arrivo e gli effetti di uno tsunami, basandosi sulle informazioni dell'evento che lo ha innescato e sulla morfologia del fondale marino (batimetria) e del litorale. Uno dei segnali più precoci arriva dagli animali che sono nelle vicinanze. Molti animali percepiscono il pericolo e fuggono verso le zone più elevate prima dell'arrivo dell acqua. Il terremoto di Lisbona è stato il primo caso documentato di questo fenomeno in Europa. Lo stesso fenomeno è stato notato anche nello Sri Lanka durante il terremoto che si è verificato nell'Oceano Indiano nel 2004. Alcuni scienziati ipotizzano che gli animali possano avere la capacità di percepire le onde subsoniche di Rayleigh causate da un terremoto alcuni minuti o ore prima che uno tsunami colpisca la costa (Kenneally). Sebbene non sia possibile impedire uno tsunami, in alcuni paesi particolarmente esposti sono state approntate alcune misure di sicurezza per cercare di ridurre i danni causati sulle coste. Il Giappone ha intrapreso un vasto programma di costruzione di barriere anti-tsunami alte fino a 4.5m (1 3.5 piedi) davanti alle zone costiere più popolate. Altre località hanno costruito sbarramenti e canali per deviare l'acqua degli tsunami in arrivo. Tuttavia, la loro efficacia è stata messa in discussione, poiché gli tsunami sono spesso più alti delle barriere. Per esempio lo tsunami che ha colpito l'isola di Hokkaido il 1 2 luglio 1993, ha generato onde alte fino a 30m (100 piedi) - come un edificio di 10 piani. La città portuale di Aonae è stata completamente circondata da una barriera anti-tsunami, ma le onde hanno superato la barriera ed hanno distrutto tutte le strutture in legno della zona. La barriera è riuscita a rallentare ed a ridurre l'impatto dello tsunami, ma non è riuscita ad impedire i danni principali e la perdita di vite umane. Gli effetti di uno tsunami possono essere mitigati da fattori naturali, quali ad esempio la presenza ai alberi lungo il litorale. Alcune zone interessate dallo tsunami dell'Oceano Indiano del 2004 sono rimaste quasi illese, in quanto l'energia dello tsunami era stata indebolita da una cintura di alberi come le palme da cocco e le mangrovie. Un altro esempio degno di nota: il villaggio di Naluvedapathy nella regione indiana TamiiNadu ha subito danni minimi e poche vittime, in quanto l'onda si è infranta su di una foresta di 80.244 alberi piantati lungo la linea costiera nel 2002 allo scopo di entrare nel "Guinness" dei primati. [Gli ecologisti hanno suggerito di piantare alberi lungo le coste dei litorali che sono soggetti al rischio di tsunami. Anche se occorrerebbero diversi anni prima che gli alberi raggiungano adeguate dimensioni, tali piantagioni potrebbero costituire un sistema poco costoso e più durevole nel tempo per mitigare l'impatto di uno tsunami rispetto alla costruzione di barriere artificiali, metodo molto più costoso ed a maggior impatto ambientale.]

Mal di mare
di Dan Orr, Chief Operating Offìcer DAN America


Sia nella Marina degli Stati Uniti, sia come istruttore subacqueo ricreativo, mi è capitato di assistere a molti più episodi di mal di mare di quanto avrei voluto. Il mal di mare, la cinetosi, la naupatia o in qualunque modo scegliate di chiamarlo, ha rovinato molte giornate d'immersioni. Alcuni affermano di non soffrirne. In base alla mia esperienza, date le giuste circostanze, può capitare a chiunque. L'esatta causa fisiologica è ancora poco chiara. Una teoria sostiene che i sintomi, soprattutto la nausea siano il risultato dell'incapacità del cervello di decodificare i segnali discordanti che sta ricevendo dai propri organi di senso. Qualunque sia la causa, una volta in acqua la nausea può comportare un grave rischio. Alcuni subacquei esperti sono soliti dire: "Buttati in acqua, ti sentirai meglio". Questa è una riflessione alquanto comune, ma può non rivelarsi necessariamente un buon consiglio. In primo luogo, se in superficie c'è una sufficiente azione delle onde da causare il mal di mare, sottacqua può rivelarsi non essere molto meglio. Ma, una volta in acqua, si corre il rischio di dover vomitare. Il vomito, anche nelle migliori condizioni, non è cosa facile. Nel caso sopraggiunga il vomito in immersione, fondamentalmente ci sono due scuole di pensiero: lasciare l'erogatore al proprio posto o toglierlo. Se lo lasciate in bocca, correte il rischio di aspirare il vomito o di bloccare la valvola di scarico con il materiale vomitato. (Questa è un'altra buona ragione per masticare bene il cibo). Se togliete l'erogatore, correte il rischio di aspirare l'acqua. Ci sono valide argomentazioni prò e contro entrambe le tecniche. In ogni caso, nell'una e nell'altra situazione, la sicurezza può essere seriamente compromessa. C'è un modo per impedire il mal di mare? Su questo le opinioni abbondano. Tenete presente che nessun farmaco, apparecchiatura o tecnica vi garantirà mai con certezza assoluta di riuscire a prevenire il mal di mare. Se trovate un metodo che con voi funziona, continuate con quello.
Si sente parlare comunemente di subacquei che utilizzano i farmaci. Questi includono prodotti quali il Dramamine®, l'AntiVert®, il Benadryl®, il Marezine® e la scopolamina trans-cutanea, chiamata comunemente "il cerotto", mimando la terminologia popolare utilizzata per i cerotti impiegati per aiutare a smettere di fumare. Questi sono risultati essere utili nell'impedire la cinetosi in alcuni subacquei, ma nessuno di loro è privo di effetti collaterali. Poiché il più comune e noto effetto collaterale riguarda la riduzione delle prestazioni, ciò solleva alcuni seri quesiti riguardo al loro uso quando ci si immerge.
Se sul foglio illustrativo è segnalato, mentre si sta assumendo uno specifico farmaco, di porre particolare attenzione quando ci si pone alla guida di un autoveicolo, lo stesso avvertimento dovrebbe essere applicato anche per la subacquea. Se ritenete di aver bisogno di un farmaco per aiutarvi a prevenire il mal di mare, sarebbe opportuno comportarsi con prudenza. Per determinare se e come agisce su di voi, assumetelo alcuni giorni prima di immergervi. Tenete presente, tuttavia, cne il suo uso sulla terraferma può non essere un reale indicatore dell'intera gamma di effetti che potrebbe, invece, mostrare in profondità. Cosa molto interessante, se toccate il cerotto e poi il vostro occhio, vedrete che la pupilla si dilata, perciò lavatevi accuratamente le mani dopo averlo toccato. Poiché la sostanza attiva presente nel cerotto è assorbita nella circolazione sanguigna, poco importa dove è applicato. Funzionerà allo stesso modo, sia posizionato sopra, sia dietro l'orecchio. Ci sono alcuni altri prodotti sul mercato, quali il Sea-Band® ed il ReliefBand®, che possono essere di un certo rilievo nell'impedire il mal di mare. Il Sea-Band®, un bottoncino di plastica incorporato in un braccialetto elastico, esercita una pressione su di un punto posto circa un pollice sopra la piega del polso. Con un meccanismo d'azione analogo a quello dell'acupressione, il Sea-Band è disponibile già da parecchi anni. Malgrado non sia stato pubblicato alcuno studio scientifico controllato che dimostri la sua efficacia, alcuni subacquei hanno segnalato un certo grado di sollievo. Il ReliefBand emette un lieve impulso elettrico nella zona del polso e sembra funzionare in modo simile al Sea-Band, interferendo con la trasmissione fra le terminazioni sensoriali del corpo, lo stomaco, ed il cervello. Sebbene anche sull'utilizzo di questo dispositivo nella subacquea non sia stato pubblicato nessuno studio scientifico controllato, esistono un certo numero di resoconti aneddotici della sua relativa efficacia e di dati che dimostrano il suo effetto nel controllo di altre forme di nausea. Il ReliefBand è stato accettato dalla Food and Drug Administration per la prevenzione della nausea e del vomito nella cinetosi. Non essendo impermeabile, può essere però usato soltanto in superficie. Se ritenete che per voi il mal di mare possa essere un problema, per ridurre il vostro inconveniente suggeriamo quanto segue:
•  Siate sufficientemente riposati, mangiate e reidratatevi bene ed evitate gli effetti degli alcolici. Se siete preoccupati di soffrire il mal di mare, può essere saggio evitare di mangiare molto due o più ore prima di imbarcarvi. Un'arguta osservazione che ho sentito è: "Non mangiate mai qualche cosa che non siete disposti a dover rivedere".
•  Assemblate e controllate la vostra attrezzatura per l'immersione prima di lasciare il porto o mentre siete ancora in acque calme.
•  Quando andate in mare aperto, cercate di trovare un posto sulla barca in cui si possa avvertire meno il movimento. È sicuramente una buona idea cercare di evitare la prua, il flying bridge o qualsiasi altro posto dove il rollio è più intenso. Generalmente la poppa è il posto ideale dove stare, ma talvolta i vapori dello scarico dei motori possono aggravare il problema. Una volta partiti, mantenete il contatto visivo con l'orizzonte o la linea costiera. Vi sono alcune evidenze che sembrano indicare che in alcune persone compare un certo livello di adattamento al movimento, così che i sintomi, dopo alcune ore, possono cessare.

Bruciori di stomaco
Di Daniel A. Nord, Direttore del DAN America Medicai Services

Più del 10 % della! popolazione odierna, soffre di una qualche forma di bruciore di stomaco o di disturbi digestivi, così che non sorprende affatto che i disturbi esofagei siano argomento di frequente discussione nei Servizi d'Informazione Medica del DAN. La cosa più preoccupante sono le possibili conseguenze di tali indisposizioni durante l'immersione. Bruciore di stomaco e disturbi digestivi descrivono comunemente quel tipo di disagio che si avverte dopo aver mangiato. Il termine tecnico è Malattia Da Reflusso Gastroesofageo o GERD. Si pensa che la causa dei disturbi digestivi, non sempre nota o completamente compresa, sia collegata al rigurgito dell'acido presente nello stomaco verso l'alto, nell'esofago. Spesso i sintomi peggiorano con il consumo di tabacco o di alcool, coni assunzione di alimenti piccanti o con lo sdraiarsi dopo un pasto abbondante. Gli acidi dello stomaco generano nell'esofago un gusto amaro e la sensazione occasionale di bruciore dietro lo sterno. Oltre al consumo di alcool e di cibo, numerosi altri fattori probabilmente contribuiscono al fenomeno. L'Origine della GERD: Una volta entrato nello stomaco, ilcibo stimola la produzione di acido dopo essere passato tramite lo sfintere esofageo inferiore LES), posto verso l'estremità inferiore dell'esofago. Ta volta definito anche sfintere cardiaco, questa fascia circolare di tessuto muscolare liscio ha ben poco a che fare con il cuore, a parte la sua localizzazione, posta vicino al muscolo cardiaco. Il rilassamento di questo muscolo avviene per permettere il normale passaggio degli alimenti. Tuttavia, l'incompleta chiusura dello sfintere, dovuta ad un insufficiente tono muscolare o ad anomalie anatomiche, può permettere ai contenuti acidi dello stomaco di risalire nell'esofago e causare i sintomi della GERD. Questo rigurgito a volte peggiora quando ci si piega in avanti, ci si sdraia o si assume una posizione a testa in giù.
Quasi tutti avvertono occasionali bruciori di stomaco, ma chi ne soffre non dovrebbe ignorare tali disturbi se si presentano quotidianamente o in maniera seria. Se non è trattato, il bruciore di stomaco cronico può causare lesioni della porzione più bassa dell'esofago; ciò può rendere la deglutizione più difficile. Nei casi più gravi, può condurre ad uno stato precanceroso denominato Esofago di Barrett.
Fortunatamente, le malattie e gli infortuni connessi con l'immersione non sono un evento quotidiano per il grosso pubblico, ma gli incidenti possono accadere ed accadono dappertutto nel mondo. Come spesso succede, "uomo avvisato, mezzo salvato" e speriamo che quanto accaduto nel seguente caso subacqueo serva a far capire le implicazioni che possono capitare immergendosi con una GERD di grado severo. Il Subacqueo: Questo subacqueo, un maschio di 47 anni, è brevettato da 14 anni ed ha effettuato più di 100 immersioni. Non prese/ita una storia di infortuni o di patologie subacquee. È attivo ed in buona salute, tranne cne per una GERD moderatamente severa, a causa della presenza di un'ernia iatale, un'anomalia dello sfintere esofageo inferiore che può causare un rigurgito dei contenuti dello stomaco nell'esofago. Il trattamento per tenere i suoi sintomi sotto controllo ha incluso il cambiamento dello stile di vita e l'assunzione quotidiana del farmaco omeprazolo (Prilosec ®j, un inibitore della pompa protonica per la produzione dell'acido cloridrico.

Le immersioni:
Ha effettuato due immersioni il primo giorno a St. Thomas. La prima immersione era programmata a 59 piedi (18 metri) per 45 minuti, con una sosta di sicurezza di due minuti. Durante l'intervallo di superficie di 43 minuti, ha avvertito una moderata pressione svilupparsi nella parete superiore destra della cassa toracica. Sebbene il disturbo fosse alquanto fastidioso, non era però tale da indurlo a rinunciare alla seconda immersione. Malgrado il subacqueo abbia avvertito che questa sensazione di pressione sembrava esser diventata meno gravosa nel corso della seconda immersione condotta a 41 piedi (12 metri) per 52 minuti, con una sosta di sicurezza di tre minuti, il sintomo è perdurato per tutto il pomeriggio, nonostante la riduzione delle attività. Il disturbo sembrava aggravato dall'inspirazione profonda e dalla sua incapacità di espirare completamente. Ha negato di aver avvertito qualsiasi tipo di affanno. Quando, più tardi, si è messo in contatto con la Divìng Emergency Hotline del DAN, ha descritto il fenomeno "come se avessi un mattone all'interno torace".

Le Complicazioni:
Sebbene le immersioni siano state riportate come "senza incidenti", ulteriori domande poste dal personale del DAN hanno rivelato parecchi eventi sospetti relativi all'anamnesi medica del subacqueo. Egli ha segnalato di aver avvertito i suoi usuali sintomi ai GERD quando assumeva la posizione a "testa in giù" nel corso della prima immersione ed istintivamente, per impedire l'aspirazione del rigurgito dello stomaco nei polmoni, aveva tossito. Anche se non può essere dimostrato, il semplice atto di aver provato ad eliminare il riflusso tossendo potrebbe essere stata la causa del problema. Il rischio che ha corso era duplice: (1 ) Potrebbe aver aspirato il contenuto dello stomaco nelle vie respiratorie, che potrebbe esser penetrato quindi nei polmoni; e (2) Un inavvertito movimento verso l'alto, effettuato durante i colpi di tosse, potrebbe aver determinato un'eccessiva pressione intrapolmonare ed una sovra-distensione polmonare, con conseguente pneu-motorace. L'invio presso il vicino reparto d'emergenza, dotato di camera iperbarica e con un medico specializzato in medicina subacquea, ha confermato i sospetti.

Il Trattamento:
In seguito al consiglio del personale medico del DAN, il subacqueo si e recato presso un vicino centro d'emergenza locale, dove c'erano sia la camera iperbarica, sia un medico specializzato in medicina subacquea. È stato visitato, stabilizzato e gli è stato praticato un esame radiografico del torace. La diagnosi è stata di pneumotorace totale (comunemente noto anche come " collasso del polmone ") * al polmone di destra. C'erano anche prove di infiltrazioni polmonari, o corpi estranei, all'interno del polmone di destra. È stata inserita una sonda toracica tra la parete della cassa toracica ed il polmone di destra per rimuovere l'aria extra -alveolare e ri-espandere il polmone collassato. Dopo tre giorni di ricovero, la sonda è stata rimossa ed un nuovo esame radiografico del torace ha confermato che il polmone era rimasto gonfio. Il subacqueo è stato dimesso con le indicazioni di riposare e di evitare i voli aerei senza il benestare del medico. La prognosi sembrava buona ed il subacqueo avrebbe anche potuto anticipare di cinque giorni il suo rientro a casa. Il giorno seguente il paziente si è ripresentato per una visita. Dopo la visita e dopo essersi sottoposto ad un altro esame radiografico del torace, il medico ha diagnosticato che il subacqueo stava subendo una recidiva di pneumotorace del 50 per cento. Questa volta il disturbo è stato trattato con un procedimento chiamato toracentesi, una procedura in cui viene inserito un ago nello spazio pieno d'aria per aspirarla. Sebbene il subacqueo avesse manifestato un certo miglioramento nei due giorni successivi, il polmone non è riuscito a riespandersi completamente. Era rimasta ancora una piccola quantità d'aria nella regione superiore, che indicava la possibilità di una piccola ma persistente perdita. Questa perdita ha complicato i piani di rientro a casa del subacqueo. Il viaggio sugli aerei commerciali è controindicato in presenza ai pneumotorace. Sottoporre un pneumotorace irrisolto in un ambiente ipo-barico (come quello presente a bordo dei normali aerei di linea) provoca l'espansione del gas residuo bloccato. Se il volume iniziale del pneumotorace è sufficientemente grande, un pneumotorace semplice potrebbe trasformarsi in pneumotorace ipertensivo -una condizione grave nella quale l'incremento della pressione nello spazio tra il polmone collassato e la gabbia toracica interferisce sulla funzionalità dell'altro polmone e sul sistema circolatorio. A causa della natura persistente del pneumotorace, è stato inserito un altro tubo toracico per permettere la ri-espansione del polmone collassato ed il paziente è stato evacuato per via aerea (in una cabina con una pressione equivalente a quella del livello del mare) per il rientro negli Stati Uniti, dove è stato affidato ad un chirurgo toracico. L'ultimo trattamento è stato di tipo conservativo. Il paziente è stato ricoverato in ospedale negli Stati Uniti, dove è stato trattato con un tubo toracico, per tre giorni. Il paziente non ha avuto recidive dopo essere stato dimesso e si è sottoposto a valutazioni periodiche per il semestre successivo. Non ha in programma di tornare ad immergersi.

La Discussione:
In generale, vi è molta gente che ama la subacquea ricreativa sebbene presenti sintomi occasionali di bruciore di stomaco o disturbi digestivi. Tuttavia, per chi soffre di GERD severa o male controllata, il consiglio è quello di non immergersi. In coloro che presentano un riflusso di tipo severo, specialmente un subacqueo, la posizione a testa in giù può indurre lo stomaco a forzare il contenuto gastrico verso la bocca. Questa circostanza non è facile da controllare in profondità e si rischia di aspirare corpi estranei nei polmoni. A causa degli erogatori e delle altre attrezzature, i subacquei possono essere soggetti a diversi problemi causati dal riflusso. Nonostante il pneumotorace sia una complicazione che capita raramente nell'attività subacquea, l'importanza di questo rischio spesso non è presa nella dovuta considerazione, specialmente per quanto riguarda i subacquei che s'immergono in zone remote. Questo caso illustra chiaramente quanto devastante potrebbe essere per un subacqueo un problema come questo senza I accesso a cure mediche risolutive. Come Si Può Ridurre la Predisposizione al Bruciore di Stomaco?
•  Non mangiate eccessivamente, specialmente cibi contenenti i grassi. Gli alimenti grassi tendono a ritardare la digestione e lo svuotamento dello stomaco. Pasti ridotti e più frequenti permettono al vostro sistema digestivo di far fronte all'eccesso di lavoro da parte dello stomaco.
•   Se avete assunto un pasto pesante, evitate le bevande molto aromatiche dopo cena, cioccolato, alcool, menta peperita e menta verde.
•  Evitate di mangiare appena prima di andare a dormire o di sdraiarvi per un riposino. Lasciate che la forza di gravita lavori per voi; cercate di rimanere in piedi ed attivi per almeno due - tre ore dopo un pasto.
•  Non dormite completamente distesi. Anche solo l'elevazione della testata del vostro letto di almeno sei -otto pollici (15-20 cm.), può essere in grado di ridurre la frequenza e l'intensità degli episodi di reflusso. L'innalzamento del torace con i cuscini non funziona bene, perché poi si tende a scivolar via dai cuscini durante la notte. Prendete in considerazione, invece, l'uso di blocchi di legno o di grandi elenchi telefonici per sostenere la struttura del letto o del materasso.
•  Limitate l'ingestione di cibo prima di immergervi. Date all'apparato digestivo il tempo necessario all'assimilazione dell'ultimo pasto ingerito.
•  Quando v'immergete, evitate di assumere posizioni a testa in giù. Utilizzate la poca forza di gravita che c'è sott'acqua a vostro vantaggio.
•  Evitate i vestiti stretti e, in particolare quando v'immergete, una muta umida molto attillata, evitando anche di stringere troppo la cintura di zavorra. I vestiti stretti ed attillati possono aumentare la pressione sull'addome e sullo stomaco e ritardare la velocità di svuotamento dell'apparato digerente.
•  utilizzate i farmaci con cautela. Le pillole anticoncezionali, gli antistaminici, i decongestionanti, come pure altri farmaci, possono provocare disturbi gastrointestinali (Gì). Leggete attentamente i foglietti illustrativi e le avvertenze sulle confezioni.
•  Potrete trarre giovamento dai farmaci che riducono o neutralizzano la produzione di acido. In generale, tutti gli antiacidi sono considerati privi di rischi se utilizzati occasionalmente ma, come qualsiasi altro farmaco, non sono assolutamente sicuri. Gli antiacidi possono interferire con l'assorbimento di altri farmaci. Tenendo conto di ciò consultate il vostro medico o il \armacista, in particoìar modo se siete in gravidanza.
• Più specificamente, ecco le implicazioni di un pneumotorace: I polmoni sono racchiusi all'interno della membrana pleurica nella cavità toracica. la pleura racchiude lo strato esterno dei polmoni separandoli dalla cavità toracica attraverso uno spazio potenziale. Se l'aria entra nella zona del tessuto pleurico, lo spazio potenziale si trasforma in uno spazio reale. Se questo spazio aumenta, l'espansione del polmone si riduce e viene compromessa la respirazione.

Depressione e immersione
di Doc Vikingo

Nel numero 111/2005, l'Alert Diver ha trattato approfonditamente la natura, la classificazione ed il trattamento della depressione, toccando brevemente le sue implicazioni per la subacquea. In quest'aggiornamento, mettiamo maggiormente a fuoco come i segni ed i sintomi di questa condizione ed il relativo trattamento medico possano interessare la sicurezza del subacqueo ricreativo e del suo compagno d'immersione. Circa un Americano su 20 mostra gli elementi carat-teristici di un disturbo depressivo. E, poiché alcuni antidepressivi sono impiegati pure in altre circostanze, più di un Americano su 15 assume tali tipi di farmaci. Poiché gli studi dimostrano che I incidenza della depressione nei subacquei attivi non differisce significativamente da quella riscontrata nella popolazione in generale i subacquei che lamentano questi disturbi ed i medici specializzati che li hanno in cura dovrebbero sapere cosa significa questo tipo di patologia. Nel corso del 2002, il DAN ha ricevuto 125130 richieste di informazioni inerenti all'immergersi con sintomi di depressione, con un equivalente numero di domande specifiche riguardo ai farmaci impiegati per il suo trattamento. Cosa racchiude la depressione In breve, la depressione è un disturbo dell'umore. Coloro che ne soffrono lamentano, o sono descritti dagli altri, come giù di morale, grigi, tristi o svuotati e con un ridotto interesse o con l'incapacità di godere di quelle attività che una volta trovavano piacevoli. Altri aspetti riguardano:
-  i disturbi dei sonno,
- i cambiamenti dell'appetito e del peso,
- la sensazione di sentirsi indegni, privi di speranza e con sensi di colpa,
- i pensieri ricorrenti di farla finita con la vita,
-  la mancanza di energia e la facilità di affaticamento,
-  la riduzione della libido,
- l'incapacità di trarre ristoro dal riposo,
-  l'irritabilità e le difficoltà dell'attenzione, della capacità di concentrarsi e di prendere decisioni.

In aggiunta, i disturbi depressivi possono alternarsi ad episodi di tipo maniacale. Con questi ultimi, si possono provare sensazioni infondate o eccessive di benessere e felicità, pensieri ricorrenti, mancanza di giudizio, imprudenza e la tendenza a distrarsi facilmente. Non tutti gli individui manifestano questi sintomi al completo, e la severità dei disturbi varia da un grado lieve fino a necessitare il ricovero ospedaliere Trattata sia con la psicoterapia sia con i farmaci, la depressione spesso reagisce meglio al trattamento combinato.
La decisione se immergersi o meno dipende largamente dalla capacità di prendersi cura di se stessi, in relazione alla gravita dei sintomi. Tuttavia, i casi di media gravita possono essere particolarmente preoccupanti, soprattutto se il controllo dei disturbi varia secondo l'impiego dei farmaci.
Problemi inerenti alla patologìa in sé
Tra i segni ed i sintomi più comuni, l'incapacità di prendere decisioni e la mancanza di concentrazione rappresentano il rischio più elevato nella scala dei valori. La capacità di seguire e di gestire variabili quali la propria profondità, la posizione, la scorta d'aria, i limiti di non decompressione (NDL) e la posizione del compagno d'immersione richiedono grande attenzione, attendibilità e serenità di giudizio. le profondità non sono proprio il posto più giusto dove soffrire di pause dell'attenzione e della prontezza decisionale.
I subacquei si divertono maggiormente in quelle immersioni che, almeno apparentemente, non richiedono sforzi, dove viene facilmente raggiunto un ottimo assetto, mentre una lieve corrente ci guida lungo una distesa di coralli ricchi di colore. Tuttavia, la necessità di un'energica attività spesso si ritrova appena dietro l'angolo, sotto la forma di un'impetuosa corrente discendente o di un compagno che necessita di aiuto. Non mi piacerebbe che la mia energia o la mia resistenza alla fatica, o quelle del mio compagno, fossero ridotte durante l'immersione. Questo, però, in caso di depressione può succedere. Per i subacquei le cose non vanno sempre nel verso giusto, in superficie o sottacqua. Le barche possono arrivare in ritardo, essere affollate ed avere un equipaggio dai modi dittatoriali. Una volta sotto, il subacqueo può strisciare inavvertitamente contro un corallo ai fuoco, essere accalappiato da una lenza o vedersi rovinare l'opportunità ai una foto particolare da un subacqueo disattento o sconsiderato. Se l'irritabilità, che è cosa abbastanza comune nella depressione, si fa particolarmente sentire anche nel caso di una circostanza di minor importanza, il subacqueo non è in condizioni di mantenere il controllo ottimale.
Riflessioni suicide, intenzioni e pianificazione.
Oltre il 9 per cento dei suicidi, nelle zone con facile accesso all'acqua, derivano dall'annegamento; la subacquea offre un sistema rapido per morire, che oltretutto può apparire agli occhi del mondo come un normale incidente. Nonostante che, per ovvi motivi, non siano disponibili statistiche affidabili, è comunque ben noto che nella subacquea il suicidio è causa di un discreto numero di decessi. Nel Regno Unito il suicidio, secondo alcune stime, è responsabile di oltre il 17 per cento dei decessi di subacquei professionisti. E, sebbene non siano risolutive, le indagini su un certo numero di decessi subacquei di alto-profilo, come quelli di un oftalmologo del Wisconsin (nel Wisconsin), di uno psichiatra del Missouri (in Thailandia) e di una coppia della Luisiana (in Australia), hanno rilevato gravi indizi che si sia trattato di probabili casi di suicidio. Per concludere, alcune persone sofferenti di depressione lamentano problemi fisici che non hanno alcuna causa fisica dimostrabile, compresi i dolori articolari e l'emicrania. Malgrado questi siano sintomi caratteristici della Malattia Da Decompressione (MDD), il risentirne dopo un'immersione potrebbe determinare un'inutile visita alla camera iperbarica. Il Trattamento Farmacologico I farmaci sono impiegati Frequentemente per trattare la depressione e questo suscita timori supplementari. I subacquei che assumono qualsiasi tipo di farmaco dovrebbero, infarti, studiarne attentamente gli effetti secondari segnalati.
Gli antidepressivi prescritti comunemente includono tre classi principali di prodotti:
Gli inibitori selettivi del reuptake (ricaptazione) della serotonina (SSRI), i farmaci eterociclici, triciclici e tetraciclici (TCA/HCA) e gli inibitori delle monoamino-ossidasi (IMAO), oltre a poche altre sostanze attive. In generale, gli SSRI attualmente sono più utilizzati degli altri a causa della loro relativa maggior sicurezza (inclusa l'overdose) e tollerabilità, anche se costano di più. Gli IMAO sono prescritti meno frequentemente, in parte perché la loro interazione con determinati alimenti, bevande e farmaci può causare ipertensione arteriosa di grado anche severo. Sebbene il rischio sia molto basso, forse il dato più preoccupante è che la maggior parte dei farmaci prescritti per la depressione sono stati messi in relazione con crisi epilettiche, in particolare per gli SSRI a dosaggi elevati. Poiché un episodio convulsivo in immersione quasi certamente potrebbe rivelarsi mortale, i subacquei dovrebbero prestare particolare attenzione a questo effetto. Un altro preoccupante effetto secondario è dato dalla sonnolenza e dalla riduzione dell'attenzione, una reazione avversa ben nota con l'assunzione di antidepressivi, soprattutto con i TCA e gli HCA. Anche gli SSRI presentano lo stesso problema. II  tredici per cento dei pazienti affetti da Depressione Maggiore trattati con l'antidepressivo più utilizzato al mondo (un SSRI), hanno lamentato sonnolenza; gli studi effettuati su questi farmaci hanno dimostrato che essi possono produrre una riduzione dello stato di attenzione. I loro effetti possono anche ritardare le funzioni cognitive più elevate quali la capacità di gestire mansioni complesse nello spazio e la capacità di ricordare informazioni imparate poco prima. Ovviamente questi farmaci, a pressione atmosferica ambientale, interferiscono con le reazioni chimiche cerebrali. Non è irragionevole sospettare che i loro effetti potrebbero peggiorare in presenza di aumentate pressioni parziali di azoto ed aggiungersi agli effetti della narcosi d'azoto. Sonnolenza, vertigini, disturbi della capacità di con-centrazione e deficit delle capacità cognitive più complesse sono fra le ragioni per cui i foglietti illustrativi (detti in gergo "bugiardini") contenuti nelle confezioni di antidepressivi avvisano gli utenti che il farmaco può alterare le abilità mentali e/o fisiche richieste per alcune mansioni, come quelle inerenti il funzionamento di un macchinario o la conduzione di autoveicoli (ed immergersi con l'attrezzatura subacquea?). La compromissione dello stato di allerta, della capacità di concentrazione e di prendere decisioni indotte dai farmaci, unitamente alla riduzione di queste funzioni prodotta dalla depressione stessa sono alquanto preoccupanti, vista la pratica di un'attività ricreativa come la subacquea, che prevede la gestione di diversi compiti. Diversi studi dimostrano che un aumento del livello di serotonina cerebrale corrisponde ad un aumento del livello di affaticamento sotto sforzo, che in alcune circostanze riduce la capacità di resistenza di circa il 32 per cento. Inoltre, l'aggiunta di un deficit di starnino prodotto daqli SSRI a quello qià derivante dalla depressione potrebbe rivelarsi un disastro in caso di emergenza subacquea. Un effetto secondario insolito ed in genere lieve, tuttavia preoccupante, di determinati farmaci utilizzati per combattere la depressione, in special modo gli SSRI, può essere un aumento della tendenza al sanguinamento. Durante l'immersione, i vasi sanguigni negli orecchi, nei polmoni e nei seni sono soggetti a tensioni, come conseguenza dei cambiamenti pressori dovuti alla profondità ed alle tecniche di compensazione. Quello che in circostanze normali potrebbe essere soltanto un piccolo sanguinamento, sotto l'influenza degli antidepressivi potrebbe diventare un'emorragia, provocando ristagno e danni ai tessuti. Questo sanguinamento non sempre è evidente o doloroso; infatti, può essere invisibile e senza alcun dolore. Se il subacqueo assume altri farmaci noti per la loro interferenza con i meccanismi che intervengono nei processi di coagulazione quali gli anti-infiammato-ri non-steroidei come l'aspirina e l'ibuprofene, vi è un ulteriore aumento del rischio di emorragie. Inoltre, gli effetti collaterali di alcuni antidepressivi possono imitare i sintomi di MDD. Tutte le classi di antidepressivi hanno presentato reazioni avverse che possono essere simili a quelli provocati dalla MDD e che coinvolgono il sistema nervoso, come l'emicrania, la debolezza e l'affaticamento, le vertigini, la mancanza di coordinazione motoria, le anomalie a carico dell'apparato visivo, l'intorpidimento ed il formicolio alle estremità. Questa discussione sui farmaci potrebbe dare ad intendere che il prendere gli antidepressivi possa automaticamente inondare il subacqueo sotto il peso degli effetti collaterali. Questo non accade necessariamente. Alcuni degli effetti secondari sopravvengono soltanto raramente e non possono essere attribuiti realmente ed interamente al farmaco. Molte persone che utilizzano questi farmaci li tollerano bene e riferiscono che gli effetti collaterali spariscono dopo alcune settimane di impiego. Inoltre, variazioni del dosaggio, dell'orario di ingestione e la messa in atto di alcune altre precauzioni a volte possono tenere sotto controllo gli effetti secondari più persistenti. Per concludere, l'ampia varietà di antidepressivi disponibili sul mercato permette al subacqueo ed al suo medico di provarne diversi fino a riuscire a minimizzare le reazioni avverse. In ogni caso, si tratta di farmaci, e quindi per alcuni soggetti ci saranno effetti collaterali durevoli e problematici. Stando così le cose, ciascun individuo deve monitorare attentamente come risponde alla prescrizione nel tempo, prima di prender parte ad attività per le quali gli effetti secondari potrebbero comportare un rischio.
Che cosa Possiamo Dire?
Francamente, quasi niente. Purtroppo, sono stati effettuati troppo pochi studi su come la depressione ed i farmaci antidepressivi incidano realmente sul subacqueo ricreativo. Uno studio condotto su animali ha suggerito che gli aumentati livelli di serotonina correlati ai farmaci SSRI possono concorrere allo sviluppo della Sindrome Nervosa da Alta Pressione, un disturbo riscontrato a volte nei subacquei nel corso di immersioni molto profonde effettuate con miscele contenenti l'elio, ma questo è di rilevanza minima per i subacquei ricreativi. E, mentre ci si potrebbe aspettare che le sostanze chimiche in grado di stimolare il cervello (come la serotonina e la caffeina) potrebbero predisporre alla tossicità dell'ossigeno, uno studio condotto sui ratti ha invece provato che la caffeina, in effetti, ha ridotto questo rischio. C'è un solo studio che ha valutato l'interazione tra un farmaco in grado di agire sul cervello umano e gli effetti delle pressioni parziali di azoto proprie della subacquea ricreativa ed è stato condotto sul dimenidrato (Lomarin®, Motozina®, Travelgum®, Valontan®, Xamamina®, Transcop®). Questo studio ha dimostrato alterazioni dello stato di vigilanza e delle prestazioni. Sebbene sia stato dimostrato che il dime-nidrato interagisce con determinate sostanze a livello neurochimico, comprese serotonina, norepinefrina e dopamina, l'esatto meccanismo dei suoi effetti in caso di aumentate pressioni parziali di azoto non è stato ancora interamente chiarito.
Cosa comporta tutto ciò per il subacqueo ricreativo
Con la depressione e con ciò che riguarda la sicurezza in immersione, sembrano esserci tre approcci di base a questa domanda:
1. Presupporre che la depressione ed i farmaci utilizzati per trattarla non comportino rischi tali da impedire l'attività subacquea. In base a quello che sappiamo sui principali pericoli sia della depressione sia degli antidepressivi, questa posizione non è assolutamente difendibile. A causa della scarsità degli studi, basandosi necessariamente solo sulla teoria, i maggiori esperti di medicina subacquea hanno espresso serie perplessità sulla possibilità di immergersi se si soffre di depressione, in parti-colar modo se si assumono farmaci. L'eccessiva popolarità degli antidepressivi moderni e della loro prescrizione su vasta scala da parte di medici non esperti in psicopatologia o in farmaci psico-attivi suggerisce un atteggiamento quanto meno superficiale circa il loro impiego. Un tale atteggiamento può portare a gravi conseguenze, quando si tratta di attività come la subacquea.
2.  Presupporre che la depressione ed i farmaci utilizzati per trattarla possano comportare un rischio tale da impedire l'attività subacquea, finché tale condizione non sia completamente risolta ed i farmaci sospesi. In mancanza di solide basi scientifiche, quei medici qualificati che, secondo il proprio giudizio, eccedono in cautela, non dovrebbero essere eccessivamente colpevolizzati. Le problematiche di carattere legale, senza dubbio, contribuiscono a questa posizione ma, dopo tutto, essa appare prudente ed eticamente ineccepibile, secondo l'antico motto "primum non nocere" (innanzi tutto non arrecare danno). Nel mese di maggio del 2001, l'UK Sport Diving Medicai Committee (Comitato Medico Subacqueo Sportivo Britannico) ha specificamente comunicato di non praticare l'attività subacquea mentre si sta assumendo il Wellbutrin® (bupropione), ritenendo il rischio "grossolanamente eccessivo1. Questo consiglio si è basato su un rapporto dell'azienda farmaceutica pro-duttrice che segnalava una frequenza di crisi convulsive nello 0.4 per cento dei soggetti che assumevano il più elevato dosaggio consentito. La stessa raccomandazione è stata fatta per lo Zyban®, un farmaco impiegato come sussidio nel trattamento per smettere di fumare che contiene lo stesso principio attivo. La loro attuale posizione è che "... tutti gli individui che assumono gli SSRI dovrebbero astenersi dalle immersioni". Sebbene si potrebbe obiettare che questa posizione sia eccessivamente prudenziale, il principio non manca di argomentazioni a favore.
3.  Presupporre che la depressione ed i farmaci utilizzati per trattarla non precludano l'attività subacquea, a condizione che:
(a) una visita sulle condizioni mentali dimostri che la situazione è ben controllata;
(b) il subacqueo in trattamento farmacologico sia stato bene per un periodo sufficientemente lungo e gli effetti collaterali pericolosi per l'attività subacquea non siano stati segnalati né osservati anche dopo un attento esame;
(c) non vi siano altre controindicazioni nel quadro clinico del soggetto; e,
(d) il subacqueo si senta bene e comprenda pienamente gli eventuali rischi restanti, lo credo che la maggior parte dei subacquei troverà allettante questa prospettiva, ed è quella che vorrei fosse applicata a me stesso qualora fossi malato. Inoltre questa metodologia sembra stia guadagnando l'interesse della comunità medica subacquea. Un resoconto di ciò compare su:
Diving Medicine On-line, sul sito scuba-doc.com.
La posizione del dott. Ernest Campbell sull'idoneità fisica alle immersioni in soggetti affetti da depressione è che la decisione deve basarsi "analizzando caso per caso". Questo include considerazioni su "... la tipologia di farmaci necessari, la risposta individuale al farmaco ed il periodo di tempo nel quale si è stati senza di disturbi depressivi o maniacali" oltre che " le capacità decisionali, il senso di responsabilità verso gli altri subacquei e gli effetti collaterali prodotti dal farmaco che potrebbero limitare le capacità del subacqueo di gestirsi e di muoversi in acqua". Egli inoltre aggiunge che "Più in particolare, quei subacquei che hanno risposto bene ai farmaci per un lungo periodo di tempo potrebbero probabilmente ottenere il nullaosta ad immergersi".
In ogni modo, è importante che il subacqueo sia completamente onesto con i medici, le agenzie didattiche, gli operatori subacquei e con se stesso. La giuria non si è ancora espressa. Per il prossimo futuro, le decisioni sul subacqueo ricreativo affetto da depressione rimarranno decisioni di carattere individuale povere di presupposti scientifici e ricche di buon senso professionale.

 

2° trimestre 2006

Editoriale

Erogazione continua di Laurie Gowen. DAN Medical Information Specialist

Cinetosi di Dan Kinkade, DAN Medical Information Specialist

Il Transcop di Edward D. Thalmann, M.D.Captain (in pensione), Corpo Medico, U.S. Navy

Lo sgancio della zavorra di Robert N. Rossier

Carboidrati e benessere di Barbee W. Tucker, R.D., Ph.D.

Immergiamoci in apnea in sicurezza di Wesley Hyatt e Richard Vann, Ph.D.

Editoriale

Cari Membri DAN Europe,

Questa edizione dell'European Alert Diver approfondisce alcuni argomenti che vengono frequentemente trascurati o che non sono stati sufficientemente trattati in precedenza. Argomenti quali la sicurezza dell'attrezzatura subacquea, ad esempio degli erogatori, o persino la semplice cintura di zavorra sono abitualmente iqnorati o sottovalutati, mentre molta più attenzione viene posta alle lesioni da Decompressione o ai Barotraumi. Anche se gli incidenti da decompressione o da barotrauma possono ovviamente apparire molto più significativi per la propria salute, non si dovrebbe però ignorare che gli inconvenienti ritenuti di minor importanza, quali quelli inerenti parti dell'attrezzatura subacquea, sono non soltanto alquanto frequenti, ma talvolta possono determinare disagi significativi nel corso dell'immersione e perfino incidenti di una certa gravita. Troppo frequentemente alcune componenti dell'attrezzatura subacquea sono considerate, con una certa superficialità, come elementi che "non causeranno mai problemi" ed è sorprendente rendersi conto come molte volte piccoli cambiamenti nel modo, ad esempio, di vestire la pesata adatta (una cintura dei pesi, una giberna, o altri sistemi di zavorra) possa avere un effetto sulla comodità e sulla sicurezza del subacqueo sott'acqua. In questo numero due articoli sono dedicati a questi importanti aspetti della sicurezza in immersione riguardando, quindi, gli erogatori e le cinture dei piombi. Alcune edizioni fa abbiamo pubblicato un interessante articolo sulla alimentazione del subacqueo, ed ora lo stesso autore ne pubblica un aggiornamento, nel quale si evidenzia l'importanza dei carboidrati per chi pratica l'attività subacquea e dei corretti principi per un'adeguata alimentazione per quanto concerne una maggiore sicurezza in immersione. Il  mal di mare e l'inerente uso di formaci sono entrambi argomenti di grande e continuo interesse tra i subacquei. A tal proposito Dan Kinkade ed il dott. Thalmann ci forniscono una panoramica aggiornata, comprese informazioni dettagliate sul sempre più frequentemente utilizzato "cerotto di scopolamina", cosi come su alcune nuove alternative apparentemente efficaci, quali lo zenzero ed i rimedi meccanici od elettrici. Sebbene la missione del DAN sia quella di essere presente per tutti i subacquei' nel momento del bisogno, di prevenire gli incidenti connessi alla subacquea e ai promuovere la ricerca per la sicurezza in tutte le varie tipologie di immersione, la grande espansione ed i più recenti sviluppi della subacquea hanno, in effetti, messo in ombra la più antica e più "tradizionale" tipologia di immersione, quella riportata nella Storia sin dai suoi albori: l'IMMERSIONE IN APNEA (FREE DIVING). Abbiamo quindi ritenuto che per noi fosse giunto il momento ai dedicare maggior attenzione a questa forma di subacquea che ancora oggi affascina molte persone e che sta coinvolgendo sempre più subacquei in tutto il mondo sia come interesse subacqueo supplementare per coloro che già si immergono regolarmente con le bombole, sia come tipologia di subacquea preferita da parte di molti altri individui. La Free Diving, o Immersione in Apnea, è effettivamente affascinante, impegnativa e richiede sia una buona capacità di resistenza ed idoneità fisica, che una profonda conoscenza dei limiti fisiologici ad essa inerenti. L'apnea può sedurre, ma se praticata con trascuratezza e con una conoscenza soltanto superficiale delle problematiche che la riguardano, può nel contempo rivelarsi fatale. Il DAN ha chiesto a due esperti di preparare un articolo dettagliato sulla sicurezza e sulla fisiologia dell'immersione in apnea, che pubblichiamo in questo numero dell'Alert Diver. Spero che tutti voi lo leggiate con interesse ed apprezziate le molteplici informazioni ed i consigli per la sicurezza che l'articolo fornisce. Desidero infine ricordare a tutti voi che il numero del DAN Europe Emergency Hotline è cambiato a partire dal 1 febbraio 2006. Il nuovo numero, attivo 24 ore, è + 39 06 4211 8685. Questo numero corrisponde anche ad una nuova Centrale di Allarme, ed a procedure completamente migliorate e più efficienti eli assistenza e ai allarme, che includono l'assistenza costante, in conferenza telefonica, degli operatori di emergenza multilingue e degli esperti internazionali di medicina subacquea. La Centrale di Allarme ha messo in funzione un nuovo servizio di comunicazione di E-AAAIL di EMERGENZA, anch'esso attivo 24 ore al giorno, 7 giorni alla settimana, all'indirizzo e-mail emergency@daneurope.org. Questo nuovo strumento di emergenza è un sistema supplementare per aiutare efficacemente i subacquei anche in quelle situazioni, sempre più frequenti, dove l'accesso ad Internet può risultare più facile delle comunicazioni telefoniche. Prendete nota, per favore, sia del nuovo numero della Hotline che dell'indirizzo E-mail di emergenza e conservateli accuratamente. Potrebbero rivelarsi molto importanti, in caso capitasse una qualsiasi emergenza!!

Acque chiare a tutti voi!!

Alessandro Marroni, M.D.

Presidente, DAN Europe

Presidente, International DAN

Erogazione continua
Di Laurie Gowen. DAN Medicai Information Specialist

IL SUBACQUEO: II subacqueo, di livello advanced, è un maschio di 46 anni, con una storia medica di ipertensione arteriosa lieve. E alto 5 piedi e 7 pollici circa 1,70 Mt., piuttosto in sovrappeso (pesa 220 ibbre - circa 100 kg. ma per il resto è in buono stato fisico. Non ha alcuna storia pregressa di incidenti subacquei o di altre malattie recenti.
L'IMMERSIONE: II subacqueo ed i suoi compagni si sono immersi utilizzando bombole d'acciaio aa alta pressione ad una profondità di 38 metri. Quel giorno la temperatura dell'acqua dolce, nel lago, era di 6 gradi C. Una volta raggiunta la massima profondità programmata, il subacqueo ha notato una leggera perdita d'aria dal secondo stadio del suo erogatore. Egli ha attribuito la perdita all'acqua fredda ed ha presupposto che il suo erogatore stava leggermente congelando. Ciononostante, ha deciso di rimanere ancora alcuni minuti per permettere agli altri subacquei di completare la loro immersione, ma il suo secondo stadio "è andato" in pieno flusso continuo e la pressione della bombola è scesa da 240 a 21 atmosfere in pochi secondi. A quel punto ha iniziato la risalita respirando dall'erogatore in erogazione continua ed ha provato ad effettuare una risalita lenta, ma è passato da una profondità di 38 metri alla superficie in un minuto. Una volta in superficie, il subacqueo ha immediatamente avvertito intorpidimento, rigonfiamento ed arrossamento al volto, alle labbra, all'interno della bocca ed intorno agli occhi. Non ha avuto difficoltà respiratorie né dolore toracico e non ha presentato gonfiore intorno a collo, spalle o torace. Il suo erogatore era completamente danneggiato. Il subacqueo si è comunque sentito bene abbastanza da fare snorkeling, così si è immerso in apnea diverse volte ad una profondità di 10 metri, mentre gli altri subacquei effettuavano la loro seconda immersione della giornata.
LE COMPLICAZIONI: II subacqueo ha cominciato ad avvertire vertigini ed aumento dell'intorpidimento e del gonfiore sia nella parte interna che esterna della faccia; questi sintomi sono rimasti costanti fino alla sera. Sebbene il gonfiore migliorasse nelle successive 12 ore, le vertigini erano abbastanza preoccupanti da farlo decidere di presentarsi, il mattino seguente, all'ospedale più vicino.
LA DIAGNOSI: Quando è giunto presso l'ospedale locale, il subacqueo stava ancora avvertendo le vertigini, l'intorpidimento, il gonfiore e l'arrossamento intorno agli occhi, alle guance ed alla bocca. I suoi occhi erano notevolmente iniettati di sangue. Non presentava segni di un colpo dovuto alla maschera, come capita in seguito all'effetto ventosa, e non vi erano rigonfiamenti o aria rilevabili nei tessuti intorno al collo, al torace ed alle spalle. Il medico del pronto soccorso ha fatto trasferire il subacqueo presso una camera iperbarica dove potesse essere effettuata una valutazione più completa e approfondita dell'incidente occorso in immersione. Nel corso di questa successiva valutazione sono stati riscontrati, oltre ai sintomi iniziali, debolezza alla mano ed alla gamba sinistra e visione offuscata. Il subacqueo è stato sottoposto ad un trattamento di ricompressione secondo la tabella 6 della U.S. Navy, riportando un notevole miglioramento. La debolezza nella parte sinistra del corpo si è completamente risolta, ma la bocca, le labbra e le gengive erano ancora intorpidite e la sua vista era ancora parzialmente offuscata. Sedici giorni dopo l'immersione, egli continuava ad avvertire un certo intorpidimento residuo a bocca, labbra e gengive. La sua vista era ancora un po' offuscata, ma è stato in grado di ritornare alle sue normali attività. Il medico iperbarico gli ha raccomandato di non immergersi, dopo la risoluzione completa dei sintomi, per sei mesi.
LA DISCUSSIONE: Questo caso, alquanto insolito, mostra una varietà di sintomi che normalmente non vediamo in un singolo caso d'incidente subacqueo. La presenza dei sintomi inerenti ai tessuti intorno alla bocca direttamente esposti all'aria ad alta pressione può aver nascosto altri sintomi più seri come la debolezza nella parte sinistra del corpo. A volte, quando vi è un motivo ovvio che possa causare un trauma ed i relativi sintomi, possono essere trascurate altre possibili cause dell'incidente. Questo tipo di avaria dell'erogatore è raro, come lo sono la maggior parte dei problemi annessi all'attrezzatura subacquea. Il rapporto annuale del DAN sulla Patologia Da Decompressione, sugli Infortuni Subacquei Fatali e sul Project Dive Exploration, riporta che soltanto il 13 per cento dei casi può essere messo in relazione ad un problema all'attrezzatura. La maggior parte di questi è dovuta ad una scarsa manutenzione, alla inadeguatezza dell'attrezzatura o ad una mancanza di familiarità con l'attrezzatura stessa. Le lesioni derivanti da problemi con l'equipaggiamento sono segnalate al DAN solo di rado, ma possono essere il primo anello della catena che conduce ad un incidente subacqueo. In questo caso, le lesioni erano secondarie ad un'embolia gassosa cerebrale di grado lieve o, forse, ad una Patologia Da Decompressione (PDD) indotta da un'embolia gassosa arteriosa (EGA). Poiché il tempo di fondo era stato inferiore ai cinque minuti, una MDD, da sola, sembra un po' improbabile. Poiché con la tipologia di trattamento messa in atto l'intorpidimento facciale non è regredito in un periodo di tempo standard, esso può essere dovuto all'esposizione all'aria ad alta pressione, avvenuta quando il subacqueo ha provato a "sorseggiare" l'aria dal suo erogatore in avaria. Una valutazione medica immediata avrebbe preso in considerazione la lieve debolezza riportata al lato sinistro del corpo. Con una valutazione precoce, effettuata mentre i sintomi erano ancora recenti, le informazioni su questo caso potevano essere maggiormente chiarite. La maggior parte dei sintomi dell'EGA si presenta entro i primi 10 minuti dopo l'immersione. L'EGA è ben nota per essere la causa, in un subacqueo, di alterazioni immediate e drammatiche come la perdita di conoscenza, la paralisi o le crisi epilettiche.
Il DAN segnala spesso i ritardi dei subacquei nel richiedere una valutazione ed un trattamento adeguati; ritardi dovuti, nella maggior parte dei casi, a sintomi lievi ed ambigui. I subacquei, in questo caso, si mettono in contatto con il DAN o con una struttura medica locale solo perché i sintomi persistono. Poiché il subacqueo non ha richiesto una valutazione medica fino al giorno successivo, non c'è modo di sapere da quanto tempo stava avvertendo la debolezza. La perdita di aria, un evento subacqueo traumatico e la risalita veloce sono fattori predisponenti ben noti che conducono spesso ad un incidente, alla PDD e, talvolta, alla morte del subacqueo. Ciascuno di questi fattori sarebbe, di per sé, sufficiente ad indurre i subacquei a richiedere una valutazione medica se, dopo un'immersione, i sintomi persistono. L'esame neurologico rapido, così come insegnato nel Corso DAN Oxygen Provider, è un metodo efficace per valutare immediatamente i sintomi dopo un evento in acqua o una violazione delle tabelle. Una rilevazione positiva, quale la perdita di forza prensile in una mano, è sicuramente sufficiente ad inviare il subacqueo a sottoporsi ad una valutazione più approfondita e, nel caso, al trattamento più idoneo. Durante un'immersione possono sopraggìungere diverse tipologie di problemi, soprattutto nel corso di immersioni che vengono effettuate per la prima volta. Nel caso di una profonda, di un nuovo sito d'immersione, di una prima esperienza di immersione in corrente o quando si acquista ed utilizza una nuova attrezzatura, un subacqueo dovrebbe mantenere un comportamento prudenziale e cautelativo. Nella situazione presa in esame, il subacqueo ha dovuto impiegare tutte le sue risorse per ritornare nuovamente in superficie. Sebbene l'esposizione all'aria ad alta pressione sia stata molto probabilmente la causa dei suoi sintomi facciali, il non avere per niente aria da respirare probabilmente avrebbe prodotto risultati peggiori. Non tutte le risalite veloci o le situazioni di mancanza d'aria provocano una lesione, ma tutte queste situazioni dovrebbero richiedere un semplice esame neurologico ed un controllo, per assicurarsi che il subacqueo sia OK. La via più semplice per attuare tutto ciò è tramite uno dei numerosi corsi DAN Oxygen e First Aid offerti dal vostro DAN Point preferito. Ricordate, non tutti i segni ed i sintomi di PDD si presentano come casi da manuale. Quando capitano circostanze note nel provocare un incidente subacqueo, dovete sempre sospettare la presenza di una lesione.

Cinetosi
di Dan Kinkade, DAN Medical Information Specialist

La Cinetosi viene frequentemente indicata sia con termini specifici che di fantasia: naupatia, mal di mare, mal di viaggio, nausea, pastura per i pesci, sputar l'anima e molti altri ancora. I subacquei li conoscono tutti; anche se non l'hanno sperimentata in prima persona, probabilmente sono stati testimoni di questa involontaria forma di alimentazione dei pesci. Il mal di mare non è pericoloso per la vita, anche se quando lo state provando potreste pensare, o desiderare, che lo sia. La buona notizia: non siete i soli. Il novanta per cento delle persone, prima o poi, sperimenta questa problematica. Questo articolo illustrerà la cinetosi ed offrirà alcuni metodi per evitarla o per controllarla quando ci si immerge.
CHE COS'È LA CINETOSI?
Il mal di mare scaturisce quando gli occhi registrano un evento, per esempio l'interno di una barca, mentre l'organo dell'equilibrio (i canali semicircolari) ne rileva un altro, come ad esempio il movimento in su e in giù. Il cervello diventa confuso, cercando di capire perché la vista dichiara che siete fermi, mentre l'orecchio interno riferisce che vi state muovendo. Altri fattori possono intervenire a complicare il problema tra questi citiamo: l'ingestione di alcool, l'ansia, l'affaticamento, gli odori (per esempio gli scarichi del diesel), l'essere molto accaldati e le lesioni o le infezioni dell'orecchio interno. I segni ed i sintomi della cinetosi includono: sudorazione, nausea, cefalea, sonnolenza, aumento della salivazione e sensazione di vertigine. Il vomito può farvi stare meglio, ma i sintomi non si risolveranno del tutto finché l'orecchio interno non si abitua al movimento o non usiate un altro metodo di cura. Il mal di mare tende a ridursi dopo alcuni giorni, anche senza trattamento. In genere, più tempo trascorrerete in barca, meno assillante diventa il disturbo. Spesso alcuni individui, allorché si sono abituati al movimento, necessitano di un certo tempo per riacclimatarsi, una, volta tornati a terra.
COME SI PUÒ EVITARE LA CINETOSI?
Il Posizionamento - Se la barca sta oscillando a poppa, per avvertire meno il movimento, cercate un punto al centro della barca. Una cabina sita più in basso può essere più adatta di una cabina esterna del ponte superiore. E ricordate, più piccola è la barca, maggiore sarà la probabilità di avvertire i sintomi, in quanto le barche piccole tendono ad oscillare più velocemente.
Fissare un oggetto - Cercate di guardare oltre la barca: usate l'orizzonte come punto di riferimento. Ciò aiuta il vostro cervello ad adattarsi più facilmente all'instabilità dell'ambiente. Evitate azioni che necessitino di mettere a fuoco la vista come la lettura, l'assemblaggio dell'attrezzatura e la scrittura. L'Aria fresca - Se state già avvertendo i primi sintomi, niente li peggiora come gli scarichi dei motori diesel. Cercate una zona lontana dai fumi, in cui soffi aria fresca. Mantenete un punto di riferimento guardando l'orizzonte.
Mettere qualcosa nello stomaco - Mantenetevi ben idratati prima e durante il viaggio. Bevete acqua, spremute o bevande appositamente studiate per lo sport, ma evitate le bevande gassate, l'alcool e la caffeina. Se avete già la nausea, non bevete troppa acqua poiché genererà una sgradevole sensazione di 'sciabordio" nello stomaco. Mangiate dei salatini o del pane per assorbire i liquidi in eccesso presenti nello stomaco.
ALCUNI RIMEDI PER LA PREVENZIONE
Detto molto chiaramente, non vi è alcuna cura specifica per la cinetosi, ma abbiamo a disposizione una pletora di formaci, di dispositivi, di procedure e di rimedi fitoterapici per alleviarne i sintomi. Se avete trovato un sistema sicuro ed efficace, continuate con quello.
Farmaci da Banco (sostanze che non necessitano d! prescrizione medica)
La classificazione farmaceutica di queste sostanze è "antinausea" (antiemetici). Gli antiemetici da banco più comuni sono gli antistaminici come la meclizina, il dimenidrinato, la ciclizina e la difenidramina. Queste sostanze agiscono interferendo con le vie nervose che collegano il centro del vomito nel cervello e gli altri centri di controllo, favorendo la riduzione della nausea e del vomito. Gli effetti indesiderati di questi farmaci possono però ridurre la vostra capacità di immergervi in sicurezza. Alcuni di essi, infatti, provocano sonnolenza, l'effetto collaterale più comune. A causa di ciò, nel foglietto illustrativo questi farmaci riportano alcune avvertenze per quando si lavora con macchinari pesanti o si svolgono mansioni rischiose. Prima di assumere farmaci antinausea, leggete sempre attentamente i foglietti illustrativi. Per valutare l'eventuale comparsa di effetti collaterali, assumete il prodotto molto prima di immergervi. Se già a terra provate sonnolenza dopo averlo assunto, questi effetti potrebbero risultare ancora maggiori sottacqua.
Farmaci su Prescrizione
Per alleviare il mal di mare, molti subacquei utilizzano il Transcop® (il cerotto a base di scopolamina come principio attivo principale). Questo cerotto rilascia lentamente il principio attivo attraverso la cute, con pochi effetti secondari segnalati; esso può risultare molto efficace contro la cinetosi, con un'azione prolungata che dura fino a tre giorni circa. Tuttavia, poiché questo farmaco interferisce con il Sistema Nervoso Centrale, può presentare effetti collaterali in grado di ridurre la vostra capacità di immergervi in sicurezza. Gli effetti indesiderati più comuni sono la secchezza delle fauci (sensazione di bocca secca) e la visione offuscata. Se le dita vengono a contatto con la parte di cerotto contenente il farmaco e successivamente con gli occhi, causano la dilatazione della pupilla. Dopo aver applicato il cerotto, quindi lavate accuratamente le mani. Altri effetti collaterali, più comuni nei bambini e negli anziani, includono allucinazioni, confusione mentale, stato di agitazione o disorientamento. Il dosaggio è fisso e non può essere modificato tagliando il cerotto. Potete acquistare, su prescrizione medica, lo SCO-PACE, che è una formulazione di scopolamina in compresse. Assunta un'ora prima del viaggio, ciascuna dose durerà per circa otto ore. I vantaggi delle compresse rispetto al cerotto includono un'azione più rapida, maggior flessibilità di dosaggio e minori effetti collaterali. Per maggiori informazioni sul Transcop, leggete il prossimo articolo. [Nota del Traduttore: La scopolamina in compresse attualmente non è in commercio in Italia].
ALTRE FORME DI PREVENZIONE - Alcuni altri rimedi non farmacologici possono auitare ad alleviare i sintomi del mal d imare
Lo zenzero a volte è consigliato per il trattamento della naupatia, poiché si è dimostrato in grado di ridurre l'attività elettrica nello stomaco, riducendone la contrattilità, e di conseguenza alleviando anche la sensazione di nausea. Uno studio condotto presso l'Università del Michigan, ad Ann Arbor, ha comprovato l'efficacia dello zenzero nell'alleviare i sintomi della cinetosi: i partecipanti sono stati collocati in un grande cilindro girevole e, rispetto a coloro che avevano ricevuto un placebo, chi aveva assunto lo zenzero ha sofferto significativamente meno la nausea. Secondo gli autori di questo studio, i farmaci per il controllo del mal di mare hanno effetti collaterali significativi, come vertigine e bocca secca. "Lo Zenzero appare essere un'efficace alternativa fitoterapica alle medicine", hanno concluso gli autori. Si può assumere ì grammo di zenzero per via orale, ed in seguito mangiare dolci allo zenzero, bevande allo zenzero o zenzero candito.
Il Relief Band®, prodotto dalla Woodside Biomedicai di Carlsbad, in California, è reclamizzato per alleviare la nausea ed il vomito attraverso una lieve e non invasiva stimolazione elettrica sulla zona inferiore del polso. Questo stimolatore alimentato a batteria assomiglia ad un orologio da polso; gli elettrodi posti nella parte inferiore sono posizionati sul punto di agopuntura 6 MC. Questo punto è situato verso il gomito, ad un pollice (2,5 cm.) dalla piega del polso, tra i tendini flessori delle dita. Quando è posizionato correttamente, chi lo indossa avvertirà una lieve sensazione di formicolio pulsante attraverso il palmo e nelle due dita medie. Il Relief Band® è l'unico dispositivo ad essere stato approvato dalla FDA come presidio da banco per il trattamento della nausea e del vomito secondari a cinetosi, e recentemente è stato anche approvato per la cosiddetta nausea mattutina. Un'apparecchiatura analoga è stata utilizzata su prescrizione per ridurre la nausea ed il vomito post-operatori. Il ReliefBand® teoricamente agisce poiché l'impulso elettrico attraversa il nervo mediano ed interrompe i messaggi correlati alla nausea che vengono trasmessi tra il cervello e lo stomaco. Esso può essere utilizzato prima o dopo l'insorgenza dei sintomi. Sebbene aneddotici, infatti, sono stati riferiti casi di persone che hanno ricevuto beneficio dal dispositivo anche dopo aver riportato i primi sintomi. L'apparecchiatura è resistente all'acqua ma non è a tenuta stagna, quindi i subacquei devono rimuovere il dispositivo prima di immergersi. Il Relief Band® non presenta alcun effetto collaterale che possa interferire con le capacità psi-chiche di un subacqueo. Un altro prodotto simile è il Sea-Band, prodotto in Inghilterra e distribuito in tutto il mondo. Il Sea-band è un polsino elastico dotato di un bottoncino che fa pressione sul punto di agopuntura ó MC. E' molto simile al ReliefBand®, ma senza alcuna stimolazione elettrica. Il Motion Eaze, prodotto a Grand Rapids, in Michigan, è una miscela di oli naturali che vengono applicati per uso topico dietro il lobo dell'orecchio. Questi oli, che vengono assorbiti, pare che plachino l'orecchio interno, alleviando i sintomi della cinetosi. Non ha effetti collaterali noti e, come tutti questi rimedi alternativi, la sua efficacia può variare da persona a persona.
COSA DOBBIAMO FARE?
Prima di viaggiare siate adeguatamente idratati, nutriti e riposati, in ogni caso, se cominciate ad essere preoccupati per la navigazione o il volo aereo, non assumete un pasto abbondante prima della partenza. Masticate un cracker e bevete un po' d'acqua o una bibita per reintegrare i sali. Prima ai lasciare il porto o di arrivare in acque aperte, assemblate la vostra attrezzatura. Questo vi eviterà di dover guardare fisso in basso mentre oscillate a causa delle onde. Trovate, sulla barca, un posto sottoposto al minimo ondeggiamento, con una buona ventilazione e con riferimenti visivi. Credete in ciò che utilizzate, farmaco o rimedio; questo significa anche testarlo prima del viaggio per gli eventuali effetti collaterali. Non vorrete uscire in barca e scoprire di essere troppo insonnoliti per immergervi, rovinando così un bel viaggio subacqueo. Immergetevi in sicurezza.

Il Transcop
Di Edward D. Thalmann, M.D.Captain (in pensione), Corpo Medico, U.S. Navy.

Come ufficiale medico subacqueo della Navy Expe-rimental Divina Unit (NEDU) a Panama City, Fla., negli anni ì 9/7-1985, ho avuto molte opportunità di fare immersioni in mare aperto al largo della Costa del Golfo. Sfortunatamente, sono uno di quegli individui che soffrono il mal di mare già quando stanno facendo il bagno, il che si pone come un indiscutibile handicap, quando ci si immerge con dei professionisti. All'inizio, quando arrivai al NEDU, Bill Spaur, l'ufficiale medico senior, mi consigliò la prometazina e l'efedrina come i formaci migliori dell'epoca per la cinetosi. La raccomandazione si basava su di uno studio pubblicato dall'Aeronautica Militare. Al principio, questo era il mio trattamento di scelta, ma non funzionava quando il mare era molto agitato e, dopo una mattinata di immersioni, mi ritrovavo a dormire per il resto del giorno. Quando il Transcop venne messo in commercio lo provai, e i miei problemi scomparvero. Finalmente potei funzionare normalmente, senza il minimo segno di cinetosi, anche nei mari più mossi. Presto la parola si sparse, e dai subacquei della NEDU le richieste per questo farmaco su prescrizione piovvero a dirotto. Alla NEDU, abbiamo stabilito una procedura secondo la quale prima di assumere il farmaco, il subacqueo doveva posizionare il cerotto e portarlo per 24 ore a terra, quindi veniva interrogato da uno degli ufficiali medici subacquei. Questo avrebbe assicurato che nessuno avvertisse effetti indesiderati prima di immergersi. Successivamente il cerotto doveva essere posizionato un'ora prima di lasciare la riva ma, una volta sistemato, poteva essere indossato anche durante l'immersione. L'unico problema era che quando veniva collocato dietro ad un orecchio, qualche volta il cerotto poteva staccarsi senza che ciò fosse notato, fino alla comparsa della sensazione di nausea. Dal momento che questo farmaco era così efficace, decidemmo che valeva la pena di raccomandarlo per tutti i subacquei della Navy. Prima di tutto abbiamo pensato che dovessimo verificare che non ci fossero effetti collaterali che potessero peggiorare in profondità. Con questa intenzione, portammo a termine uno studio in cui i subacquei che effettuavano un'immersione in saturazione a 60 piedi/18 metri per 5 giorni, ricevevano ciascuno un cerotto contenente o scopolamina o placebo. Era uno studio in singolo cieco; i subacquei non sapevano che tipo di cerotto avessero ricevuto. Durante l'immersione essi si sono ripetutamenfe sottoposti a test psicomotori; si chiese loro anche di riportare per iscritto qualsiasi cosa percepita come un effetto collaterale che poteva sopraggiungere durante il giorno. I risultati? Fondamentalmente, non vi furono differenze tra i due gruppi, così abbiamo concluso che le esposizioni ad un iperbarismo modesto non aumentassero la probabilità di effetti collaterali e che, entro i normali range di profondità delle immersioni subacquee, non venivano modificate negativamente le performance. I  risultati di questo studio furono presentati alla riunione annuale del 1985 del Undersea and Hyperbaric Medicai Society a Long Beach, in California (Abstract # 52, Schwartz e CurTey). II  Transcop, per me, è di prima scelta per la profilassi della cinetosi, e viene raccomandato nell'U.S. Navy Diving Manual (paragrafo 8-8, edizione 1993). Tuttavia, alcuni soggetti possono manifestare effetti collaterali che ne rendono inappropriato, per sé stessi, l'utilizzo. Il Transcop deve essere prescritto da un medico e dovrebbe essere testato prima dell'uso in immersione. Applicate il cerotto per almeno 24 ore a terra, in situazioni laddove l'eventuale comparsa di effetti indesiderati non causerebbe alcun danno. Se non sopravviene alcun effetto collaterale provatelo durante un'immersione. Per assicurarvi che non si stacchi, applicate il cerotto dopo aver accuratamente pulito ed asciugato la cute.
COME FUNZIONA IL TRANSCOP
II cerotto Transcop è un farmaco su prescrizione medica che contiene 1 rng di scopolamina. Quando applicato sulla cute, il cerotto rilascia il principio attivo, a dosaggio costante, per tre giorni. Dopo questo periodo, il cerotto dovrebbe essere rimosso. Se vi trovate ancora in una circostanza laddove la cinetosi potrebbe insorgere e rivelarsi un problema, potete applicare immediatamente un nuovo cerotto. Non bisogna mai applicare più di un cerotto alla volta, anche se pensate che il primo si sia esaurito. C'è il rischio di un ingresso di un'eccessiva quantità di farmaco nel sistema circolatorio, e ciò potrebbe causare effetti collaterali indesiderati. Quando vi immergete, il cerotto dovrebbe essere applicato almeno un'ora prima di salire in barca. L'area dietro all'orecchio deve essere lavata sfregandola con un batuffolo impregnato di alcool ed asciugata bene. Una volta applicato il cerotto, esso può essere lasciato in loco ininterrottamente per tre giorni, anche quando ci si immerge. Se il cerotto si stacca o viene rimosso, va buttato via. Se vi trovate nella condizione in cui il mal di mare potrebbe essere ancora un problema, potete applicare immediatamente un nuovo cerotto. Ricordate però, prima di applicare un cerotto nuovo, bisogna rimuovere quello vecchio. Quando aprite il cerotto, non toccate il lato che va messo a contatto con la pelle. Se un po' di farmaco rimane sulle dita e vi toccate gli occhi, il medicinale viene assorbito molto rapidamente e potrebbero comparire effetti collaterali. Si raccomanda di non assumere alcolici mentre si utilizza il cerotto. Gli effetti collaterali includono bocca secca, sonnolenza e visione offuscata. Meno frequentemente possono sopravvenire disorientamento, disturbi della memoria, vertigini ed irrequietezza. Effetti collaterali rari includono allucinazioni, confusione, difficoltà della minzione, eruzioni cutanee e dolori all'occhio. Questi effetti collaterali dipendono da ciascun individuo; non c'è alcun modo di sapere in anticipo chi ne sarà affetto. Quindi, prima di usarlo per prevenire il mal di mare, il cerotto dovrebbe essere testato sulla terraferma. Se compaiono effetti collaterali, il cerotto deve essere rimosso e non più utilizzato. Per favore, quando scegliete di utilizzare il cerotto, tenete in considerazione due fattori importanti: la scopolamina può causare problemi in soggetti affetti da glaucoma o da ipertrofia prostatica. Se siete affetti da glaucoma primario ad angolo chiuso, non utilizzate questo prodotto senza il consiglio di un medico: può insorgere un episodio di grado severo. Poiché la scopolamina può causare ritenzione uri-naria acuta, gli individui affetti da ipertrofia prostatica dovrebbero utilizzarla solo dopo una consulenza medica. Ricordate, se il cerotto viene utilizzato per più di tre giorni, successivamente possono subentrare sintomi di astinenza. I sintomi generalmente non compaiono fino a 24 ore dopo la rimozione e possono includere vertigini, nausea, vomito, cefalea e disturbi dell'equilibrio. Questi sintomi sono simili a quelli che compaiono in caso di Malattia Da Decompressione. Essi possono interessare il Sistema Nervoso Centrale e possono, quindi, complicare la formulazione di una diagnosi corretta qualora il cerotto venga rimosso proprio dopo aver effettuato un'immersione profonda. Per questi motivi, se avvertite questi sintomi e avete utilizzato il cerotto, ditelo al medico che vi sta visitando. [Nota del Traduttore: In Italia il Iranscop® non necessita di prescrizione medica, essendo considerato un farmaco "da banco", cioè di libera vendita].

Studio sugli incidenti e i problemi con la cintura dei piombi
Di Robert N. Rossier

Apparentemente non vi è nulla di più semplice di un peso di piombo appeso ad una cintura di nylon. Visto così, difficilmente ci si aspetta che qualcosa possa andare storto con la cintura dei pesi, vero? Evidentemente non è così. La triste verità è che, nonostante la loro apparente semplicità, le cinture dei piombi continuano a causare problemi ai subacquei.

Secondo il Diving Incident Monitoring Study (DIMS) preparato per lo SPUMS (South Pacific Undersea Medical Society), le cinture dei piombi si classificano al quarto posto nell'elenco dei problemi e degli incidenti correlati con l'attrezzatura. Lo studio ha riportato che le cinture dei piombi sono state implicate nel 7 percento (33 incidenti su 457) degli incidenti e dei problemi correlati con l'attrezzatura rilevati da questo programma di sicurezza Australiano. Le cinture dei piombi sono state coinvolte nel 1 2 percento dei casi di lesione riportati. In realtà, molti sistemi di zavorra moderni sono notevolmente più complessi della semplice "cintura dei piombi" a cui noi comunemente pensiamo. L'aumento della complessità quasi inevitabilmente comporta un incremento degli incidenti per avarie. Una cintura con le tasche include una molteplicità di singole parti di stoffa tenute insieme dalle cuciture. Quando queste cuciture si rompono, la cintura fa così (vedere l'illustrazione). Perdere anche solo alcune libbre di peso (una libbra corrisponde a circa 450 grammi) può avere serie conseguenze.

Il peso deli mondo
Anche con la più semplice cintura dei piombi possono capitare un vasto numero di problemi. Il rapporto DIMS cita i seguenti:

I ) le cinture vengono perse e causano risalite incontrollate;
2)  la cintura o i pesi vengono lasciati cadere all'uscita dall'acqua;
3)  la sovrapposizione della cintura troppo lunga si impiglia in un ostacolo;
4)  le fibbie si aprono;
5)  i pesi escono dalle tasche;
ó) le cinture si impigliano e non possono essere liberate; e
7) la cintura dei pesi si sposta durante l'immersione e rende impossibile l'apertura della fibbia.
II  rapporto ha evidenziato che i tipici problemi derivanti da incidenti che vedono coinvolta la cintura di zavorra includono la Malattia Da Decompressione e l'Embolia Gassosa Arteriosa. In questi casi la circostanza può diventare davvero fatale.

I casi
Consideriamo il caso di un subacqueo di 50 anni con un'esperienza di cinque immersioni soltanto.
Durante l'immersione, si era separato dal compagno ed aveva esaurito l'aria. Sfortunatamente, aveva posizionato in modo scorretto i pesi sulla cintura e, di conseguenza, non è stato in grado di aprire la fibbia per sganciare la cintura di zavorra. Ritrovato in stato di incoscienza, non potè essere rianimato. Una situazione analoga è capitata ad un subacqueo di 31 anni che stava effettuando una prolungata immersione con il suo compagno ad una profondità di 4.5 metri. Alla fine dell immersione, arrivarono in superficie e cominciarono a nuotare verso la riva contro una forte corrente. Ad certo punto, il subacqueo riaffondò sott'acqua e non fu recuperato che dopo un mese. Gli esaminatori hanno scoperto che il subacqueo aveva sganciato la sua cintura dei pesi, ma questa era rimasta impigliata sotto le cinghie del giubbetto ad assetto variabile (GAV). Durante l'addestramento, ai subacquei viene costantemente insegnato di evitare di disporre altri cinghiaggi dell'equipaggiamento sopra le cinture di zavorra; altrettanto importante è l'evitare di sistemare la cintura dei pesi sopra altra attrezzatura. Considerate il caso di un signore di 65 anni che ha fatto un'immersione da solo dalla barca per recuperare una scaletta caduta in acqua. Anche se la profondità era di soli 6 metri, una forte corrente ha complicato l'operazione di recupero. Nel corso della vestizione, il subacqueo ha commesso due gravi errori. Non ha collegato la frusta di gonfiaggio del GAV ed ha messo la cintura dei pesi sopra la frusta del secondo stadio. E' entrato in acqua, è disceso ed è stato portato via dalla corrente. Il corpo è stato recuperato il giorno seguente. Forse la situazione più sconcertante è quella in cui un subacqueo in difficoltà non riesce a sganciare la sua cintura di zavorra. Tali circostanze possono essere molto più comuni di quanto i risultati del DIMS ci porterebbero a credere. Anche se sappiamo che una risalita incontrollata può condurre rapidamente ad una lesione grave, spesso la cosa giusta da fare è proprio sganciare la cintura dei pesi . Per un subacqueo in superficie ed in lotta per rimanere a galla, poi, abbandonare i pesi è la mossa più corretta che egli possa fare.
L'analisi dei numerosi episodi ed incidenti indica che spesso sarebbe stato più opportuno lasciar cadere la cintura di zavorra e che proprio questa omissione può aver determinato il risultato finale. Considerate quanto segue: In un episodio segnalato al DAN, un maschio di 41 anni aveva ottenuto recentemente il brevetto di primo livello ed aveva compiuto meno di otto immersioni nel corso di tutta sua vita. Dopo circa 20 minuti d'immersione, lui ed il suo compagno si sono separati a 7.5 metri di profondità. Il subacqueo è risalito in superficie ed è stato visto dibattersi. Prima di perdere conoscenza, ha chiesto aiuto. Sebbene siano state trovate evidenze di una pregressa patologia coronarica, il medico legale ha stabilito che la morte era sopraggiunta per annegamento, pertanto ci si può soltanto chiedere se il risultato sarebbe stato diverso se il subacqueo avesse sganciato la sua cintura dei pesi. In una situazione simile, un subacqueo maschio di 41 anni con meno di cinque immersioni al suo attivo stava facendo un'immersione ripetitiva in acqua poco profonda, quando ha riscontrato problemi di assetto. Non è stato capace di gonfiare correttamente il suo GAV o la muta stagna e si è separato dal suo compagno. Dieci minuti più tardi, è stato trovato privo dì conoscenza sul fondo. Il subacqueo è stato recuperato e trattato in camera iperbarica, ma è morto quattro giorni dopo. Anche se i particolari di questa circostanza non sono ben noti, ci chiediamo ancora se sia stata la sua zavorra - la sua incapacità di sganciarla o la sua scelta di non farlo - che ha provocato il problema. A volte i subacquei sembrano riluttanti a sganciare i propri pesi, anche quando ne percepiscono il bisogno. In risposta ad una inchiesta su Internet per informazioni aneddotiche riguardanti il panico, una subacquea ha risposto di aver preso una decisione sbagliata mentre si immergeva ad una profondità di 15 metri. La subacquea segnala che il suo istruttore le aveva fatto indossare troppi pesi e durante l'immersione si è presentata una situazione non meglio indicata, tale però da richiedere di ottenere un assetto positivo. Piuttosto che rilasciare i pesi, ha deciso di contare sul suo GAV per conseguire la necessaria galleggiabilità.

Argomenti di addestramento
Forse un motivo della riluttanza a sganciare la cintura di zavorra è che questo non è un esercizio facile (o sufficientemente sicuro) in cui esercitarsi.
Di conseguenza, quando una situazione si presenta fuori controllo ed un subacqueo fa riferimento al suo addestramento, lo sgancio della cintura non è la risposta che viene naturale. Secondo il rapporto DIMS, mettere meglio a fuoco i seguenti cinque concetti nel corso dell'addestramento potrebbe contribuire a ridurre il numero di episodi e di incidenti relativi alle cinture dei pesi:
-  Addestrare ad effettuare una risalita veloce controllata;
- Far fissare correttamente la cintura dei pesi;
- Accertarsi che nessun altra attrezzatura o cinghia si sovrapponga alla cintura dei pesi;
- Far maneggiare appropriatamente la cintura dei pesi al momento dell'uscita; e
-  Far sganciare correttamente la cintura dei pesi -tenendola lontana dal corpo in modo da farla cadere libera da tutta l'altra attrezzatura.

Perfezionare le tecniche
II rapporto DIMS ha identificato parecchi problemi che coinvolgono le procedure inerenti la cintura di zavorra. In primo luogo, quando ì subacquei maneggiano i pesi all'uscita dall'acqua, spesso li lasciano cadere accidentalmente dalla cintura dei pesi. ! subacquei esperti sanno che torcere la cintura nel punto in cui attraversa il piombo (o utilizzare dei fermagli) contribuirà ad impedire ai pesi di slittare. Durante la rimozione, inoltre, è molto importante afferrare l'estremità corretta della cintura (cioè la parte opposta a quella della fibbia). Il rapporto ha anche evidenziato che, nel frettoloso tentativo di correggere i problemi di assetto, spesso i pesi cadono dalla tasca del GAV quando i subacquei li inseriscono lì. Lo studio ha evidenziato che anche una eccessiva sovrapposizione della linguetta (una cintura troppo lunga) può causare dei problemi. Questi includono l'attorcigliamento dalla cintura, cosa che ne può impedire il rifascio, come pure il rimanerne impigliati, che ne può invece causare un rilascio inaspettato. Anche una cintura troppo corta è un problema. In questo caso i subacquei possono avere difficoltà a modificare la tensione della cintura durante il corso dell'immersione, o a fissare bene una cintura allentatasi durante l'immersione.

Perdere la zavorra, ma salvare la giornata
I numerosi rapporti sugli incidenti e le lesioni spesso testimoniano che il subacqueo era severamente, mediamente o lievemente sovra-zavorrato. Quando i subacquei indossano la corretta quantità di piombi, possono riscontrare di riuscire più facilmente a gestire la cintura ed aver meno probabilità di andare incontro a problemi. Un subacqueo correttamente zavorrato avrà meno difficoltà nel mantenere l'assetto neutro durante un'immersione. Per concludere, un subacqueo che indossa la quantità corretta di zavorra avrà meno difficoltà ad affrontare una situazione che coinvolga una improvvisa perdita di un peso. L'attenzione ai dettagli, l'adeguato addestramento ed il seguire le procedure stabilite mentre ci si immerge aiuterà il subacqueo ad evitare i problemi che possono derivare da cinture dei pesi difettose, aggrovigliate o rotte. Se stiamo ripassando le nostre conoscenze e gli esercizi nella gestione della cintura dei pesi, ricordiamo che, riaggiustando il carico che teniamo sulla cintura o lasciando cadere quel carico nel caso la situazione volga al peggio, liberandoci dalla zavorra, ci aiuterà a muoverci nella giusta direzione.

Considerazioni di sicurezza sulla cintura di zavorra
Alcune considerazioni e precauzioni possono aiutarci ad evitare gli incidenti nei quali sono coinvolte le cinture di zavorra.
- Accertarsi che la cintura dei pesi sia pienamente funzionante e non danneggiata, ispezionandola prima dell'immersione. Verificare lo stato della cintura, delle cuciture e della fibbia.
-  Posizionare e fissare correttamente i pesi. La lunghezza della cintura (sovrapposizione della linguetta) dovrebbe rientrare in un range di 15 - 20 centimetri -sufficiente per assicurare la chiusura e per minimizzarne il potenziale aggrovigliamento.
- Accertarsi che la cintura dei pesi sia indossata correttamente, con lo sgancio orientato nel senso giusto per poter effettuare, con una mano sola, lo sgancio rapido.
- Quando si indossa la cintura dei pesi e l'altra attrezzatura, non posizionare nessuna cinghia sopra la cintura dei pesi; ciò consentirà, una volta in acqua, una facile rimozione.
- Evitare di disporre i pesi nelle tasche del GAV o in altri posti dove possano cadere, spostarsi o restare impigliati facilmente.
- Accertarsi che la cintura di zavorra non slitti e non si sposti. Mentre scendete e la vostra muta si comprime, controllate la tensione della cintura dei pesi.

Carboidrati e benessere
Di Barbee W. Tucker, R.D., Ph.D.

I carboidrati che si assumono possono influenzare l'umore, il peso, il livello di energia, lo stato di salute e di benessere generale e le capacità fisiche. Così come scegliere di assumere soltanto quei grassi e quegli oli che favoriscono il benessere e lo stato di salute, la scelta di alimenti che contengano essenzialmente carboidrati può influenzare la risposta del fisico alle condizioni che minacciano lo stato di salute, come pure il livello di idoneità quando ci si immerge o ci si diverte con altre forme di sport. I carboidrati forniscono abitualmente oltre il 50 per cento delle vostre calorie, perciò è doveroso, per ciascuno di noi selezionare cibi che forniscano qualcosa di più della sola energia (calorie). La Healthy Eating Pyramid - (la Piramide della Sana Alimentazione) - ("Nutrition and Fitness," IV 2004), sviluppata alla scuola di Sanità Pubblica di Harvara, enfatizza l'importanza degli alimenti a base di carboidrati come il grano integrale, le verdure in abbondanza ed i moderati apporti di frutta. Negli Stati Uniti, tuttavia, la maggior parte delle calorie dei carboidrati deriva da quel gruppo di alimenti da "Assumere con Parsimonia", vale a dire da quegli alimenti raffinati come il riso bianco, da quelli prodotti con la farina bianca (pane, pasta, dolci da forno), dalle patate e/o dagli zuccheri bianchi.

Zuccheri e fibre
Le bibite analcoliche, le marmellate, gli snack dolci ed i dessert forniscono in gran parte calorie "poco soddisfacenti" per il nostro organismo, derivanti dallo sciroppo d'amido ad alta percentuale di fruttasio (HFCS) e dallo zucchero, così come i grassi saturi e quelli "trans". Questi, essenzialmente, difettano di molte vitamine, di minerali, di agenti anti-ossidanti e di elementi che salvaguardano io stato di salute. In aggiunta, le versioni ai quei prodotti alimentari detti "a bassa percentuale di grassi" spesso contengono considerevoli quantità di zucchero che viene addizionato per sostituire la quantità di grasso rimosso. Una prima colazione a base di ciambelle o merendine dolci succhi di frutta e caffè hanno effetto non soltanto sul vostro livello di energia e sul piacere dell'immersione della mattinata, ma anche (se questa è la vostra prima colazione abituale) sullo stato di benessere e sullo stato di salute a lungo termine. Negli alimenti, i carboidrati più "semplici" sono gli zuccheri. Il glucosio ed il fruttasio presenti nel miele e nella frutta sono zuccheri "semplici", mentre il dolcificante in compresse, il saccarosio, è uno zucchero "composto" da glucosio legato con fruttasio. Gli amidi sono composti da catene di glucosio. Gli esseri umani assimilano gli zuccheri composti e gli amidi per ottenerne zuccheri semplici che sono poi assorbiti nella circolazione sanguigna. Determinati alimenti quale il frumento, l'orzo, le cipolle, i pomodori e le banane, contengono zuccheri più complessi che subiscono una digestione più macchinosa, poiché vengono fermentati dai batteri intestinoli per produrre residui che contribuiscono al benessere del colon. Inoltre, i nostri alimenti possono contenere altre tipologie di carboidrati, come le fibre, che sono simili agli amidi, ma con legami diversi e non digeribili dagli esseri umani. Le fibre dietetiche sono classificate come solubili o insolubili. Le fibre insolubili attraversano il tratto intestinole, formando una massa e contribuendo a migliorare la salute dell'intestino. Le fibre solubili, d'altra parte, sono utilizzate soprattutto dai batteri che risiedono nel nostro intestino, contribuendo al benessere intestinole e producendo, inoltre, composti che vengono assorbiti e che cooperano nella regolazione dei livelli di glucosio e di lipidi nel sangue (per esempio, di colesterolo LDL). La scelta di pane prodotto con grano grezzo integrale, di frutta intera piuttosto che i succhi di frutta e di vegetali poco cotti ci aiuta ad ottenere i necessari importi di fibre, 30-40 grammi giornalieri. Inoltre l'avena, l'orzo e gli altri grani integrali, i fagioli ed i piselli secchi e molti altri tipi di verdure contribuiscono all'assunzione di una significativa quantità e varietà di fibre solubili.

L'indice glicemico
I  carboidrati sono stati a lungo classificati come "semplici" o "complessi," cosi come pure in zuccheri o in amidi. Attualmente, si considera di più la quantità in cui questi alimenti sono digeriti ed assorbiti, poiché è questa quantità cne influenza le nostre reazioni fisiologiche agli alimenti a base di carboidrati. L'Indice Glicemico (Gì) è stato introdotto proprio per misurare questa quantità in una vasta gamma di alimenti a base di carboidrati, rispetto al glucosio che ha un Gì di 100. Gli alimenti con un Gì moderato o alto sono principalmente alimenti "lavorati", prontamente digeriti a zucchero semplice e rapidamente assorbiti per aumentare i livelli di glucosio nel sangue; hanno valori di Gì di 50-70 o anche più di 70. Gli alimenti a basso Gì sono principalmente cibi "naturali" o alimenti poco lavorati, quali il grano integrale, le verdure non-amidacee e la frutta. Dal momento che il Gì misura l'ammontare di 50 grammi di carboidrati in un alimento, piuttosto che la quantità di carboidrati in una tipica porzione di quello stesso cibo, per poter fare un confronto più realistico sugli effetti dell'assunzione di questi alimenti è stato introdotto il Carico Glicemico (GL) di una porzione di uno specifico alimento (vedere la tabella). Si noti che il GL, per le carote, è molto più basso del Gì. Dovreste mangiare circa 1 libbra (poco più di 450 grammi) di carote per ottenerne 50g di carboidrati. Un GL basso va da 1 a 10, un GL medio da 11 a 19 ed un GL alto è di 20 o più.

L'insulina
L'aumento del livello di zucchero nel sangue stimola determinate cellule del pancreas a produrre l'ormone dell'insulina. L'insulina permette alle molecole di glucosio ematico di penetrare all'interno delle cellule per essere utilizzate (metabolizzate) ed ottenere una energia pronta o di essere immagazzinate come grasso per la produzione di energia in un secondo momento. Se si riducono i livelli ai glucosio nel sangue, anche i livelli di insulina diminuiscono.
II  consumo in maniera regolare di alimenti ad alto tasso di Gì può causare quella condizione nota come "resistenza all'insulina", una ridotta capacità di permettere che il glucosio entri all'interno delle cellule. Il pancreas continua a produrre insulina nel tentativo di abbassare la glicemia ed il risultato è che si riscontrano livelli costantemente elevati sia di glucosio che di insulina nel sangue, alterazioni dei vasi sanguigni, aumento della pressione arteriosa, abbassamento del colesterolo HDL (quello benefico) e la possibilità di danni al pancreas.
La prolungata resistenza all'insulina conduce al diabete di tipo II, spesso accompagnato da un aumentato rischio di andare incontro a patologie cardiache, ictus ed a diverse tipologie di cancro. Gli alimenti a basso tasso di GL solitamente contengono altre sostanze nutrizionali energetiche (grassi e proteine) e fibre, che ritardano la velocità ai digestione e di assorbimento, permettendo una normale risposta dell'insulina. La capacità di provocare una sensazione di sazietà di questi cibi, aiuta a mantenere un peso corporeo normale, poiché la fame si fa sentire meno velocemente. Lo stato di benessere delle cellule determina, in larga misura, come vengono impiegati il glucosio e l'insulina nel sangue. Le cellule muscolari necessitano di essere esercitate o utilizzate regolarmente per avvalersi di questi composti efficientemente. Poiché le cellule grasse non sono in grado di eliminare prontamente il glucosio e l'insulina, una maggior presenza di cellule muscolari rispetto a quelle grasse risulta più salutare, ma si ottiene soltanto con l'esercizio. Inoltre, le cellule in buona salute metabolizzano più prontamente ed efficientemente il grasso come combustibile rispetto alle cellule non in forma.

Valori dell'indice glicemico e del carico glicemico
di alcuni alimenti comuni
Alimento
indice glicemico
carico glicemico
Crusca
42
8
Mele
38
6
Succo di mela
40
11
Banana
52
12
Pane bianco
70
11
Pane di grano bianco
71
9
Pane senza lievito
54
15
Carote
47
3
Melone
65
4
Cereali di avena e mais
74
15
Cornflakes
81
21
Uva
46
8
Fagioli
28
7
Arancia
42
5
Succo d'arancia
50
12
Noccioline
14
1
Popcorn
72
8
Patate novelle
57
12
Patate rosse
85
26
Riso bianco
64
23
Spaghetti
42
20
Anguria
72
4
adattato da www.mendosa.com

 

Carboidrati e composti fitochimici
Oltre ad aiutare a normalizzare la produzione di insulina, gli alimenti a basso tasso di carboidrati cosiddetti lavorati" contengono anche proteine, grassi dagli effetti benefici, vitamine, minerali, fibre ed altri composti noti come fitochimici (componenti vegetali). Questi componenti bioattivi naturali dei vegetali includono gli anti-ossidanti, gli stimolatori del sistema immunitario e gli agenti anti-cancro. Poiché nessun singolo vegetale è in grado di fornirci tutti i composti di cui abbiamo bisogno per mantenerci in buono stato di salute e di attività, l'assunzione di una ampia varietà di grano integrale, di frutta e di verdure ci aiuta a raggiungere questo obiettivo. Una buona regola pratica per ottenere ciò di cui abbiamo bisogno è quella di includere nella dieta quotidiana composti vegetali di molti colori diversi -rosso, arancione, giallo-arancione, verde intenso, blu e porpora -. Nei vegetali commestibili si rinvengono più di 2.000 pigmenti naturali diversi, ciascuno in grado di fornire Mproprìo effetto benefico. I composti fitochimici sono di importanza basilare per la salute ed il benessere a lungo termine. I loro effetti benefici spaziano dall'inibizione dello sviluppo del cancro alla stimolazione del sistema immunitario e dal blocco dei radicali liberi al mantenimento di una vista acuta e chiara, per arrivare fino al miglioramento del metabolismo del colesterolo. Per esempio, le verdure della famiglia delle crocifere (broccoli, cavolfiori, cavoli, verze, ecc.) sono note per i loro componenti anti-cancro. Sebbene molti composti dei vegetali siano ancora da scoprire, gli scienziati sanno che gli effetti dei composti fitocnimici sono sinergici. Otteniamo più benefici dall'alimento intero che dai composti fitochimici identificati e separati. La soia ed i prodotti a base di soia (dadi di soia, tofu, latte di soia, farina di soia, proteine vegetali strutturate e proteine della soia isolate) stanno diventando sempre più importanti nelle diete occidentali come fonti di proteine benefiche, di fibre e di determinati composti fitochimici (isoflavoni, antiossidanti che aiutano a prevenire certi tipi di cancro, i diabete, l'obesità e le malattie cardiovascolari. La frutta secca (sia le arachidi sia i frutti degli alberi quali le mandorle, le noci e le nocciole) fornisce numerose proteine, grassi benefici, fibre, carboidrati a basso tasso di Gì ed una varietà di vitamine, di minerali e di altri componenti che aiutano a prevenire il cancro, il diabete e le malattie cardiache. Perché il grano integrale? Quando viene raccolto, un singolo chicco di grano consiste in un guscio esterno, uno strato di crusca, il germe (una fonte ricca di vitamina E) e l'endosperma o il bianco interno amidaceo. Durante la macinazione viene rimosso tutto tranne l'endosperma, quindi viene rimosso anche circa il 60 per cento delle sostanze nutrienti, più del 75 per cento dei composti fitochimici e quasi totalmente la fibra. Soltanto quattro vitamine del gruppo B ed il ferro vengono nuovamente aggiunti al riso bianco ed alla farina bianca, per "arricchirli". Molte delle sostanze nutrienti e dei composti fitochimici scartati sono quelli ritenuti responsabili della protezione contro il cancro, il diabete, le malattie cardiache e l'obesità. Così, molti dei problemi connessi con il consumo di pane bianco e di pasta sono dovuti a quello che NON si sta mangiando. Inoltre, il frumento integrale, la segale, l'orzo e l'avena contribuiscono alle nostre diete con i loro composti fitochimici propri, gli antiossidanti, le fibre e le sostanze nutrienti.

Ultimi consigli sui cibi
Le etichette apposte sugli alimenti possono essere molto utili per l'eliminazione dei cibi non salutari dal nostro regime alimentare. Evitate quegli articoli nei quali gli ingredienti principali sono lo zucchero, l'amido ad alta percentuale di fruttasio (HFCS), o gli oli parzialmente idrogenati. Scegliete preferìbilmente ingredienti quali la farina integrale, l'olio di canora o l'olio ai oliva. Sgranocchiate noccioline, frutta intera, vegetali crudi ed i loro succhi, pop corn o cracker integrali. Bevete molta acqua. Scegliendo di eliminare (o, almeno, di ridurre) le bibite analcoliche zuccherate, le merendine, i dolci ed altre fonti di calorie "vuote", potrete fare un importante passo per favorire un futuro più sano e più felice.

Immergiamoci in apnea in sicurezza
Di Wesley Hyatt e Richard Vann, Ph.D.

Trattenete il respiro. Questa è l'immersione in apnea, e si fonda su di una filosofia che è l'opposto di quella dell'immersione con le bombole. Ma è la base dell'apnea, uno sport che vanta un certo numero dì entusiasti praticanti che si immergono anche con le bombole. La Freediving, nota anche come immersione in apnea, ha il fascino dell'immersione senza essere ostacolati dalle bombole, dai dispositivi per il controllo dell'assetto o da altri elementi dell'attrezzatura. Molti apneisti possono anche scendere più in profondità della maggior parte dei subacquei ricreativi con le bombole, sebbene le loro immersioni siano più brevi e durino soltanto fino a che si riesce a trattenere il respiro per immergersi e ritornare in superficie. Alcune categorie di apnea non necessitano di pinne o di immergersi in profondità , ma tutte hanno una caratteristica in comune: una persona cessa di respirare per un certo periodo di tempo. L'apnea si è sviluppata come sport ricreativo solo nel corso degli ultimi anni. Allo stesso tempo, però, alcuni incidenti in apnea di alto profilo hanno messo un freno ai suoi fautori. Così come con l'immersione con le bombole, anche per l'apnea devono essere tenute in considerazione le problematiche inerenti la salute e la sicurezza, se ci si vuole divertire ed evitare lesioni gravi o la possibilità di incorrere in un incidente mortale.

Breve dtoria dell'apnea
L'apnea può essere fatta risalire a più di 5.000 anni fa. Lo scienziato subacqueo William Beebe, nel 1934, scrisse nel suo libro "Half Mile Down" (Mezzo Miglio Sotto) che in un sito di scavi archeologici in Mesopotamia (un'antica regione nel sud-ovest dell'Asia delimitata dai fiumi Eufrate e Tigri, attualmente la zona dell'Irak) aveva scoperto degli intarsi in madre-perla datati 4500 a.C. Ciò suggeriva che i subacquei di quel periodo raccoglievano i molluschi per le loro splendide conchiglie, e probabilmente anche come fonte di cibo, mediante immersioni in apnea. Oltre a ciò, più di 2.000 anni fa, alcuni subacquei in apnea stabilirono tecniche relativamente affidabili per immergersi ad una profondità massima approssimativa di 18 metri per circa un minuto. Fino alla prima parte del ventesimo secolo, la pratica dell'apnea ha dato sostentamento a molte culture e popoli che vivevano vicino alle coste. Gli apneisti hanno potuto sostenere la propria famiglia o la comunità procurando cibo ed, in alcuni casi, con la vendita di ornamenti preziosi come le perle. In alcune zone delle Hawaii, molti apneisti traggono ancora buona parte della loro alimentazione dall'oceano, dopo la fine della seconda guerra mondiale, l'apnea si è trasformata in uno sport competitivo di livello internazionale, per andare oltre i limiti ritenuti possibili di trattenimento del respiro, sia di tempo che di profondità. Nel 1949, la rivista National Geographic stimò che, nei soli Stati Uniti, vi erano ail'incirca 8.000 apneisti praticanti, sebbene non fosse possibile sapere quanti di loro avessero intrapreso questa attività solo per sport. Verso la fine degli anni '60, furono effettuate nuove scoperte quando il subacqueo della U.S. Navy Bob Croft e l'apneista Jacques Mayol raggiunsero la profondità record di oltre 60 metri. Recentemente, l'apnea è stata classificata uno "sport estremo", con molti subacquei che si addestrano per superare i record di profondità e di tempo trattenendo il respiro. Come sport, l'apnea moderna ha esordito nel mondo della subacquea ricreativa attraverso i centri subacquei ed i programmi di base comunemente noti come "skin diving'. Lo skin diving (termine arcaico che tradotto liberamente sarebbe "immersione a pelle nuda"), è la base dell'apnea ed è sinonimo di addestramento di primo livello. Nel corso degli ultimi sei anni l'intera gamma dello sport apneistico, compresa l'ala "estrema" e quella delle competizioni, ha determinato la nascita e lo sviluppo ai numerose agenzie didattiche in grado di offrire un addestramento specifico e la sua relativa certificazione. Tra queste, nel Nord America, le principali sono l'International Association of Free Divers (IAFD), la Specialized Advanced Freediving Enhancement and Reliability
(SAFER) e la Performance Freediving. Un'altra componente che gioca un ruolo primario è l'International Association for thè Development of Apnea (AIDA), l'ente che governa l'apnea a livello mondiale. Sebbene l'AIDA sia un riferimento soprattutto per gli apneisti professionisti ed agonisti, i suoi membri supportano la ricerca sugli aspetti fisici e fisiologici di questo sport, oltre che promuoverne lo sviluppo in modo da poter raggiungere una più vasta fascia di persone. L'AIDA, inoltre, sponsorizza eventi e programmi per dare maggiore impulso a questo sport.

Principi fondamentali: in cosa consiste l'apnea
L'apneista affronta un certo numero di sfide fisiologiche, primo fra tutti gli effetti della pressione dell'acqua sull'aria trattenuta nel torace. Secondo la legge di Boyle, durante la discesa il volume dell'aria intrappolata si riduce ed, in prima approssimazione, questa legge può essere adottata per valutare quanto in profondità il subacqueo si può spingere, basandosi sulla teoria che i polmoni non possono essere compressi oltre il loro volume residuo fvR). Per esempio, supponiamo che il subacqueo abbia una capacità polmonare totale (CPT di O litri ed un VR di I litro, laddove il CVT è il voume polmonare dopo una inspirazione massima ed il VR è il volume polmonare dopo una espirazione massima. Secondo la legge di Boyle, la pressione massima che questo subacqueo potrebbe raggiungere sarebbe di 6 ata, o di 49.5 metri di acqua di mare (msw). Rammentate, per ogni 10 metri di discesa di un subacqueo, il peso della colonna d'acqua sovrastante aumenta di 1 chilogrammo per centimetro quadrato. Così, dalla legge di Boyle, la pressione massima x 1 litro equivale ad 1 ata x 6 litri, (per ulteriori dettagli tecnici su pressione ed immersione. Nella pratica, la cosa è un po' diversa, poiché non è un evento per niente raro raggiungere profondità massime di ben oltre 60 msw. Ciò è reso possibile perché, quando l'aria nei polmoni viene compressa ad un volume inferiore del VR, la pressione dell acqua sul corpo forza il sangue nei vasi capillari dei polmoni. Man mano che il volume di sangue che entra nel torace diventa maggiore, l'aria nei polmoni può essere ulteriormente compressa in volumi minori. (In realtà, non occorre neanche fare un'apnea per convogliare il sangue dai tessuti ai polmoni, in quanto la pressione dell'acqua sulle gambe durante un bagno con la testa fuori dall'acqua già forza circa mezzo litro di sangue nei polmoni). Per raggiungere profondità di oltre 120 msw, dovrebbe essere compresso circa un litro e mezzo ai sangue nei vasi capillari del polmone. Proprio come un qualsiasi pallone, tuttavia, anche i vasi capillari del polmone non possono espandersi indefinitamente e verrebbero seriamente danneggiati da un'immersione troppo profonda, una lesione conosciuta come "compressione polmonare". Un apneista esperto ha spiegato ad un principiante che stava tossendo sangue "i tuoi polmoni devono soltanto abituarsi". Chiaramente, questo significa portare lo sport dell'apnea oltre i limiti di sicurezza. Ogni volta che viene raggiunto un nuovo record di profondità, il margine fra un'immersione sicura e un potenziale grave danno ai polmoni diventa ancora più esiguo.

La durata dell'apnea
La durata dell'interruzione del respiro viene governata dal rapporto tra i livelli di ossigeno e di anidride carbonica, laddove un elevato livello di anidride carbonica (ipercapnia) ed un basso livello di ossigeno (ipossia) nei polmoni si combinano per far nascere la sensazione di asfissia. In realtà, vi sono due ben identificati punti di rottura per cessare lo stato di apnea. Uno, conosciuto come "fisiologico," sopravviene quando i muscoli respiratori del diaframma cominciano a contrarsi involontariamente. Comunemente, infatti, le apneiste Ama Giapponesi e le Haenyo Coreane terminano la loro apnea quando notano queste contrazioni diaframmatiche involontarie. Questa tecnica limita le immersioni a circa un minuto, ma permette di immergersi tutto il giorno senza rischio di ipossia. Le Ama in questo modo si sono immerse in sicurezza per più di 500 anni. Il secondo punto di rottura dell'apnea, noto come "convenzionale," è quello più comune: trattenere il respiro fino a che la sgradevole sensazione di asfissia non diventi intollerabile. Con l'addestramento a trattenere il respiro, un subacqueo può sviluppare una maggior tolleranza ai bassi livelli di ossigeno ed agli elevati livelli di anidride carbonica, ma anche la tolleranza psicologica è un fattore molto importante. Questo era un problema per i nuotatori agonistici negli anni '60, quando gli atleti tentavano ai trarre vantaggio dal trattenere il fiato durante il primo giro con il risultato di sentirsi venir meno e talvolta di annegare
Il super-perfezionamento della propria tolleranza a trattenere il fiato sembra essere sconsigliabile, poiché l'ultimo limite di tolleranza è la perdita di conoscenza. Il modo migliore e più sicuro per aumentare la durata dell'apnea è quello di rilassarsi prima dell'immersione e di fare il minor sforzo possibile mentre ci si immerge, così l'ossigeno dura più a lungo e l'anidride carbonica si accumula lentamente.

La s ìncope in acqua bassa (ipossia da risalita)
La riduzione della pressione che si verifica nel corso della risalita da un immersione in apnea introduce un ulteriore rischio che non è presente durante un'apnea al livello del mare o durante un'immersione poco profonda. Popolarmente nota come "Sincope in acqua bassa", viene meglio descritta dal termine "Ipossia da Risalita". La pressione parziale polmonare dell'ossigeno è la forza motrice che spinge l'ossigeno a diffondersi nel sangue. Durante la discesa e, successivamente sul fondo, la pressione parziale dell'ossigeno rimane abbastanza alta e l'ossigeno può fluire facilmente, per diffusione, dai polmoni al sangue. L'ipos-sìa, quindi, o carenza di ossigeno, non è quasi mai un problema per un subacqueo in profondità. Quello che impone ad un apneista di ritornare in superficie è l'accumulo di anidride carbonica. Quando il subacqueo risale e la pressione diminuisce, anche la pressione parziale dell'ossigeno si riduce, ed essa può diventare così bassa che l'ossigeno, in realtà, refluisce all'indietro, cioè dal sangue verso i polmoni. Questo determina un concreto rischio di perdita di conoscenza: l'ipossia da risalita, in apnea, è stata la causa di molti annegamenti. Il termine "Sincope in acqua bassa" comparve in Inghilterra durante la Seconda Guerra Mondiale, quando i subacquei che utilizzavano l'apparecchiatura ad ossigeno a circuito chiuso perdevano conoscenza senza alcun motivo apparente. Alla fine furono scoperte le varie cause: l'ipossia conseguente ad una inadeguata eliminazione dell'azoto dal ciclo di respirazione, l'intossicazione da anidride carbonica dovuta ad un insufficiente assorbimento dell'anidride carbonica nel circuito e l'avvelenamento da ossigeno legato ad una eccessiva esposizione o alla ritenzione dell'anidride carbonica. Quando negli Stati Uniti l'apnea è diventata più popolare, per descrivere l'ipossia da risalita che si presenta quando si riemerge da un'immersione è stato adottato il termine "shallow-water blackout". Per gli apneisti è d'importanza cruciale sottoporsi ad un adeguato addestramento per poter intervenire su di un compagno che abbia perso conoscenza ed è altrettanto importante assicurarsi che uno o più subacquei di appoggio siano presenti durante le immersioni profonde. Per maggiori informazioni, vedere "La Gestione della Sincope da Risalita " e "La Legge di Dalton delle Pressioni Parziali" a pag.33).

I  rischi dell'iperventilazione
L'iperventilazione può essere un movente che contribuisce al verificarsi dell'ipossia da risalita. Durante la respirazione normale, è l'incremento del livello di anidride carbonica, non l'ipossia, che da l'impulso a respirare. Quando si effettua l'iperventilazione prima dell'immersione si incrementa il livello di ossigeno e si riduce il livello di anidride carbonica, ritardando quella sensazione di asfissia che invoglia a terminare l'apnea. Purtroppo, ciò fa sì che l'ossigeno supplementare venga consumato durante l'apnea prolungata ed il ritorno verso la superficie, così che l'ipossia da risalita diventa ancora più pronunciata e si rende più probabile la perdita di conoscenza. Una buona regola pratica è quella di non fare più di tre o quattro profonde inspirazioni prima di un'immersione in apnea.

La risposta all'immersione
II  riflesso mammifero da immersione, così chiamato perché è una caratteristica manifestata dai delfini, dalle balene e da altri mammiferi acquatici, viene innescato durante l'apnea dalla sospensione del respiro e/o dall'immersione della faccia in acqua fredda. In realtà, questo riflesso è presente anche in altri animali non mammiferi e non acquatici, così che adesso il termine comunemente usato è "risposta all'immersione" (o alla sommersione). La risposta all'immersione è piuttosto debole negli esseri umani e diminuisce con l'età, ma sembra essere considerevolmente più marcata nelle persone che eccellono nell'apnea. La risposta all'immersione svolge un ruolo importante nell'estensione della durata dell'apnea. I suoi componenti principali sono: (a) riduzione della frequenza cardiaca; (b) riduzione della gittata cardiaca; (ci riduzione del flusso di sangue ai muscoli, alla pelle ed agli organi intestinoli; (d) aumento del flusso di sangue al cervello ed al cuore; (e) aumento dei globuli rossi del sangue; e (f) aumento del metabolismo anae-robico (produzione di energia metabolica senza l'impiego di ossigeno). La risposta della frequenza cardiaca non è semplicemente quella di ritardare il regolare battito cardiaco come nei mammiferi acquatici, ma presenta anche alterazioni del ritmo cardiaco, alterazioni che si veri-ficano più frequentemente in acque fredde e nelle persone più anziane. In effetti, le alterazioni del ritmo cardiaco possono rivelarsi di notevole importanza negli infortuni mortali da annegamento degli snorkelisti e dei subacquei più anziani. La risposta all'immersione può essere innescata semplicemente immergendo la faccia in acqua fredda; questo riflesso sembra proteggere dall'annegamento, specialmente i bambini in giovane età che possono esser sommersi accidentalmente. L'aumento del flusso di sangue al cuore ed al cervello convoglia maggiori quantità di ossigeno verso questi organi vitali, mentre la riduzione della gittata e quella del flusso di sangue ai tessuti ed agli organi non vitali consente di far durare più a lungo l'ossigeno. Negli individui con una marcata risposta all'immersione, una riduzione del flusso di sangue ai muscoli causa uno spostamento dal metabolismo aerobico, o dell'impiego di ossigeno per produrre energia, al metabolismo anaerobico, in cui l'energia è prodotta senza consumo di ossigeno (come nel sollevamento pesi o nello sprint dei ciclisti). Questo si rivela un grande vantaggio per l'apneista. Un ulteriore effetto positivo della risposta alla sommersione è la contrazione della milza, che determina il rilascio di globuli rossi nella circolazione sanguigna, aumentando così la capacità del sangue di immagazzinare e di trasportare l'ossigeno. Come per tutti gli sport, anche nell'apnea l'addestramento è importante per migliorare le prestazioni, sia perfezionando le tecniche, sia tramite gli adattamenti fisiologici quali la maggior tolleranza all'asfissia ed una più marcata risposta alla sommersione.

Altri potenziali problemi per gli apneisti
Di seguito sono elencate altre lesioni cui possono andare incontro gli apneisti e cosa si sa di esse:

•  Malattia Da Decompressione (MDD) - Nel corso degli ultimi 40 anni sono stati occasionalmente presentati resoconti inerenti alcuni problemi neurologici -compresi i disturbi sensoriali, motori e visivi - comparsi in apneisti in Australia, Francia, Italia, Giappone, Spagna, Danimarca e nelle isole dell'Oceano Pacifico. La maggior parte di questi problemi si sono risolti spontaneamente o sono stati trattati con successo con la ricompressione, ma ci sono stati alcuni infortuni mortali. Questi eventi sono rari e, conseguentemente, difficili da studiare, ma si pensa siano stati causati dalla MDD. La domanda che a volte ci si pone è se l'apnea effettuata prima o dopo l'immersione con le bombole possa aumentare il rischio di MDD. Teoricamente la risposta è sì, ma quanto possa essere consistente questo aumento non è ancora ben noto e potrebbe dipendere dall'intensità dell'attività apneistica.

•  Narcosi d'Azoto - Gli esperti di apnea Dr. Massimo Ferrigno e Dr. Claes Lundgren ne hanno discusso nel capitolo "Breath-Hold Divina" nella quinta edizione del testo Physiology and Medicine of Diving di Bennett ed Elliott: "Non ci sono informazioni obiettive o  pertinenti che la narcosi d'azoto sia un problema pratico nell'immersione profonda in apnea". La convinzione è che in apnea l'esposizione ad elevate pressioni d'azoto alle grandi profondità sia molto breve, impedendo così la comparsa della narcosi d'azoto. Tuttavia, alcuni ricercatori ritengono che, poiché
•  sintomi caratteristici della narcosi dell'azoto includono l'amnesia, questa possa interessare anche gli apneisti che si spingono a profondità notevoli, solo che essi poi non ricordano che sia successo.
• Barotrauma Polmonare in Risalita - Le probabilità di un barotrauma polmonare nel corso della risalita sono molto ridotte, anche se l'apneista non espira, poiché il volume totale di gas nei polmoni degli apneisti non può essere maggiore, all'arrivo in superficie, di quanto non fosse all'inizio dell'immersione. (Il barotrauma polmonare è una lesione degli alveoli polmonari che può sopraggiungere durante la risalita dopo aver respirato aria compressa durante l'immersione con le bombole. L'aria può così fuoriuscire nell'area intorno al cuore, causando un enfisema mediastinico, nello spazio pleurico fra il polmone e la parete del torace, causando un pneumotorace o nella circolazione sanguigna, causando un'embolia gassosa arteriosa.)

Misure precauzionali di sicurezza
L'apnea è stata praticata in sicurezza per migliaia di anni, allora perché è necessario l'addestramento per praticare l'apnea come sport? Un esperto, Cliff Etzel, direttore e redattore per i media, e precedentemente redattore per l'apnea del sito web Deeper Blue (www.deeperblue.net) ha affermato: "II vero problema è comunicare le informazioni necessarie a capire gli aspetti fisiologici e psicologici di quanto accade quando si pratica l'apnea. Si sono verificati troppi incidenti a causa della carenza di informazioni, o perché le informazioni disponibili non sono state impartite correttamente o addirittura fornite". "Il fatto di aver seguito un corso di apnea ufficialmente riconosciuto non significa che si ha questo sport sotto controllo, si riscontra quindi l'esigenza di impartire le informazioni e le tecniche che possano permettere agli apneisti di praticare quest'attività nel modo più sicuro possibile. L'ignoranza, in questo sport, è la causa principale degli incidenti mortali. Attraverso un maggior risalto dato alla salvaguardia della sicurezza, possiamo fare il possibile per rendere l'apnea uno sport più sicuro". Per quanto concerne le differenze esistenti tra le varie agenzie di certificazione, essendo stato brevettato sia dalla IAFD che dalla SAFER, Etzel sostiene che: "Le informazioni e le istruzioni impartite sono molto simili. La differenza consiste solo nella metodologia d'insegnamento." Secondo Etzel, la SAFER ha "una metodica di insegnamento molto più alla mano," proprio come lui preferisce. La IAFD richiede ai propri allievi di utilizzare una maschera ed uno snorkel con un profilo basso, pinne da apnea (con una pala della lunghezza minima di 55 centimetri), protezione termica idonea, profondi-metro digitale (elettronico), cintura di zavorra con i pesi ed un orologio o un cronometro subacqueo. Gli istruttori della IAFD devono avere lo stesso equipaggiamento ed inoltre: una cima di discesa dotata ai galleggiante, indumenti specificatamente contrassegnati, guanti, pinne con la pala arancione, cassetta ai pronto soccorso, kit a ossigeno e parti di ricambio per maschera, snorkel e pinne. Al ai fuori dei corsi, nessuno è obbligato ad avere questo tipo di equipaggiamento e può dotarsi di ciò che più gli aggrada. Cosa dovrebbero fare gli apneisti per praticare questo sport nel modo più sicuro possibile? "La risposta a questa domanda non è semplice", ha detto Etzel. "Quando ho cominciato a praticare l'apnea c'erano a mala pena le informazioni inerenti le adeguate metodiche d'addestramento e le conoscenze ai ciò che accade sotto il profilo fisiologico e psicologico. Andando all'indietro nel tempo mi ricordo di aver eseguito certi esercizi e di aver applicato tecniche che adesso non applicherei più, da quando sono diventato un istruttore. "Ritengo fortemente che un adeguato addestramento giochi il ruolo più importante nel cominciare a praticare questo sport in sicurezza. Gli apneisti devono inoltre essere in buone condizioni fisiche ed, in primo luogo, devono domandarsi perché essi vogliono veramente praticare l'apnea". Malgrado ciò alcune persone che si immergevano in apnea, così come d'altronde accade anche nella pratica dell'attività subacquea con le bombole, hanno avuto un incidente fatale pur seguendo tutte le precauzioni precedentemente elencate. Glennon Gingo, presidente dell'AlDA-USA ed esperto di attività acquatiche, condivide l'enfasi di Etzel sulle norme di sicurezza. Gingo, inoltre, afferma che le esercitazioni per l'apnea si basano su quelle valide anche per il nuoto e per lo skin diving e che queste esercitazioni pratiche non dovrebbero essere trascurate, soprattutto prima di intraprendere l'attività di apnea avanzata. Molte agenzie didattiche subacquee, compresa l'YM-CA, offrono un programma completo di skin diver che getta le basi per la comprensione di tutti gli aspetti ad esso inerenti, in particolar modo per quel che concerne la sicurezza. Gingo suggerisce il libro "Freedi-vel", scritto da Terry Maas e David Sipperly, come lettura di base per tutte le attività in apnea. Gingo ha anche aggiunto che l'AIDA-USA ha in progetto di collaborare per lo sviluppo del materiale didattico per questo sport e di continuare a sostenere i subacquei professionisti e militari. Cosa Sappiamo degli Incidenti Fatali in Apnea Sebbene sia maggiormente incentrato sui dati inerenti alla subacquea ricreativa, il DAN nei suoi rapporti relativi agli incidenti fatali annui che riguardano gli Stati Uniti ed il Canada, include anche gli incidenti mortali occorsi in apnea. Nel periodo relativo agli anni 1997-2002, il DAN ha registrato 92 casi che hanno visto coinvolti apneisti, con un minimo di otto casi mortali avvenuti nel 1999 ed un massimo di 22 casi nel 1998. È difficile, se non proprio impossibile, comparare il numero di incidenti fatali capitati in apnea rispetto al numero totale degli apneisti praticanti. Come ha fatto notare Etzel, "Per quanto ne sappia, non c'è alcun modo per contare accuratamente il numero di apneisti brevettati; [ si è ] ancora. . . troppo ai primordi per quanto concerne la standardizzazione dei principi e delle tecniche d'insegnamento di questo sport, e. . . molte persone praticano l'apnea senza aver mai conseguito alcun tipo di brevetto." Gingo fa inoltre notare che la maggior parte degli apneisti non ha mai seguito un corso ai addestramento convenzionale e che in molti casi sia riluttante a partecipare ad un corso poiché prevale l'atteggiamento secondo il quale essi hanno imparato coni applicazione pratica e non hanno mai avuto alcun problema. "Attualmente molto di quello che si sta insegnando e di come lo si sta insegnando è stato preso in prestito dalle agenzie didattiche subacquee. L'unico modo per sapere realmente quanti apneisti certificati ci sono è quello di contattare quelle poche agenzie didattiche che forniscono un qualche tipo di brevetto per vedere quanti apneisti hanno certificato finora." Etzel ha aggiunto che, in America, c'è un ostacolo all'insegnamento dell'apnea. "Il problema è che l'assicurazione di responsabilità civile per questo sport al momento non esiste, almeno qui in America. L'assicurazione non è un problema solo se un istruttore di apnea è già certificato come istruttore subacqueo. Questo sport è ancora relativamente agli albori e pertanto gli assicuratori sono molto titubanti a fornire l'assicurazione di responsabilità, poiché su questo sport non sono disponibili informazioni sufficienti."

Raccomandazioni per immergersi in apnea in sicurezza
Molti dei suggerimenti sono gli stessi di quelli già noti per le immersioni subacquee con l'impiego delle bombole.

•  Immergetevi entro i vostri limiti,
•  Programmate l'immersione ed immergetevi secondo il programma stabilito,
•  Per determinare se sia sicuro immergersi in un certo luogo ad una determinata ora, informatevi sulle condizioni meteo ed ambientali,
•  Riposatevi tra un'immersione e l'altra (ma, a differenza della subacquea con le bombole, gli intervalli minimi di superficie suggeriti vanno dai tre ai cinque minuti tra un'apnea e quella successiva).
Inoltre, programmate di:
•   Sottoporvi ad un adeguato addestramento. Non imparate solo come fare apnea, ma studiate anche le regole di base della sicurezza in acqua e le tecniche di salvamento. Partecipate a corsi di RCP (Rianimazione Cardio-Polmonare), di Pronto Soccorso e di Pronto Soccorso con Ossigeno per le Emergenze Acquatiche. Il vostro istruttore locale o il DAN potranno segnalarvi i corsi da seguire nella vostra zona.
•  Abbiate almeno un compagno di immersioni, preferibilmente in superficie e pronto ad immergersi per aiutarvi in caso di bisogno. Siate sempre consapevoli di dove sia il vostro compagno/a e delle condizioni nelle quali si trova.
•  Utilizzate un galleggiante ed una cima per poter aiutare un subacqueo stanco o chi si trovi in difficoltà in superficie.
•  Evitate un'eccessiva iperventilazione facendo non più di tre o quattro inspirazioni lente e profonde prima di trattenere il respiro e di immergervi.
•  Stabilite un assetto positivo negli ultimi 10 metri/33 piedi dalla superficie. (Ricordatevi che, in caso d'emergenza, la cintura di zavorra dovrebbe sempre essere considerata come una parte dell'attrezzatura sacrificabile).
E, come sempre, se vi capita un'emergenza mentre praticate l'apnea, chiamate la DAN Europe 24-Hour Diving Emergency Hotline (Centrale d'Allarme del DAN Europe) al numero +39 Oó 4211 8685. Vogliamo aiutare gli apneisti ed i subacquei a divertirsi con il proprio sport con la maggior sicurezza e benessere possibile.

Le varie tipologie di apnea
Come nella subacquea, vi sono diverse classificazioni anche per gli apneisti, e diversi livelli all'interno di ciascuna categoria. Tutte le categorie dell'apnea agonistica erano state suddivise in acqua dolce ed in acqua di mare, a causa delle differenze di assetto.
L'Associazione Intemazionale per lo Sviluppo dell'Apnea (AIDAJ, ha però revocato questa ultima distinzione nel dicembre del 200 ì. L'Assetto Costante - il subacqueo deve scendere e risalire pinneggiando senza alcun aiuto. Il subacqueo può indossare una cintura di zavorra, ma la stessa quantità di pesi utilizzata per la discesa deve essere riportata in superficie.
L'Immersione Libera - II subacqueo deve scendere e risalire con l'ausilio di una cima. Si può indossare la zavorra, ma essendo questa una semplice variazione della categoria Assetto Costante, il subacqueo deve tornare in superficie con la stessa quantità ai peso utilizzata per la discesa. Non possono essere utilizzate pinne.
L'Assetto Variabile - II subacqueo scende tenendosi aggrappato ad una slitta zavorrata (con una zavorra che può arrivare fino ad un terzo del suo peso corporeo] e deve tornare in superficie con i propri mezzi, sia pinneggiando che/o tirandosi su con la cima, sia con una combinazione di entrambi. No Limits (Nessun limite) - II subacqueo scende tenendosi aggrappato ad una slitta zavorrata e torna in superficie usando un pallone elevatore gonfiato in profondità dal subacqueo stesso. Una volta giunto sul fondo, il subacqueo deve staccare il pallone elevatore dalla slitta dalla parte zavorrata e gonfiare il pallone aprendo la valvola della bombola. La velocita di discesa è di circa sette piedi (quasi 2 metri e 15 cen-timetri) al secondo. Questa è la categoria più profonda di apnea, che coinvolge pochissimo sforzo fisico, ma che prevede una quantità enorme di controllo mentale. La capacità di compensare rapidamente, efficacemente ed a grande profondità è di importanza fondamentale.
Apnea Dinamica - Questa categoria è divisa in due, con o senza l'impiego di pinne. Si tratta di nuoto subacqueo su distanza.
Apnea Statica - II subacqueo trattiene il respiro tenendo la faccia rivolta in basso in una piscina. L'International Association of Free Divers (IAFD) registra anche un'altra categoria, il Tandem. Direttamente collegata con la categoria No Limits, la squadra di Tandem consiste in un pilota o in un subacqueo che controlla e che è responsabile della discesa, della velocità e di tutte le azioni connesse ed, al suo fianco, un compagno subacqueo in grado di reagire come un tutt'uno. La preparazione eia coordinazione tra loro è di importanza cruciale nelle sessioni di addestramento.
Fonti:
www. freedivers.com
www. iafdusa. com/levels.htm

La legge di Dalton delle pressioni parziali
La pressione assoluta, sott'acqua, è data dalla somma della pressione atmosferica, che è di una atmosfera jatmj e dalla pressione dovuta alla colonna d'acqua cne è sopra al subacqueo ( 1 atmosfera per ogni 10 metri di acqua di mare msw) di profondità). Quindi, la pressione assoluta al ivello del mare è di 1  ata (atmosfere assolute), a 10 metri è di 2 ata, ed a 20 metri è uguale a 3 ata. L'aria compressa che respira un subacqueo è composta approssimativamente dal 21 per cento di ossigeno e dal 79 per cento di azoto; qualunque sia la pressione assoluta, il 2  per cento del gas respirato dal subacqueo è composto da ossigeno ed il 79 per cento da azoto. Queste sono le pressioni parziali dell'ossigeno e dell'azoto e la loro somma dà la pressione assoluta. Al livello del mare, la pressione parziale dell'ossigeno (PO2) è di 0.21 atmosfere e la pressione parziale dell'azoto (PN2) è di 0.79 atmosfere. Quindi, alla profondità di 10 metri (msw) la PO2 sarà di 0.42 atmosfere e la PN2 di 1.58 atmosfere, a 20 metri (msw) ,la PO2 sarà di 0.63 atmosfere e la PN2 di 2.37 atmosfere. Di conseguenza, allorché un subacqueo si avvicina alla superficie, la PO2 diminuisce. Un subacqueo avrà abbondanza di ossigeno nell'aria della sua bombola, ma un apneista metabolizza ("brucia") l'ossigeno presente nei suoi polmoni mentre in è profondità. La velocità alla quale viene consumato l'ossigeno aumenta con l'esercizio e con la riduzione della temperatura dell'acqua, ma non è influenzata dalla pressione. La velocità di metabolizzazione in profondità, quindi, è determinata soltanto dal livello di esercizio cui ci si sottopone e dalla temperatura dell'acqua. L'immersione in apnea con l'impiego dell'ossigeno può essere in grado di prevenire l'ipossia, ma può causare perdita ai coscienza a causa dell'intossicazione da anidride carbonica. Questo è proprio ciò che è accaduto nel corso degli studi effettuati presso il Centro Medico della Dufe University. Inoltre, durante l'immersione profonda in apnea con 'impiego dell'ossigeno, c'è la possibilità di andare incontro alla tossicità da ossigeno [convulsioni]). Supponete, per esempio, che un apneista si sia immerso in mare a 20 metri di profondità (dove la pressione assoluta è di 3 ata) abbastanza a lungo da ridurre la percentuale d'ossigeno nei suoi polmoni dal 21 al 10 per cento. Ciò significa che la pressione parziale dell'ossigeno diventa di 0.3 atmosfere (il 10 per cento di 3 ata) invece di 0.63 atmosfere (il 21 per cento di 3 ata).
Una pressione parziale d'ossigeno di 0.3 atmosfere è perfettamente sicura, ma quando il subacqueo risale a 10 msw di profondità la pressione parziale dell'ossigeno scende a 0.2 atmosfere (il 10 per cento di 2 ata). Quando sta per qiunqere in superficie, al livello  del mare, la pressione parziale dell ossigeno sarà soltanto di 0.1 atmosfere (il 10 per cento di 1 ata) ed il  subacqueo risentirà degli effetti dell'ipossia, o della bassa pressione parziale dell'ossigeno. Un respiro di aria fresca risolverà l'ipossia, ma se il subacqueo avesse iniziato la risalita da 20 metri con molto meno del 10 per cento d'ossigeno nei polmoni, il risultato probabilmente sarebbe stato la perdita di coscienza mentre era ancora sott'acqua.

La gestione della sincope in risalita
Ciò che segue è un adattamento tratto da "Rescue Pro-cedures for Freediver Blackout" (Procedure di Soccorso per la Sincope degli Apneistij di Cliff Etzel, pubblicato sul sito Web Deeper Blue (www.deeper-blue.net), con informazioni e note supplementari di Glennon Gingo dellAIDA-USA e dell'YMCA. Sebbene vi siano diversi segni e sintomi nella sincope, un compagno di immersioni o una persona di supporto in superficie che non abbia esperienza di questa sindrome subacquea potrebbe non identificare immediatamente ciò che accade. Nel momento in cui si presentano i sintomi della sincope, per il subacqueo che sta risalendo, solitamente è già troppo tardi ed il subacqueo perde conoscenza subito dopo. Per il compagno di immersioni o per la persona di supporto in superficie l'attenta osservazione dei segni premonitori è fondamentale per la riuscita del salvataggio. Essi sono i seguenti:
•  II subacqueo smette di nuotare senza nessun motivo apparente;
•  Le gambe cessano di pinneggiare;
•  Gli occhi possono roteare all'indietro o chiudersi, mentre il subacqueo/a perde conoscenza;
•  La testa può piegarsi su di un lato o cadere sul torace;
•  II subacqueo comincia ad affondare; e
•    Possono sopraggiungere convulsioni o spasmi muscolari.

Un subacqueo in preda ad una sincope, nel momento in cui viene soccorso in superficie, può riprendere conoscenza entro pochi istanti. Tuttavia, mentre è ancora privo di coscienza sott'acqua, può diventare una potenziale vittima di annegamento. Mentre il subacqueo privo di sensi affonda, ha perso la maggior parte del controllo volontario del proprio corpo, ma possiede ancora quei riflessi difensivi che contribuiscono all'assistenza nel processo di soccorso. Ogni apneista dovrebbe immergersi con un compagno che si mantiene sempre ben ventilato, o quanto meno che non sia a corto di fiato mentre osserva dalla superficie il proprio compagno/a di immersioni. In tal modo, il compagno può essere pronto ad intervenire nel caso un'emergenza richieda il suo intervento. Appena il partner dalla superficie ravvisa che il suo compagno/a di immersioni è in crisi, bisogna che abbia ben chiaro in mente come intervenire. Il soccorritore deve fare alcuni respiri profondi, o ventilazioni, per poter intervenire nel soccorso di un subacqueo in stato di incoscienza. Grazie alla risposta naturale del corpo all'ipossia, quando si assiste un subacqueo privo di sensi, le cure dovrebbero essere intraprese una volta tornati in superficie. Il soccorritore non dovrebbe spaventare o esasperare le condizioni del subacqueo privo di sensi, magari schiaffeggiandolo; ciò potrebbe prolungare lo stato di torpore. In superficie dovrebbero invece essere prestate le seguenti cure*:
1) La testa del subacqueo in stato di incoscienza dovrebbe essere sorretta, poggiando la testa ed il collo su di un supporto. Una metodica di soccorso molto comune è la posizione chiamata Do-Si-Do (Per la descrizione di questo metodo vedere qualsiasi testo di salvamento in mare o di soccorso subacqueo). Nota: In questo frangente, qualsiasi dispositivo di galleggiamento, come una piattaforma galleggiante in superficie o il "giardinetto" di poppa di un'imbarcazione potrebbe essere di qrande aiuto. Le tavolette o i tubi qalleqqianti di soccorso sono i dispositivi di sicurezza ideali e sono comunemente impiegati dagli apneisti e dai pescatori subacquei come sostegni in superficie e per poter poggiare il pesce appena pescato.
2) E molto importante parlare a voce alta, mentre si mantengono le vie aeree pervie, poiché lo stimolo auditivo del sentire una voce forte può aiutare a rianimare il subacqueo infortunato.
3) Se il subacqueo infortunato non ricomincia a respirare e rimane privo di sensi, bisogna immediatamente passare al punto n. 4 e, se possibile, mettersi in contatto con lo SME. Se il subacqueo/a riprende conoscenza, deve essere monitorato/a molto attentamente finché non sopraggiunge lo SME a fornire ulteriori cure.
4)  Mentre si mantiene uno stretto contatto con il subacqueo in stato di incoscienza, occorre rimuovere la sua maschera e valutare l'ABC come in una RCP standard, cominciando a controllare se le vie respiratorie sono aperte e, successivamente, verificare se c'è respirazione in atto, mentre si presta molta attenzione alle vie respiratorie per evitare che l'acqua possa entrare nella bocca o nel naso dell'infortunato. Nota: Se il soccorritore indossa la maschera, potrebbe essere necessario rimuoverla per effettuare una efficace respirazione assistita nel caso che il subacqueo infortunato si trovi in arresto respiratorio.
5)  Sebbene mentre ci si trova ancora in acqua non si possa effettuare la RCP, durante la fase di valutazione (ABC) dovrebbe essere comunque controllato il polso, per prepararsi alla rimozione dall'acqua e poter dare inizio alla RCP su di una superficie rigida. L'ossigeno dovrebbe essere fornito assieme alla respirazione assistita ed alla RCP. [ Nota dell'Editore: Nelle nuove linee-guida ERC pubblicate nel 2005, non è più consigliato il controllo del polso da parte di soccorritori non professionisti durante la fase di valutazione (ABC)]
6) Non interrompere il soccorso finché non giunga un altro soccorritore, lo SME, o finché il subacqueo infortunato non riprenda a respirare autonomamente. Per il salvataggio di un subacqueo sommerso occorre la massima velocità nel riportare il subacqueo in superficie. Un contatto stretto ed energico con il subacqueo privo di sensi è importante mentre lo si trasporta in superficie con il metodo che è comunemente noto o come presa per l'ascella (una mano tenuta saldamente sotto l'ascella come punto di tenuta) o come presa per entrambe le ascelle, trasportandolo da dietro e con entrambe le ascelle come punti di tenuta. Il riportare il subacqueo alla superficie è la prima priorità. Successivamente bisogna seguire le stesse procedure messe in atto con un subacqueo privo di sensi in superficie. L'addestramento nelle tecniche di sicurezza e salvamento in acqua e le relative certificazioni sono una risorsa inestimabile per qualsiasi subacqueo. Per vedere quali sono i programmi di sicurezza messi a disposizione dal DAN, visitate il sito Web del DAN Europe all'indirizzo www.daneurope.org.
* Ricordate che i segni di una sincope potrebbero essere alquanto indefinibili quando il subacqueo riemerge. Ciò potrebbe determinare un ritardo nel soccorso, specialmente se il subacqueo è in grado di segnalare l'OK prima di perdere i sensi.

Fonti
www.aidausa.org
www. freediver. net
www. DeeperBlue. net
www. divesafer. com
www. freedivers. com
www.performancefreediving.com

Ferrigno, Massimo e Claes E. Lundgren. "Breath-Hold Dìving",
pp. 153-180, in Physiology and Medicine of Diving di Bennett ed Elliott (5° ed.) New York: Saunders, 2003.
Maas, Terry e David Sipperly. Freedive! Ventura, Calif. : Bluewater Freedivers, 1998.

 

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