Immersioni con Embolina

Lupetto

Coordinate: N 45° 59' 02.4'' E 9° 17' 40.5''

Al termine del  cavo d'ancora troveremo un fondale roccioso portiamoci verso il largo, il pianoro di roccia terminerà bruscamente attorno ai 18-20 metri per lasciare posto a una bella parete. Raggiungendo una batimetria di 48-50 metri  la stessa profondità dell'autocarro ci dirigeremo in direzione di Lecco. Dopo qualche minuto di pinneggiata la parete si trasformerà il Lupetto in un ampio canalone, dapprima vedremo rottami metallici sparsi sul fondo poi non potrà sfuggire alla nostra attenzione il camion. È ancora in buone condizioni con le ruote appoggiate al fondo e il muso rivolto alla parete, nella parte posteriore è presente una rete da pesca abbandonata. Appresso si potranno notare dei tubi di plastica di varie dimensioni, vedendoli capiremo che il nostro obbiettivo è ormai stato raggiunto. A profondità maggiori il fondo sassoso cede il posto all'onnipresente fango. Il ritorno avverrà, volendo, a quote minori dove a una profondità di 28-30 metri si potrà notare un grosso foro orizzontale nella parete, una volta ostruito da rottami ora pulito dal Valtellina sub, nella nicchia è stato posto un simpatico presepe.
Tempo addietro è stata messa da ignoti sub una catena che partendo dal camion porta dritto dritto alla natività. Un sentito grazie da parte di tutti noi.

 

punto d'immersione
alla base di questa parete il lupetto





una Chappy production
by Oscar Corna

realizzato da Oscar
02/02/2013

realizzato da Pier
22/09/2007
realizzato da
c. m. videosystem


Scoglio

Coordinate: N 45° 58' 42.6'' E 9° 17' 47.8''

"Lo scoglio", nome riportato da alcune cartine, si trova a poche centinaia di metri dal sito dell'immersione precedente,"Lupetto" in direzione di Lierna davanti a una casa bassa,di colore bianco, in riva al lago in una piccola insenatura ha inizio la nostra discesa. Il fondo in questo tratto scende graduale senza grossi salti, mantenendo la parete alla sinistra dopo alcuni minuti di pinneggiata la parete si fa via via verticale per poi raggiungere profondità notevoli. Il colore della roccia è chiaro, spaccature si possono vedere un po' a tutte le quote, mantenendo una quota di -70 metri ci si imbatterà in una grossa rete abbandonata, che impigliata nella parete scende perfettamente tesa e inclinata verso il largo. Mantenendoci a questa quota se la visibilità ce lo consente dovremmo notare una grossa rientranza dal tetto piatto lungo svariati metri. Attenzione se vogliamo raggiungerla dovremo scendere ancora qualche metro. Immersione, inutile dirlo solo per sommozzatori provetti in grado di gestire al meglio l'intera immersione. Sono visibili in pochi metri d'acqua sulla strada del ritorno dei grossi buchi nella roccia, all'interno è sempre presente del pesce.

la parete
sotto questa punta inizia una bella parete

 

Scoglio sud

Coordinate: N 45° 58' 28.6'' E 9° 17' 49.8''

Dalla parte opposta, in direzione sud è possibile efettuare un'altra bella immersione. Scoperta casualmente nei primi giorni di febbraio 2009 appena in acqua abbiamo incontrato numerosi gamberi, scambiati per un primo momento per i gamberi d'acqua dolce che una volta vivevano in abbondanza nei nostri corsi d'acqua l'Austropatamobius pallipes italicus, quasi scomparsi ai giorni nostri per l'inquinamento e la caccia spietata datascoglio sud loro. In seguito abbiamo appurato che si tratta di una specie importata dagli Stati Uniti, l'Orconectes limosus chiamato più semplicemente gambero americano già avvistato anni fa nel lago di Lugano. Il fondale si presenta nei primi metri fangoso con dei massi isolati, verso il largo la parete scende a 50 metri circa mantenendosi a questa quota per un tratto per poi precipitare a profondità che superano tranquillamente i 100 metri. La roccia calcarea presenta anfratti di varia misura alcuni molto suggestivi, alla base della parete altri gamberi abbiamo incontrato così come a quota decompressiva stupendoci non poco, questa zona è stata scelta a quanto sembra quale residenza dei crostacei forse è una zona poco frequentata con acqua pulita abitat ideale per i gamberi. L'ormeggio della barca non presenta grosse difficoltà, gettare l'àncora non troppo distanti da riva in caso contrario preparatevi a filare molta cima col successivo, faticoso recupero al termine dell'immersione. Siamo tornati ancora in questa zona, i gamberi erano sempre presenti, non nello stesso numero della prima immersione, sicuramente erano al riparo nelle loro tane.

 

 

 

Galleria di Olcio

Coordinate: N 45° 56' 39.5'' E 9° 18' 29.7''

Scesi sul fondo seguendo il cavo d'ancora ci troveremo su una franata, creatasi con il materiale estratto per la costruzione della galleria. Muoviamoci avendo la costa Picconatorealla nostra destra, portandoci a -50 metri incontreremo dopo alcuni minuti un vecchio calesse in discrete condizioni. Ma la zona migliore per sperare di trovare qualcosa è a quote inferiori tra la breve spiaggia e il calesse, qui a una profondità compresa tra i 40-20 metri alla base della parete, con un po' di fortuna si trova del materiale dell'esercito tedesco passato su questa strada durante la ritirata nella seconda guerra mondiale con direzione nord. Baionette,- vedi foto sopra - attrezzi vari, sono ancora presenti. I pezzi migliori sono quelli nascosti sotto il fango, perché grazie a esso sono generalmente in buone condizioni. Anni addietro abbiamo trovato e recuperato un piccolo generatore da campo, di produzione tedesca, era in pessime condizioni ma al suo interno abbiamo rinvenuto un piccola scatola metallica contenente guarnizioni, viti, tutto quello che serviva per una veloce riparazione e non sembrerà vero, addirittura alcuni fogli con le istruzioni d'uso. Nel mese di luglio 2003 ebbe inizio operazione 1945, tutto nel più rigoroso riserbo e solamente a operazioni concluse la Calessenotizia sarebbe stata divulgata. Un gruppo di sub con didattica P.S.A. iniziarono a esplorare sistematicamente i fondali spingendosi a una profondità di -140 metri, lo scopo di queste immersioni era il ritrovamento di mezzi militari tedeschi che a detta di testimoni oculari furono gettati in acqua dalle aperture della galleria per agevolare la ritirata. Purtroppo non è stato trovato nulla che potesse confermare questo episodio, sarebbe bello proseguire le ricerche ma le alte profondità rendono per ora solo un sogno il proseguo delle immersioni, forse in futuro con altri mezzi di ricerca il lago finirà per restituirci qualcosa. Altre informazioni a questa pagina.
Foto sopra:
ritrovamento di un piccone forse utilizzato per i lavori in galleria.

 

 


realizzato da Pier 31/10/2008

realizzato da c. m. videosystem 11/12/2004

 

le gallerie di Olcio
il muro di sostegno della vecchia strada


pistola Beretta
Fodero e pistola Beretta


Al momento dell'armistizio, nel settembre 1943, le forze armate tedesche in Italia divennero forze d'occupazione. Oltre 600.000 soldati italiani furono disarmati dai militari tedeschi, con il risultato di ingenti quantitativi di armi requisite. La città di Gardone e la fabbrica Beretta vennero immediatamente poste sotto il controllo nazista. Il 28 settembre 1943, Mussolini fondava la Repubblica sociale italiana nell'Italia del Nord. La produzione dei modelli 34 e 35 continuò fino alla fine della guerra (nel 1945) con una varietà di marchi per le forze armate della Rsi e per gli occupanti tedeschi. Gli esemplari della modello 35, con numeri di serie da 504.865 a 612.442, recano quasi tutti il punzone di accettazione tedesco: WaA 162. Gli esemplari costruiti tra il 1943 e il 1944 recano la dicitura con il nome della fabbrica e il calibro mentre gli esemplari prodotti nel 1945 (con numeri di serie superiori a 600.000) hanno il lato sinistro del carrello completamente liscio e una finitura fosfatata grigia. Le pistole marcate 4UT sono state identificate come modelli accettati dall'esercito tedesco. Una piccola quantità di M35 fu prodotta nel 1944 dalla ditta Armaguerra. Tali pistole hanno una finitura fosfatata e recano la dicitura: "pistola Beretta cal. 7,65 M35 S.A. Armaguerra-Cremona 1944". I numeri di serie, di cinque cifre, sono preceduti dalla lettera "G". Sul modello 34, i numeri di serie seguiti dalle doppie lettere AA o BB indicano gli esemplari prodotti per i tedeschi dal 1943 al 1945. Tali numeri vanno da 0001AA al 999AA e da 0001BB a 9803BB (aprile 1945). La produzione di M34 fu quindi di circa 19.000 esemplari nei tre anni di occupazione. Molti di questi esemplari recano l'iscrizione completa: "P. Beretta-Cal. 9 corto-M34 brevettata, Gardone VT, 1944", altre hanno il carrello senza iscrizioni. Pochissime recano la sigla 4UT. Alcune pistole modello 34 e 35 prodotte per il mercato civile (commerciale) furono utilizzate anche dai militari tedeschi. Tali armi erano commercializzate, in Germania, dalla ditta Geco che imprimeva il proprio punzone sul lato destro.
La pistola Beretta modello 34 fu prodotta, limitatamente al 1941, per l'esportazione in Romania, nazione all'epoca alleata dell'Italia. L'unica identificazione è la parola romena "scurt" al posto dell'italiana "corto". Queste pistole hanno una numerazione di serie separata rispetto alle Beretta militari del regio esercito. Ne furono prodotte circa 37.000 e i numeri di serie vanno da 1 a 37.000. Anche sulla M34 contratto rumeno si possono rinvenire i punzoni di accettazione tedesca WaA 162. Un modello di M34 molto raro è quello con punzoni finlandesi. La Finlandia, tra le due guerre, acquistò molte pistole sia tedesche sia italiane, tra cui le Beretta M34 e M35. Circa 500 Beretta vennero destinate ai Corpi di difesa finlandesi: sono quasi tutti modelli prodotti tra il 1941 e il 1943 e recano sigle come "Sky 0324" (quartier generale della difesa). Alcune recano un punzone rettangolare con le lettere SA.
articolo tratto dal mensile armi e tiro

 

 

Le baionette che appaiono nella foto sotto sono da sinistra a destra: baionetta a spiedo detta anche alla Vauban, veniva montata sul fucile Vetterli Mod. 1860 per fanteria. Queste baionette hanno la triste caratteristica di produrre ferite lacerate difficili da rimarginare, oltre ad avere una facile penetrazione. La seconda è sempre per il fucile Vetterli, ma Mod. 1870 diverso per il sistema di fissaggio della baionetta. Questo tipo viene denominato sciabola baionetta, da notare che fino agli anni venti questa baionetta restò in uso alla polizia come sfollagente, infatti all'epoca erano conosciute le piattonate ovvero colpi dati di piatto con la baionetta per calmare le intemperanze degli ubriachi o nelle retate delle prostitute, c'è una canzone popolare milanese che racconta la morte di una prostituta colpita troppo violentemente da uno sbirro con una piattonata. La terza è la baionetta tedesca M 84/98, una baionetta che ha seguito il fante tedesco dalle trincee della Somme fino alla caduta di Berlino, prima del 1937 l'impugnatura era in legno, dopo il bachelite e a parte la qualità della prodizione direttamente proporzionale alle vicende belliche è l'unica differenza in più di trent'anni di produzione, da osservare che sulla guardia non è presente la ghiera di fissaggio alla canna in quanto l'attacco è garantito da un perno parallelo alla stessa che si inserisce bloccandosi nell'impugnatura della baionetta.

Baionette